Martiri della purezza, un messaggio per il nostro tempo

Martiri della purezza, un messaggio per il nostro tempo
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Pubblichiamo qui di seguito l’introduzione di Virginia Coda Nunziante ad un nuovo volumetto uscito per i tipi delle Edizioni Fiducia su Le Martiri della purezza (p. 141, euro 15), florilegio di 15 storie di giovani sante martiri, a partire dai primi secoli della Chiesa  fino ai nostri giorni.

Un efferato delitto, il 6 luglio 1902, aprì il XX secolo: l’uccisione, presso Nettuno, nelle Paludi Pontine, di Maria Goretti una ragazza di dodici anni che difese, a costo della vita la sua purezza. Pio XII, beatificando il 7 aprile 1947 la giovane, ne lodava, assieme alla virtù della purezza, quella della fortezza, e la paragonava a sant’Agnese: «Il volto della martire romana e quello della fanciulla di Corinaldo risplendono del medesimo incanto; i cuori dell’una e dell’altra effondono il medesimo profumo. Non vi è forse però da temere che la grazia e il candore delicatissimo di queste due adolescenti, movendo la sensibilità artistica o letteraria, troppo superficiali e troppo naturali, lascino un poco nell’ombra la loro virtù caratteristica, la fortezza? Fortezza della vergine, fortezza della martire, che la giovinezza mette in una luce più viva e radiosa. Fortezza che è ad un tempo tutela e frutto della verginità» (Pio XII, Discorso del 7 aprile 1947 per la beatificazione di santa Maria Goretti).

Lo stesso Pio XII, nel discorso in cui, tre anni dopo, canonizzava la giovane, affermava: «Se alla luce di ogni martirio fa sempre amaro contrasto la macchia di una iniquità, dietro a quello di Maria Goretti sta uno scandalo, che all’inizio di questo secolo parve inaudito. A distanza di quasi cinquant’anni, tra la spesso insufficiente reazione dei buoni, la congiura del malcostume, valendosi di libri, di illustrazioni, di spettacoli, di audizioni, di mode, di spiagge, di associazioni, tenta di scalzare in seno alla società e alle famiglie, a danno principalmente della fanciullezza anche tenerissima, quelli che erano i presidi naturali della virtù» (Pio XII, Discorso del 24 giugno 1950 per la canonizzazione di santa Maria Goretti.).

Oltre settant’anni sono passati dalle parole di Pio XII e il torrente dell’immoralità e della corruzione sommerge quella società europea ed occidentale, che un tempo fu cristiana. Eppure nel cuore di tante donne e uomini, l’anelito alla purezza del corpo e dell’anima e il profondo desiderio di una radicale integrità nella professione della fede e della morale non si è spento. E’ questo lo spirito che ha animato la composizione di un libro dedicato alla purezza, in cui sedici donne, giovani e meno giovani, ci illustrano quindici esempi di martiri della purezza.

Così Cristina Siccardi ci presenta sant’Agnese, protomartire della purezza e antesignana di tutte coloro che per la fede in Gesù Cristo immoleranno nel corso dei secoli la loro vita pur di mantenersi integre e pure; Carla Costa rievoca la figura di una santa di cui, fino agli inizi del XIX secolo, la Chiesa e il mondo ignoravano tutto: santa Filomena Santa, Vergine, Martire e Taumaturga; Maria Madise ci racconta la storia di santa Dinfna, principessa irlandese, decapitata dal padre, intorno al 650 in Belgio, una santa spesso raffigurata con una spada e una lampada, a volte un libro, in mano e un diavolo legato ai suoi piedi; Elvezia Larosa ci racconta la straordinaria storia di santa Solange di Bourges, giovane pastorella che si offre come sposa di Cristo all’età di sette anni; Giusy Fiore ci parla della medioevale santa Belina,  uccisa nella campagna vicino a Troyes, in Francia, dal signore locale, per aver rifiutato le nozze avendo consacrato tutta se stessa a Dio. Poi, con un salto di qualche secolo, Bedrie Perja ricorda il martirio di santa Maria Goretti; Katarzyna Bienias ci introduce alla figura della beata Karolina Kozka, polacca, morta per preservare la sua verginità, all’età di diciassette anni, all’inizio della Prima guerra mondiale; Agnese Mastroberti presenta la beata Alexandrina Maria da Costa, portoghese, una santa della purezza, il cui martirio fu incruento, ma dolorosissimo per durata ed intensità; Caterina Maria Vittoria Arrigoni ci fa conoscere la beata Albertina Berkenbrock, brasiliana, il cui martirio ha tante similitudini con quello di Maria Goretti; Anna Maria Serra e Maria Pia Trogu ci portano nella terra di Orgosolo, in Sardegna, per ammirare la virtù e l’eroicità della beata Antonia Mesina; Iolanda Tallarico scrive sulla beata Teresa Bracco, la santa Maria Goretti delle Langhe; Elisa Flamini sulla beata Anna Kolesarova, slovacca, una delle ultime beatificate, nel 2018; Maria Chiara Mastroberti traccia un profilo della beata Pierina Morosini, bergamasca, come molte altre ragazze morte per difendere la loro purezza nel XX secolo; Sara Sanna ci racconta infine la vita e la morte della beata Maria Clementina Anuarite la giovane suora martire congolese, nota con gli appellativi di “Maria Goretti nera” e “sant’Agnese dell’Africa”. Le martiri della purezza, ci spiega Chiara Dolce nel suo saggio conclusivo, furono donne forti, eroicamente e soprannaturalmente capaci di compiere in modo perfetto la loro vocazione. Fabiola Chay, attraverso la sua ricerca iconografica, ha riportato le loro figure alla nostra memoria.

Una legione di giovani donne, vissute in epoche e luoghi diversi che hanno ripetuto tutte, con le labbra o con il cuore, le parole della beata Albertina Berkenbrock la quale, resistendo al suo assassino, disse: «Io non voglio il peccato!»

Molte sono state le “seguaci” di sant’Agnese nei primi secoli della Chiesa ma nessun secolo ha visto tante martiri della purezza come il Ventesimo, il secolo delle due grandi guerre mondiali, della rivoluzione del Sessantotto ma anche delle apparizioni di Fatima nel 1917. La Madonna, apparendo alla piccola veggente Giacinta, aveva detto che «i peccati che portano più anime all’inferno sono i peccati della carne» e per questo Ella «desiderava molte anime vergini», che si legassero «a lei con il voto di castità». Molto simile era stato il messaggio della Madonna a Quito, in Ecuador, tra la fine del XVI e gli inizi del XVII secolo. In questo caso la Madonna, apparendo a madre Mariana Francisca de Jesús Torres, aveva annunciato la profonda apostasia della società nel secolo XX a causa «della quasi totale corruzione dei costumi». E aggiunse: uno «spirito avvelenato di impurità saturerà l’atmosfera» che, «come un oceano ripugnante, inonderà le strade, le piazze e i luoghi pubblici con un’incredibile libertà. Non vi saranno quasi più anime vergini nel mondo. Il fiore delicato della verginità, timido e minacciato di completa estinzione, risplenderà molto da lontano (…) Senza verginità, sarebbe necessario che sopra questi Paesi cadesse il fuoco del Cielo, per purificarli» (Messaggio della Madonna del 2 febbraio 1634, in Mons. Dr. Luis E. Cadena y Almeida, Madera para Esculpir la Imagen de una Santa, Foundation for a Christian Civilization, Bedford (NY) 1987, pp. 117-118).

Non sorprende dunque che in questo stesso secolo XX la Madonna abbia scelto delle anime pure che si «legassero a Lei con il voto di castità». Questa è una caratteristica che accomuna quasi tutte le martiri della purezza del XX secolo. Leggendo le loro biografie emerge magnificamente questa loro decisione di essere “tutte” di Dio, di non cedere in nulla al peccato, della ricerca continua della modestia nel vestire e nel comportamento, di una vita trascorsa tra la preghiera, l’adempimento del proprio dovere, lo spirito di obbedienza. Tutte giovani, tutte vergini, tutte appartenenti a famiglie povere ma profondamente cristiane.

In un secolo immerso nell’edonismo e nel relativismo in cui l’uomo si ribella all’ordine creato da Dio con un’esplosione di orgoglio e di sensualità, queste giovani donne emanano un profumo di virtù e di bene che ancora si sente nei luoghi dove hanno vissuto e hanno versato il loro sangue. Brillano come stelle nel firmamento e sono esempio e monito per la nostra società: malgrado «i torrenti d’iniquità che inondano tutta la terra» (S. Luigi Maria Grignion de Montfort, Preghiera infuocata), le anime che si affidano alla Santissima Vergine e che a Lei si consacrano, non solo non verranno contaminate ma saranno «più bianche della neve» (ivi) perché il fango del peccato non avrà mai sfiorato la loro anima.

«La purezza prepara e predispone alla visione di Dio – spiega san Tommaso – e consiste nella purificazione della volontà dagli affetti disordinati» (Summa Theologiae, II-II, 8,7). Questa «purificazione della volontà dagli affetti disordinati» corrisponde al non voler altro che la gloria di Dio in tutto e coincide con la beatitudine evangelica: «beati i puri di cuore perché vedranno Dio». I puri di cuore sono le anime non contaminate dal peccato, e in particolare dal peccato impuro. La purezza di cuore consiste dunque nel non conservare niente nel cuore che sia, o poco o tanto, contrario a Dio e all’azione della grazia.

Un’unica creatura ha conservato il Suo cuore sempre perfettamente puro e privo di qualsiasi ombra di peccato. Tutto il Suo essere, la Sua mente, il Suo cuore, erano sempre immersi in Dio, dimenticando sé stessa per non cercare altro che la Sua gloria. Le Sante presentate in queste pagine sono un riflesso di questa attitudine della Beatissima Vergine Maria che ha ottenuto per loro la grazia di rimanere indefettibilmente fedeli al loro Dio, fino a versare, come Lui, l’ultima goccia del loro sangue. Lì dove sovrabbonda il peccato, sovrabbonda la Grazia (Rm 5, 20).

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