MAROCCO: via ad un vasto programma di islamizzazione

Procede senza tregua il piano di islamizzazione forzata portato avanti con convinzione e determinazione nei Paesi musulmani (e non solo…).

Una riprova giunge dal Marocco, dove proprio nei giorni scorsi il ministro degli Affari Islamici Ahmed Tawfiq ha candidamente ammesso di aver promosso un vasto programma di riforma religiosa, peraltro voluta ed annunciata lo scorso anno già da Re Mohammed VI. Tale programma prevede – tra l’altro – una campagna di indottrinamento dei 45 mila imam operanti nelle città e nelle campagne, anche le più disperse del Regno; imam ritenuti «elementi essenziali», ma nell’82% dei casi, secondo le statistiche del 2006, rivelatisi «privi di qualsiasi formazione di base – come ha evidenziato il Ministro –. Conoscono giusto il corano a memoria», nulla più. Troppo poco.

Per questo, per attuare tale strategia non si è badato a spese: sono stati investiti circa 19 milioni di euro in «un’operazione su vasta scala e senza eguali al mondo – ha dichiarato senza remore Tawfiq alla stampa –. Questo programma aspira a dare alla comunità marocchina un inquadramento religioso al passo coi tempi e con le esigenze imposte dalla società di oggi, anche in termini di preservazione dell’identità nazionale». Millequattrocentotrentadue centri di formazione (ed altrettanti istruttori) sono già stati selezionati tra i luoghi di culto del Regno.

Dal 2006, il Marocco forma ogni anno circa 150 imam, che – d’ora in poi – dovranno necessariamente esser scelti tra quanti siano laureati e conoscano nozioni-base quali, tra l’altro, la dottrina malachita, l’educazione spirituale, il ruolo della moschea e via dicendo. A fronte di tutto questo, le velenose accuse di “integralismo” che in Occidente si levano – in nome di un falso ed ideologico “dialogo interreligioso” – contro tutto quanto in ambito cattolico sia anche semplicemente in odore di “nuova evangelizzazione”, fanno davvero sorridere. O meglio, piangere…

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