Matrimoni gay anche in Chiesa. È la proposta di David Cameron

A sorpresa il primo ministro inglese riapre sulle nozze omosessuali. Il disegno di legge prevede il “sì” gay anche in Chiesa, a partire dal 2014. Prevedibile spaccamento in due del parlamento: in molti non ci stanno. Cameron fa finta di rassicurare: se una chiesa, una sinagoga o una moschea non vorranno celebrarli “non sarà in nessun modo obbligata a farlo”.
David Davies, dello stesso partito di Cameron, ha definito la proposta “completamente folle” per aver ceduto alle pressioni dei gruppi di difesa degli omosessuali.
Ampio dibattito sul tema. Riportiamo alcuni articoli di contesto e opinione.

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8 dicembre 2012
Matrimoni gay, la Gran Bretagna dice sì alle celebrazioni anche in chiesa

Nella proposta di legge, appoggiata da Cameron e al voto in Parlamento nel nuovo anno, è stata inserita la possibilità di sposarsi nei luoghi di culto. E negli Stati Uniti la Corte Suprema decide per la prima volta di intervenire sulla questione.

La Gran Bretagna ha deciso: le nozze gay saranno ufficialmente riconosciute dalla legge. E non solo: le coppie potranno pronunciare il fatidico ‘sì’ anche in chiesa. Il governo non ha voluto accogliere gli appelli dei vertici più tradizionalisti delle varie confessioni e ha mandato un chiaro segnale ad alcuni parlamentari conservatori, da tempo schierati per il no. Si preannuncia quindi battaglia in parlamento sul testo che verrà sottoposto al vaglio dei deputati all’inizio del nuovo anno e potrebbe diventare legge ed entrare in vigore all’inizio del 2014.

Il primo ministro conservatore, David Cameron, ha difeso strenuamente il testo: “Sono un grande sostenitore dell’istituzione del matrimonio e non voglio che le persone gay ne siano escluse”, ha detto, sottolineando che la legge, se approvata, non obbligherà le istituzioni a celebrare matrimoni tra persone dello stesso sesso: “Se ci sarà una chiesa, una sinagoga o una moschea che non vorrà ospitare un matrimonio gay, non sarà in nessun modo obbligata a farlo”. L’iniziativa del governo è stata accolta con entusiasmo dalle associazioni gay britanniche, ma il tema è destinato a sollevare non poche polemiche: su questo argomento la chiesa d’Inghilterra, legata a doppio filo allo Stato, rischia profonde divisioni al suo interno, che potrebbero portare a nuove scissioni.

Il tema delle nozze gay è di stretta attualità anche oltreoceano. La Corte suprema degli Stati Uniti ha deciso per la prima volta nella storia di intervenire sulla questione, finora di competenza esclusiva dei singoli Stati. Due i ricorsi che i giudici supremi hanno deciso di accogliere: il primo riguarda una sentenza della corte di appello federale di San Francisco, secondo la quale uno Stato non ha il diritto di togliere i diritti acquisiti dalle coppie gay sposate. E’ quello che lo Stato della California ha fatto con la ‘Proposition 8‘, una legge varata nel 2008 con un referendum, che vieta il matrimonio tra persone dello stesso sesso, fino ad allora garantito dalla Corte suprema del ‘Golden State’. Il secondo ricorso riguarda il ‘Defense of Marriage Act‘, la legge federale introdotta nel 1996 sotto la presidenza di Bill Clinton che dà una definizione tradizionale del matrimonio, restringendolo a quello tra uomo e donna. Una legge ritenuta discriminante nei confronti delle coppie omosessuali. La Corte Suprema dovrà stabilire se il Congresso ha il potere di privare le coppie gay sposate dei diritti di cui godono le coppie etero: una clausola del ‘Defense of Marriage Act’, infatti, limita una serie di benefici sanitari, previdenziali e fiscali solo alle coppie sposate uomo-donna.

La maggioranza dei ‘vecchi saggi’ componenti la Corte è di estrazione conservatrice. Cinque giudici su nove sono di nomina repubblicana: due scelti da Ronald Reagan (Antonin Scalia e Anthony Kennedy), due da George W. Bush (John Roberts e Samuel Alito), e uno da Bush padre (Clarence Thomas, l’unico nero). L’incognita è rappresentata dal giudice di Buffalo, John Roberts, che a sorpresa votò a favore della costituzionalità della riforma sanitaria fortemente voluta dal presidente americano Barack Obama e altrettanto fortemente avversata dai repubblicani e dall’allora candidato alla presidenza Mitt Romney. Anche in questo caso il giudice Roberts potrebbe scegliere di schierarsi con i colleghi di nomina democratica: due scelti da Bill Clinton (Ruth Bader Ginsburg e Stephen Breyer) due da Barack Obama (Sonia Sotomayor e Elena Kagan). Per il verdetto bisognerà attendere più di sei mesi: a marzo cominceranno le audizioni presso la Corte e le decisioni definitive sono attese non prima di giugno.

Le conclusioni a cui arriveranno i giudici supremi sono tutt’altro che scontate, ma dopo la storica apertura ai matrimoni tra persone dello stesso sesso del presidente americano e il sì alle nozze gay nei referendum svoltisi di recente in tre Stati (Maine, Maryland e Stato di Washington), le speranze della comunità gay americana sono cresciute. Il clima è mutato molto, anche nell’opinione pubblica, e dal 1996 – quando Camera e Senato statunitensi approvarono il ‘Defense of Marriage Act’ – molte posizioni si sono evolute. L’amministrazione Obama lo ha ribadito alla Corte: “La questione è di una importanza eccezionale per gli Stati Uniti e per migliaia di individui colpiti dalle attuali restrizioni di legge”. Una posizione che riflette la svolta impressa da Obama nell’ormai famosa intervista alla Cbs rilasciata in piena campagna elettorale. Svolta con cui il presidente americano in cerca di una rielezione si attirò le ire della Chiesa cattolica americana.

Fonte: Il Fatto quotidiano
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10 dicembre 2012
Blog di Giacomo Galeazzi

David Cameron è stato avvertito: se porterà avanti la sua proposta di legge che autorizza il matrimonio gay nelle chiese e in altri luoghi di culto rischia di spaccare in due il Partito conservatore. Lo scrive l’Independent riferendo di una crescente indignazione fra le file dei Tory la cui maggioranza sembra almeno refrattaria all’audace iniziativa del premier. Del resto ieri David Davies, una voce che vanta un nutrito seguito all’interno del partito, ha addirittura bollato come “completamente folle” la proposta ed ha accusato Cameron di aver ceduto alle pressioni dei gruppi di difesa degli omosessuali. Anche se Cameron può contare su alcuni pesci grossi del partito, uno per tutti il sindaco di Londra, Boris Johnson, l’orizzonte si stanno addensando sempre più nuvole. Il governo aveva presentato a marzo un documento sul matrimonio gay ma che escludeva l’idea delle celebrazioni nelle chiese. Cameron è invece tornato inaspettatamente sui suoi passi e giorni fa si è pronunciato senza mezzi termini a favore dei matrimoni religiosi per i gay, annunciando una proposta di legge confezionata ad hoc che dovrebbe diventare di dominio pubblico a breve. A poco sembra essere servito il fatto che Cameron abbia sottolineato che la proposta lascia alle varie istituzioni religiose totale discrezione quanto alla decisione di celebrare i matrimoni fra persone dello stesso sesso. “Sono un grande sostenitore del matrimonio e non voglio che gli omosessuali si sentano esclusi da questa grande istituzione. Ma voglio che sia chiaro al 100% che una chiesa, o sinagoga o moschea che non vogliano celebrare nozze gay non dovranno in nessun caso essere costretti a farlo“, aveva detto Cameron. “Voglio anche che sia chiaro che è un voto libero per i membri del Parlamento e che personalmente io voterò a favore“, aveva aggiunto ancora o Cameron. Ma anche questa ultima dichiarazione sembra non sia servita a calmare i bollenti spiriti fra i banchi di Westminster.

Fonte: La Stampa
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12 dicembre 2012
Londra apre ai “matrimoni” gay. Chiesa cattolica e anglicana contro il progetto

La Chiesa cattolica inglese e la Chiesa anglicana hanno espresso forte opposizione alla legge, annunciata dal governo di David Cameron, che apre ai matrimoni gay in Gran Bretagna a partire dal 2015. L’arcivescovo di Westminster, Vincent Nichols, e quello di Southwark, Peter Smith, che guida il Dipartimento di cittadinanza e responsabilità cristiana della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles, hanno definito l’intero processo legislativo “caotico”. I due presuli spiegano che, decidendo di introdurre i matrimoni omosessuali, “il governo ha scelto di ignorare le opinioni di 600 mila persone che hanno firmato una petizione perché rimanga l’attuale definizione di matrimonio”. Nei mesi scorsi, si era formata la “Coalition for marriage” (“Coalizione per il matrimonio”), un gruppo di pressione avviato dalle Chiese cristiane e da altre religioni per raccogliere firme contro la nuova legge annunciata da Cameron. Susan Hodges ha chiesto a mons. Peter Smith se sia rimasto sorpreso dall’iniziativa del governo inglese:

R. – It doesn’t strikes me at all…
Non mi ha colpito affatto. All’inizio dell’anno, quando il primo ministro ha annunciato che sarebbe stata introdotta questa nuova legge e che ci sarebbe stata una consultazione, ho avuto subito un incontro con il segretario di Stato per gli Affari Interni, Theresa May, e una delle domande che le ho fatto è stata se questa consultazione vertesse sul fatto che il governo dovesse legiferare o se fosse solo una bozza di legge. E lei mi ha detto che era solo una bozza. Quindi, mi chiedo perché abbiano avuto allora una consultazione se avevano già deciso di fare la legge! Ho anche chiesto a quel punto, domanda chiave, quale lacuna volesse colmare questa proposta di legge per le coppie gay, visto che il governo precedente aveva fatto già passare la norma sulle unioni di fatto nel 2005, equiparando i diritti delle coppie dello stesso sesso a quelle sposate con un matrimonio regolare. A questo non ha potuto rispondere.

D. – Una delle questioni che più preoccupano la Chiesa cattolica e altre denominazioni cristiane è quella di essere obbligate a celebrare “matrimoni” gay. Lei è stato rassicurato dal governo che questo non accadrà o ha paura che potrebbe verificarsi?

R. – I said this more recently…
Ho detto recentemente al segretario di Stato per la Cultura, Maria Miller, che eravamo stati assolutamente rassicurati dal governo che i matrimoni gay non sarebbero stati consentiti nelle Chiese in nessuna maniera. In tre anni, l’emendamento è passato dalla Camera dei Lord alla Camera dei Comuni per permettere proprio questo. Quindi, non mi sento rassicurato da nessuna delle promesse del governo. La legge in questo Paese è stabilita dal Parlamento e ogni governo può dire quel che vuole. Se un governo decide una cosa, poi un nuovo governo può ignorare quello che è stato detto in precedenza e fare una nuova legislazione. Il segretario di Stato alla Cultura ha proposto quelle che ha chiamato le “quattro barriere di sicurezza” per proteggere la libertà della Chiesa di non celebrare tali matrimoni nelle chiese. Recentemente abbiamo ascoltato la dichiarazione del governo e dobbiamo esaminarla, ma il punto è che abbiamo sentito l’esecutivo anche prima e avevamo detto molto chiaramente che un eventuale obbligo è contro i diritti civili e che andrebbe inevitabilmente davanti alla Corte Europea dei diritti umani.

Fonte: Radio Vaticana

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