Marcello Pera: la guerra del laicismo

di Giuseppe Rusconi su Il Consulente Re

Marcello Pera:<br>la guerra del laicismo Era molto attesa l’annunciata conferenza di Marcello Pera nella sede della Fondazione Lepanto, a santa Balbina presso le Terme di Caracalla. Una serata che seguiva quella, coronata da successo, con Giuliano Ferrara, direttore de “Il Foglio”. Il pubblico non mancava nemmeno giovedì 22, un pubblico che ha seguito con grande attenzione – diremmo con compartecipazione – le riflessioni del presidente emerito del Senato prima sul momento politico (era reduce dalla tormentata direzione nazionale del Pdl nell’Auditorio di via della Conciliazione), poi sulla difficile situazione in cui è venuta a trovarsi la Chiesa cattolica, fatta oggetto di attacchi tanto violenti quanto incessanti che prendono spunto dal tristo e triste scandalo della pedofilia di alcuni suoi membri e dalle sciagurate coperture ad essi concesse da non pochi presuli.

Aprendo la serata, Roberto de Mattei (presidente della Fondazione Lepanto) ha ricordato l’incisiva ‘Lettera’ dell’intellettuale toscano apparsa nel Corriere della Sera del 17 marzo e citata anche dal presidente maltese Abela durante il saluto a Benedetto XVI in occasione della recente visita papale sull’isola. Nello scritto Marcello Pera smascherava le reali intenzioni di chi vuole minare la legittimazione della Chiesa cattolica anche come istituzione affidabile per l’educazione delle giovani generazioni.

Dopo aver esposto le sue impressioni sulla difficile situazione all’interno della maggioranza di centro-destra e aver esternato forti timori di una crescita dell’instabilità politica in Italia (con le note new entry troppi ormai sono gli ‘orfani’ partitici in giro, divisi su tutto, ma pronti a coalizzarsi per mettere i bastoni nelle ruote del governo), il presidente emerito del Senato ha rivolto lo sguardo all’Europa, attraversata anche da una grande crisi etico-civile. La politica dovrebbe dare una risposta a tale disagio di natura identitaria, che concerne il ‘chi siamo?’, ‘dove andiamo?’: se non lo facesse, “verrebbe spazzata via”, essendosi palesemente ridotta a un gioco di interessi di bottega. La crisi etico-civile furoreggia “in Olanda, nel Belgio, nella Francia degli ultimi anni”. In Italia? “Non vorrei che cogliesse in pieno pure l’Italia”, un Paese di grandi tradizioni e di diritti consolidati. Eppure anche da noi “sono in tanti a volere le risposte di carattere esistenziale, le attendono, perché hanno necessità di ascoltare dalla politica qualche parola profonda, che educhi, che non sia legata al contingente “.

Il laicismo, che ha sostituito ormai il vecchio comunismo, attacca nel modo più sfrenato. Marcello Pera è cosciente che la situazione si aggrava ogni giorno di più. Si cerca di mettere sotto ricatto gli uomini di buona volontà: “Se difendi il Papa, difendi i pedofili”. Un ricatto che viene respinto dall’intellettuale toscano, che comprende “la gravità di quanto accaduto, sempre quando sia accaduto”, ma difende ugualmente Benedetto XVI. Per Marcello Pera “la guerra in corso non riguarda solo papa Ratzinger, ma anche i suoi successori, che il laicismo vuole intimorire”. Li vuole (“per usare una parola che detesto”) “dialoganti”. Se ciò succedesse, “il laicismo avrebbe vinto, perché la Chiesa si ridurrebbe alla modernità, alla democrazia, a essere un partito come gli altri”. Questo significherebbe “la fine delle nostre speranze”. Quella in corso è “una battaglia di civiltà, come nel 1948”, che – ha evidenziato il relatore – “vorrei combattere e, essendo presuntuoso, anche vincere”. Ma per riuscirci “c’è bisogno di gente che ascolti, che faccia della battaglia una bandiera”.

Oggi “abbiamo una fortuna enorme”. Quale? “Per la prima volta lo Spirito Santo ci ha dato un Papa laico, che si mette sullo stesso terreno dei laici, che li sfida a rispondere alle grandi domande di civiltà”. Che cosa fate per spiegare la nostra civiltà? Per difenderla? chiede Benedetto XVI. Chi ha scelto relativismo e nichilismo non è più in grado di difenderla – ha osservato Marcello Pera – nei momenti in cui, come oggi, “è attaccata dall’Islam” (forte applauso).

Papa Ratzinger ha chiesto collaborazione, “non ne fa una questione di steccati, ha ammesso che il cristianesimo in questi anni è una minoranza in Europa, una minoranza che dev’essere creativa e che deve far appello ad altre minoranze creative di ogni credenza”. Dobbiamo “ringraziare il Papa”, perché difende tutti noi, ci domanda di avere un’identità forte, poiché “altrimenti il dialogo non sarebbe tale, avendo già un vincitore annunciato”. Anche qui spesso si tenta di ricattarci, con l’accusa di “razzismo”. Ma, ha rilevato Marcello Pera, “non è vero che difendere la propria identità significhi essere ostili all’altro”.

Dobbiamo essere consapevoli (“E’ necessario”) della grande sfida cui siamo confrontati. Il relatore ha girato e gira tutta l’Italia e crede che finalmente “qualcosa si stia movendo” e che “la battaglia non sia né vana né perduta”. Certo bisogna aver fede, non bisogna arrendersi anche se c’è un lavoro difficile da fare, quasi da catacombe”. La politica prima o poi dovrà ascoltare, dovrà farsi carico di una risposta vera alle domande sull’identità.

Gratificato di un applauso forte e insistito da parte della sala e prima di rispondere a una serie di domande (in parte di politica italiana) postegli dai presenti, Marcello Pera ha anche invitato a partecipare in massa all’appuntamento del 16 maggio in Piazza San Pietro. Dobbiamo andarci “per lui, per il Papa, ma anche per noi, per il nostro futuro”.

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