Massonerie italiane di Rito Scozzese Antico e Accettato tra Logge “coperte” ed Esoterismo (1968-1983) (5a parte)

Massonerie italiane di Rito Scozzese Antico e Accettato tra Logge “coperte” ed Esoterismo (1968-1983) (5a parte)
FONTE IMMAGINE: I Calabresi (https://icalabresi.it/)
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8.3. L’Esoterismo spiegato da Bruno Nardini 33° (dal GOI all’Obbedienza Colao-Bruni)

Fino al maggio 1977 il massone Bruno Nardini 33° (Scarperia 1921 – Firenze 1990) è stato membro del Grande Oriente d’Italia e del Rito Scozzese Antico e Accettato (RSAA) di Palazzo Giustiniani.

Nel 1977 avviene una scissione all’interno del RSAA di Palazzo Giustiniani (affiliato al GOI): Vittorio Colao 33°, l’allora Sovrano Gran Commendatore del Supremo Consiglio del RSAA di Palazzo Giustiniani, si separa, o viene espulso, dal medesimo Supremo Consiglio (e anche dal GOI) creando così un altro Supremo Consiglio RSAA che poi darà vita a una nuova Gran Loggia (necessaria per conferire i primi 3 Gradi fondamentali). Bruno Nardini passerà poi all’Obbedienza di Vittorio Colao 33° (Cf. Massoneria Italiana – Grande Oriente d’Italia – Palazzo Giustiniani – Corte Centrale del G.O.,  Sentenza, 21-1-1978, in Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulla Loggia Massonica P2, – Allegati alla Relazione – Serie II : Documentazione raccolta dalla Commissione. Volume VI. Loggia P2 e Massoneria, Tomo II,  Doc. XXIII n. 2-quater/6/II, Roma 1987, pp. 966, 971-972, 977, 1054-1055).

 A Vittorio Colao 33° succederà Fausto Bruni 33° come nuovo Sovrano Gran Commendatore del RSAA e Gran Maestro della Gran Loggia Generale d’Italia. Dopo la loro l’esperienza nel GOI, entreranno a far parte della Massoneria di Fausto Bruni 33° anche Licio Gelli (qui: https://www.corrispondenzaromana.it/gelli-p2-tra-servizi-segreti-ed-esoterismo-3a-parte/) e Pier Carpi (qui: https://www.corrispondenzaromana.it/gelli-p2-tra-servizi-segreti-ed-esoterismo-5a-ed-ultima-parte/).

Nel 1976, un anno prima della scissione di Vittorio Colao 33°, Bruno Nardini 33° (ancora membro del GOI) pubblica un libro le cui idee e dottrine iniziatiche costituiscono nel complesso una sorta di patrimonio comune agli ambienti massonici più iniziatici ed esoterici quali si possono riscontrare nelle varie Obbedienze massoniche (Grande Oriente, Gran Loggia, ecc.) e nei Riti (inclusi i vari Supremi Consigli e Camere Rituali del RSAA). Il libro si intitola: “Misteri e dottrine segrete dal “trapassato remoto” ai nostri giorni”, edito dal Centro Internazionale del Libro (praticamente Nardini Editore), Firenze 1976. 

Nel libro non è precisata l’appartenenza di Bruno Nardini alla Massoneria, che invece risulta dagli atti della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulla Loggia P2.

Nardini 33° descrive una sorta di storia del progresso esoterico dell’uomo attraverso le varie società esoteriche e iniziatiche. Nel capitolo «Esoterismo e essoterismo» Nardini parla del «MAG», da cui proviene il termine magia, ossia «rivelazione magica», «potere magico», bagaglio di Conoscenze riservate e trasmesse da Iniziati, che li occultano al volgo profano(cf. pp. 29-37, maiuscolo del testo). È la scienza trasmessa da Ermete Trismegisto che giunge ai Rosa-Croce, ai Templari (cf. p. 36)… L’Iniziato impara a percepirsi come parte e sostanza dell’Essere Supremo, l’Iniziato si trasforma in armonia con le leggi cosmiche, dall’Io al Tutto e viceversa, in un processo magico-religioso di divinizzazione (cf. pp. 38-41)…

Anche Nardini 33° vede nel Tetragramma sacro ebraico (il Nome di Dio), l’inclusione e unione del principio attivo con il principio passivo (cf. pp. 41-42).

Nardini 33° elogia non solo Ermete Trismegisto, ma anche gli esoteristi Cagliostro, Rudolf Steiner, Giuliano Kremmerz, definendoli «i grandi maestri dell’umanità» (p. 46). Kremmerz era cultore di magia sessuale…

Nardini 33° afferma che alla fine dei tempi, l’uomo conoscerà Dio, cioè si identificherà a Lui (cf. p. 62), si eleverà allo stato di «uomo-dio» (p. 63)…

Secondo l’antica religione egiziana «Atum-Râ» è il «Generatore universale» (p. 66), è una religione che – secondo Nardini – «anticipa di parecchie migliaia d’anni il Logos cristiano» (p. 67). Questo Demiurgo, «Râ», è auto-generante, «è maschio e femmina, il sublime “androgino”» (p. 67).

Secondo Nardini 33°, la GNOSI non è la prima grande eresia, bensì: «la Gnosi è il necessario incontro fra l’annuncio evangelico e la cultura greco-latina, un innesto di esoterismo nella giovane pianta della religione cristiana. Dai misteri egizi a quelli orientali, mediorientali e greco-romani, la “gnosis”, la conoscenza superiore ed occulta, è sempre stata il mezzo ed il fine di ogni iniziazione: un lievito, un impulso, ora allettante, ora temibile, per il quale gli uomini ridestavano in sé, come un fuoco sotto le ceneri, il MAG, la forza creatrice, il “dio” ignoto» (p. 127, corsivo del testo).

Nardini, che in quanto 33° grado RSAA è anche massone neo-templare (Cavaliere Kadosch, 30°), attribuisce ai Cavalieri Templari un pensiero gnostico: «[…] nell’Ordine stesso si verifica una doppia iniziazione: quella che trasforma il profano in cavaliere e quella, più segreta, che trasforma certi cavalieri, rigorosamente selezionati, in esecutori della Grande Opera, o eretici, dal punto di vista della Chiesa, o gnostici, dal punto di vista filosofico» (p. 165).

«Così i rudi Templari vennero in contatto con gli Ismaeliti, altrettanto valorosi, ma più fanatici. Prima facendosi uccidere per non pagare esosi riscatti; poi facendosi sedurre dalla loro filosofia. Nella dottrina degli Ismaeliti confluivano, infatti, le molte correnti del Giudaismo e della Cabala, insieme alla Gnosi ed al Corano» (p. 167).

Nardini è convinto che in Palestina, i Templari furono a contatto e assorbirono il pensiero ismaelita e gnostico: «Sicuramente, attraverso gli Ismaeliti, ebbero la rivelazione del MAG, la chiave di tutta l’iniziazione antica, il culto solare di Osiride a cui, nella rielaborazione gnostica, corrispondeva il Cristo, l’Eone luminoso del Plèroma» (p. 169, maiuscolo del testo).

Dopo qualche pagina Nardini dice che non conosciamo il Segreto occulto dei Templari, ma più avanti, attraverso domande retoriche, Nardini attribuisce nuovamente ai Templari credenze gnostiche (cf. pp. 180-181). Circa il «Bafometto», idolo adorato presumibilmente dai Templari, Nardini 33° scrive: «Il Bafometto, di sicura origine gnostica, potrebbe essere un emblema o una chiave di questo mistero. Voleva forse significare il potere occulto del MAG, il mostro potente e terribile, accovacciato nel fondo dell’anima umana? Oppure, con le sue zampe caprine, il petto di donna e la testa di satiro, cornuta come quella di Mosè, simboleggiava un processo di trasmutazione, l’alchimia interiore, l’Arte Reale che si manifesta in magia pratica, quando il piombo diventa oro e il carbone diamante? O era la rappresentazione visibile dell’Ektroma, il mostruoso e prematuro figlio di Sophia, che l’Eone del Cristo, incarnato in ciascuno di noi, poteva e doveva trasformare in Achamoth, ossia in sapienza salomonica e divina? Tutto può essere e può non essere. Il Bafometto è fratello della Sfinge che appoggia gli artigli nel deserto e guarda, col suo volto impassibile, il sorgere del sole» (pp. 183-184, maiuscolo e corsivo del testo).

Nardini dedica un capitolo anche agli Zingari e ai Tarocchi. Nardini definisce gli Zingari, «portatori e propagatori, oggi ignari di qualcosa: non di un’epidemia mortale, ma di un esoterismo terapeutico ed ermetico che affonda le sue radici nell’antica sapienza egizia» (p. 195). Nardini elogia i Tarocchi, come «pagine illustrate di un libro ermetico» (p. 196).

La prima carta degli Arcani Maggiori (N° 1) è il Bagatto, ossia un giocoliere o mago. Con una mano indica il cielo, con l’altra indica la terra. La carta rappresenta «la congiunzione, in lui [ndr, cioè nel mago], delle forze del cielo e della terra». Nardini aggiunge, circa questo Arcano: «L’uomo, con una mano va in cerca di Dio nel cielo, con l’altra s’immerge negli inferi per far risalire fino a sé il demonio, e riunire, nell’umano, il divino e il diabolico (Papus)» (p. 198, grassetto mio).

Circa l’Arcano N° 15 dei Tarocchi, il Diavolo, Nardini scrive: «Rappresenta la potenza del male, ossia Lucifero caduto, le cui ali si sono atrofizzate. Egli, ormai, non è altro che il negatore, il mentitore e il ribelle che opera, sempre ed in tutto, nel senso contrario alla verità. Un invertito. […] La carta 15 rappresenta Arimane o Tifone, il principio malvagio, il contraddittore, il diavolo, l’omicida di Osiride e di Ormuz» (p. 212).

Ancora sul Diavolo dei Tarocchi, Nardini 33° scrive attingendo da Papus e da Oswald Wirth: «È la forza astrale; il personaggio rifà il verso a quello della carta n° 1, ma invertito; la forza animatrice universale diventa qui la forza distruttiva universale; è il destino, la fatalità, il “drago sulla soglia” (Papus). Nei Tarocchi il Diavolo ci appare sotto l’aspetto del Baphomet dei Templari: ha testa e zampe di capro, seni e braccia di donna. Quest’idolo mostruoso deriva dal becco di Mendes e dal Gran Pan androgino degli Gnostici…  L’adepto serio non ignora che il Diavolo è il grande agente magico, grazie al quale si compiono i miracoli, se non sono miracoli d’ordine puramente spirituale: poiché il diavolo non può intervenire in questo campo, dato che lo spirito puro agisce direttamente sullo spirito. […] (O. Wirth)» (p. 213).

Nardini tratta anche dei Rosacroce; essi mescolano Cabala e Gnosi, e ritengono che il Cristo è in ciascuno di noi (cf. pp. 222-237). Poi Nardini tratta diAlchimisti e di Ermete Trismegisto, ipotizzando che alcuni Templari custodissero pratiche alchemiche (cf. pp. 238-251). La Massoneria moderna congiunge Gnosi, Alchimia, Cabala, Ermetismo, Rosacroce, cattolici e protestanti, uomini di ceti opposti (cf. pp. 268-269).

Nel capitolo sull’Iniziazione Massonica, Nardini scrive che il candidato alla Massoneria cerca Luce e Gnosi, si dichiara libero da pregiudizi confessionali, il Tempio massonico «comprende tutte le chiese» (cf. p. 277)… L’Hiram massonico corrisponde al dio Osiride (cf. p. 280)… La morte di Hiram rappresenta anche la «putrefazione alchemica» a cui segue la rinascita, la «trasmutazione dell’essere» (cf. pp. 282-283)… Le due colonne del Tempio massonico, Jakin e Boaz, rappresentano anche Sole e Luna, Oro e Argento, sesso maschile e sesso femminile («phallos e kteis»: p. 283). Circa il numero 2, indicato dalle 2 colonne summenzionate: «Il due, la dialettica della vita, il dramma degli opposti; che soltanto nel tre si ricompongono in unità […]» (p. 283).

Nardini dedica un lungo capitolo a «Gli Illuminati» (pp. 290-319), ovvero i «Maghi di Dio», «Quasi tutti Rosacroce. Tutti Massoni» (p. 291).

Nel 32° e penultimo capitolo, Nardini indirizza un elogio speciale all’insegnamento magico del Kremmerz oltre che a quello di Steiner: «[…] Le dottrine esoteriche, invece, sono le manifestazioni temporali di un’unica sapienza, eterna e immutabile. Non c’è differenza fra le conoscenze iniziatiche dei Misteri sulla quadruplice costituzione dell’uomo e quelle rivelate dai Rosacroce, o da Steiner, o da Kremmerz» (p. 349).

Secondo queste dottrine, nell’uomo c’è la forza magica, il «MAG»; il controllo di questa Energia che governa l’universo è magia (cf. p. 350). Nardini prosegue: «Kremmerz, il maestro più vicino al tempo in cui viviamo, ha insegnato a sviluppare queste energie, latenti nel subconscio di ogni individuo, per applicarle esclusivamente a favore dell’umanità che soffre. Come Steiner ha operato la rievocazione e l’unificazione dei dispersi misteri nordici, così Kremmerz ha ridestato nelle coscienze attuali il ricordo dell’antica sapienza mediterranea. Alla riscoperta dei remoti culti gaelici e druidici di Steiner, fa riscontro, nell’insegnamento di Kremmerz, la riconquista del potere ermetico degli ierofanti egizi, approdato in Italia con Pitagora» (pp. 350-352, grassetto mio).

Nardini prosegue: «Alla Società Antroposofica Universale, che si propone lo studio organico della scienza dello spirito, Kremmerz affianca l’azione “magica” e quotidiana di una catena di “anime oranti”, unite tra di loro per produrre e sviluppare forze capaci di guarire, anche a distanza, i corpi ammalati. Questa catena si chiama Fratellanza Terapeutico-Magica di Myriam, ed è costituita da persone, uomini e donne, “che si accingono volontariamente alla conquista delle proprie virtù super-umane per mezzo di una vita rettissima e pura, e pongono, al tempo stesso, la conquista di queste forze al servizio dei dolori che affliggono il prossimo meno progredito spiritualmente”» (p. 352).

La Myriam kremmerziana è – spiega Nardini – l’anima umana che ridiventa vergine  e pura per partorire il “Cristo” ossia lo spirito divino che permea di sé e redime la materia terrestre (cf. pp. 352-353)…

Il 33° ed ultimo capitolo del libro di Nardini è intitolato «La Grande Apostasia». Riassumo: l’Umanità si sta dirigendo verso l’autodistruzione già indicata nel Libro dell’Apocalisse… Come in tutte le altre istituzioni, anche nella Chiesa si assiste alla grande apostasia che proviene dal di dentro, cioè dal suo clero… L’Anticristo, cioè le forze distruttive o (in termini steineriani) “ahrimaniche” sono all’opera dentro di noi… Ermete Trismegisto ha profetizzato questo disastroso destino che ci attende… I superstiti, dopo essere rimasti a lungo nascosti in una buia caverna, riprenderanno a vedere la luce del sole… E l’Esoterismo continuerà… Ermete Trismegisto annuncia la morte del mondo e la sua resurrezione… Nardini afferma che quando la Terra sarà diventata invivibile, l’uomo emigrerà nello spazio verso altri mondi (cf. pp. 355-361)… Così conclude Nardini: «L’uomo è mortale e immortale, umano e divino, sostanza terrestre e celeste, cittadino del mondo e del cosmo. “Uomo, conosci te stesso! E conoscerai anche gli altri, anche Dio!”» (p. 361).

8.4. L’Esoterismo secondo Jean Josipovici 33°: Gnosi, divinizzazione, necessità del Male

Torniamo al massone Jean Josipovici (1914-1992), 33° grado del RSAA legato all’Obbedienza del Sovrano Gran Commendatore (RSAA) e Gran Maestro Salvatore Spinello 33° (qui: https://www.corrispondenzaromana.it/massonerie-italiane-di-rito-scozzese-antico-e-accettato-tra-logge-coperte-ed-esoterismo-1968-1983-2a-parte/).

Nel 1975 le Edizioni Mediterranee di Roma pubblicano l’edizione italiana del libro di Jean Josipovici, “La prigione esoterica”. Traduzione e prefazione sono a cura di Vittorio Di Giacomo (cf. pp. 9-14). Josipovici viene definito un «iniziato» (p. 9) che conduce il lettore in un viaggio nell’umano e oltre l’umano, in «una discesa agli inferi» (p. 12). Secondo Josipovici «nell’uomo, in ogni uomo è la ragione della vita e della morte. Sta a lui il sapere e il volere evadere dalla prigione» (p. 12).  Occorre «liberarsi per liberare il dio che è in noi, “poiché ogni uomo è il doppio d’un dio”» (p. 13).

Di Giacomo scrive di aver conosciuto Josipovici a Roma e di essere stato da lui guarito, trasformando in positivo le vibrazioni negative… Di Giacomo racconta in breve la vita di Jean Josipovici. All’età di 12 anni Jean cade in trance. A 15 anni di età, al Cairo (in Egitto), dove suo padre era diplomatico, Jean viene iniziato ai Misteri dell’Antico Egitto e del Sufismo. A 23 anni vive per un anno intero in una stanza oscura per ripetere l’esperienza di San Giovanni della Croce… Quattro anni dopo, durante l’occupazione tedesca della Francia, Jean viene catturato e torturato dalla Gestapo, ma riesce a sfuggire alla morte. Due anni dopo la fine della guerra, diviene discepolo di un’avvenente donna indiana guru, venuta in Europa per cercarsi discepoli “saggi”. Jean apprende il Raja Yoga. Vive a Roma nel periodo in cui viene pubblicato il suo libro dalle Edizioni Mediterranee.

L’appartenenza di Josipovici alla Massoneria non è indicata in quel libro, bensì negli atti della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulla Loggia P2.

Secondo Josipovici, l’uomo deve liberarsi dalla prigione della tecnica, della logica e della ragione… L’uomo deve superare il dualismo (cf. pp. 69-75), superare l’affermazione e la negazione, liberarsi dall’ “impasse” dualistica e dall’ingombro dei concetti, per fare così della mente una tabula rasa (cf. p. 74)…  Secondo Josipovici 33°: «La vita non si fa mai imprigionare. […] Far “tabula rasa” di concetti, definizioni, formule, speculazioni astratte, significa non soltanto opporre l’uno al molteplice, ma cogliere, di là dal reale quotidiano, l’esistenza di una realtà “altra”. Tuttavia, perché il convoglio intellettuale esca dai binari, una scossa è necessaria; abbastanza violenta da frantumare le forme del “pensiero”. La rottura del pensiero dualistico si raggiunge forzando la rigida alternativa del “sì o no”, per giungere a pensare in termini di e no. La luce psichica, come quella fisica, è allo stesso tempo continua e discontinua. Allo spirito analitico si sostituisce lo spirito di sintesi» (pp. 74-75, grassetto mio, corsivo del testo).

Josipovici 33° mostra di intendere il Diavolo come una forza cosmica necessaria («il male necessario») all’equilibrio del bene e alla produzione di effetti inerenti la vita (cf. pp. 99-100)… A proposito della legge esoterica di azione e reazione, la «legge delle forze contrarie», Josipovici accenna in modo oscuro a una «discesa agli inferi», ossia a una caduta «necessaria ad una futura elevazione», secondo il principio dell’Ermetismo, «la formula di Ermes: “Com’è sopra così è sotto; com’è sotto, così è sopra, perché si attui il miracolo d’una cosa sola”» (cf. p. 106).  Poco oltre Josipovici 33° afferma: «“La donna di strada”,dice Vivekananda, “e l’uomo carcerato sono il Cristo sacrificato perchè voi possiate essere gente onesta. Questa è la legge dell’equilibrio. Tutti i ladri e gli assassini, tutti gl’ingiusti, e i più deboli, i più malvagi, i più perversi, sono tutti i miei Cristi”» (p. 106, grassetto mio).

Nell’ultimo capitolo («Prometeo») del libro di Josipovici, troviamo una inequivocabile professione di Gnosi: «[…]. Eletti saranno quelli che si sono destati da sé. La sola verità da offrire all’uomo è che spetta a lui liberarsi e, con la libertà, conquistare l’immortalità degli dèi. Solo liberandosi, si può liberare il dio ch’è in noi. Poiché ogni uomo è il doppio di un dio» (p. 111, grassetto mio). 

Nel 1976 le Edizioni Mediterranee di Roma pubblicano un altro libro di Jean Josipovici, tradotto dall’originale francese da Vittorio Di Giacomo: «Il fattore “L”». In copertina c’è un simbolo che somiglia alla lettera Z. Si tratta del «Simbolo alchemico della dissoluzione» (p. 4)!

Il libro reca la Prefazione proprio di Augusto Castaldo, anch’egli massone del 33° ed ultimo grado RSAA, legato all’Obbedienza di Salvatore Spinello 33°, già diretta dal principe Giovanni Alliata di Montereale 33° (qui: https://www.corrispondenzaromana.it/massonerie-italiane-di-rito-scozzese-antico-e-accettato-tra-logge-coperte-ed-esoterismo-1968-1983-2a-parte/).

Castaldo definisce questo libro di Josipovici «un condensato di saggezza, tramite la visione dall’alto. L’epifania di Pitagora» (p. 7).

Josipovici rimprovera all’uomo di aver rotto l’armonia con la natura, di non riconoscersi più come parte della vita organica; deviando dalla propria essenza, l’uomo va verso il caos (cf. pp. 15-16, 24)…  Josipovici elogia il vitalismo di Henri Bergson (cf. pp. 25-26) e contesta il meccanicismo (cf. pp. 32-33), l’immobilismo, il dualismo cartesiano (cf. pp. 40-41). Josipovici elogia «l’Arte» perché essa può penetrare la natura, avere la visione diretta e autentica del mondo e degli esseri. Nell’arte avviene il superamento della materia (cf. pp. 45-46)Accanto all’arte, altro elemento che permette di sfuggire al meccanicismo e alla sclerosi psichica è – secondo Josipovici – la danza intesa come espressione di vitalismo, liberazione, corrispondenza tra i diversi piani dell’essere… colui o colei che danza diviene «stato di irradiazione»… La danza libera l’energia vitale dal meccanicismo e dall’immobilismo (cf. pp. 46-48)… Poi Josipovici accenna alle danze rituali degli sciamani dei Caraibi e degli indiani nordamericani, alle danze magiche di donne cinesi dedite allo spiritismo, alle danze dei dervisci (cf. pp. 48-50)… Josipovici parla anche del «volo magico» noto nell’Alchimia indiana, nel buddismo, nel Tantrismo, “volo” simbolo di morte rituale e risurrezione, mutamento della materia in spirito, impadronirsi della divinità (cf. pp. 50-52)

  In sintonia con la spiritualità induista Upanishad, Josipovici sostiene, per la realizzazione e trasformazione dell’uomo, la coscienza dell’unità indifferenziata tra soggetto e oggetto, intelletto e materia (cf. pp. 54-55)Tutto è vibrazione, suono e movimento… La parola-forza, parola sacra e suono magico è il Verbo, principio della manifestazione… La parola-suono rende presente l’essenza divina; l’idea-forza, la parola-potenza trasmette l’energia e la conoscenza negli iniziati (cf. pp. 55-57). Josipovici afferma che in origine l’uomo era collegato al Divino, «l’uno-tutto “della materia e dello spirito, della Natura e di Dio”», poi l’uomo ha preteso di essere uguale a Dio, è caduto e così si è generata la materia (pp. 58-60)… 

Nel paragrafo «Satana conduce il ballo», Josipovici ammette la presenza di una «Potenza ignota» nella vita dell’uomo, una potenza contraria che si serve dell’uomo per rovinare l’uomo con una mentalità relativista chiusa al divino (cf. pp. 65-67)… L’uomo ha perso l’aggancio con la natura, con il divino, perciò procede versa la sua dissoluzione (cf. pp. 67-68)…

Josipovici accusa Teologia, Dogmi e Religioni di imporre “verità” alle coscienze… invece la verità si raggiunge solo partendo dall’esperienza viva (cf. p. 75)… Un altro dei mali che conduce l’umanità verso la fine è la perdita della coscienza morale (cf. pp. 78-79)… Si diffondono nell’umanità paura, follia, alienazione (cf. pp. 79-86)

Dopo questo quadro gnostico e nichilista dell’umanità, senza alcun riferimento fiducioso in un Dio-Persona trascendente, Josipovici tratta della droga come «espediente»… Negli antichi misteri, in varie scuole di magia, la droga viene assunta come mezzo sacro per comunicare con il divino (cf. p. 87)… Oggi molti giovani cercano nella droga l’espediente alla solitudine e all’angoscia esistenziale (cf. pp. 87-89)… Josipovici illustra i danni della droga, afferma che la droga non aiuta a conquistare la parte divina di se stessi (cf. pp. 89-92)… Poi Josipovici scrive questi brani che fanno pensare a una giustificazione esoterica del male: «Obbiettivamente, non abbiamo il diritto di trascurare sul piano occulto una domanda essenziale: grazie alla legge esoterica per cui “ciò ch’è in alto è come ciò ch’è in basso”, ha il diritto, l’uomo, d’imboccare una strada che conduce verso l’abisso per conquistarsi la visione trascendentale del Sé? La risposta non è semplice. L’esperienza mistica è ricca di esempi di abbassamenti indegni, seguiti da elevazioni provocate – in ragione dell’urto col più basso – dall’esplosione del falso Io. Dopo di che, è consentito vivere finalmente l’altro stato, quello vero, per il quale l’uomo fu creato. Ricordiamoci delle splendide parole di Gesù, dopo l’ultima Cena: “Sarò per tutti voi, questa notte, un’occasione di caduta”» (pp. 92-93, grassetto mio).

Josipovici continua a offrire un quadro disperato e gnostico dell’umanità. L’uomo è dominato da un sistema razionale fittizio, è vittima di contraddizioni e forze oscure… Già «Basilide lo gnostico» preannunciava un tempo in cui vi sarebbero stati «oscuri psichismi» (cf. pp. 93-94)… L’uomo è vittima di stress, autodistruzione, paranoia (cf. pp. 95-100)… L’universo tende «verso un destino di morte cosmica» (p. 107). L’umanità e l’universo sono inesorabilmente avviati alla disintegrazione, alla dissoluzione, in cui intervengono anche forze inferiori(cf. pp. 112-113).

Quasi al termine, Josipovici spiega il titolo del libro, «Il fattore “L”». Si tratta del periodo di tempo che intercorre tra il momento in cui una civiltà acquisisce i mezzi per autodistruggersi e il momento in cui essa ne fa uso completo (cf. p. 116). Josipovici ritiene necessaria «la dissoluzione finale», e attingendo a «Kabbala», a «certe tradizioni orali, gnostiche, ermetiche e sufi», e a «rari scritti sacri riservati ai pochi», sostiene che la gran massa di uomini sarà polverizzata, mentre per gli eletti ci sarà una «trasmutazione che permette la nascita di una nuova vita futura situata su un piano più alto» (cf. p. 117), ci sarà per gli eletti «sublimazione e splendore» (cf. pp. 117-118).

Josipovici ritiene necessaria la «terribile catastrofe», «affinché si ritrovi l’ordine primordiale», «il ritorno all’Unità», e tale sarà la ricompensa per «gli eletti» (cf. p. 118).

Alle pp. 120-121 è pubblicato uno schema piramidale che raffigura l’involuzione dell’umanità verso la dissoluzione. In cima alla piramide c’è il «Verbo». Dal Verbo parte «la discesa della massa verso la materia», verso l’«odio» e la «distruzione». La «parola di potenza» o «amore» diviene «gnosi» che si degrada in «mente razionale», «formule fatte». Il fondo, la base della piramide, in cui termina la discesa e dissoluzione, è «Satana». Da lì comincia «la crescita spirituale degli eletti» fino al ritorno all’unità, alla cima della piramide, ossia il «Verbo» (cf. pp. 120-121)… Insomma, Dissoluzione e Satana assurgono così a tappe necessarie, conditio sine qua non, del processo di discesa e di risalita al Verbo… (segue)

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