Magdi C. Allam con lingua franca

Giuseppe Rusconi (Il Consulente Re)

Magdi C. Allam<br> con lingua franca Tra gli argomenti la conversione, l’entrata in politica, l’islamicamente corretto, l’iniziativa svizzera anti-minareti, la situazione in Turchia, la linea seguita dalla diplomazia vaticana

Nel tardo pomeriggio del 7 giugno, invitato dalla “Fondazione Lepanto” presieduta da Roberto de Mattei, Magdi Cristiano Allam ha parlato a Roma – davanti a un folto pubblico che l’ha molto applaudito – de “La crisi della globalizzazione e i nuovi modelli di sviluppo in Europa”. Dopo la conferenza l’intellettuale italo-egiziano, su cui continuano a vegliare gli uomini di scorta, ci ha volentieri rilasciato l’intervista che segue. Allam ha detto di non essersi per niente pentito né di essersi convertito al cattolicesimo né di essere entrato attivamente in politica per promuovere l’idea di un’Europa fondata sui valori irrinunciabili più volte richiamati da papa Benedetto XVI. Difendendo le sue scelte di vita, grato al Santo Padre per averlo voluto battezzare nella veglia pasquale di due anni fa, Allam ha ammonito a non cadere nella trappola dell’islamicamente corretto. Di cui sono stati prova ad esempio l’uragano di dichiarazioni ufficiali negative al voto svizzero anti-minareti e la mancata reazione della magistratura alla provocatoria occupazione musulmana di piazza del Duomo per una preghiera collettiva. Dura poi la critica di Allam alla diplomazia vaticana (che per lui condiziona anche Benedetto XVI), di cui non condivide la linea accondiscendente verso i regimi islamici (ivi compresa naturalmente la Turchia). Del resto, sempre secondo l’odierno eurodeputato, la stessa diplomazia aveva cercato di impedire fino all’ultimo che fosse il Papa a battezzarlo il 22 marzo 2008.

Magdi Cristiano Allam, il 2008 è stato un anno molto importante per Lei, ha costituito una vera svolta nella Sua vita. Il 22 marzo, durante la Veglia pasquale, è divenuto cattolico; il 30 novembre ha dato l’addio al giornalismo per darsi a tempo pieno alla politica. Incominciamo dal 22 marzo: Lei non ha mai avuto ripensamenti sulla Sua scelta religiosa?

Considero che il dono della fede cristiana e il regalo del Battesimo ricevuto dal Santo Padre rappresentino in assoluto l’evento più importante della mia vita. Un vero spartiacque, che ha cambiato radicalmente la mia vita e che ho accolto con gioia immensa, considerandolo una grazia. Da allora cerco di essere, pur nella limitatezza della realtà umana, sempre più vicino e sempre più simile alla Verità di Cristo.

Lei nella Veglia pasquale del 22 marzo 2008 è stato battezzato da papa Benedetto XVI (anche cresimato e ha fatto la Prima Comunione). C’è stato chi Le ha rimproverato un esibizionismo fuori luogo, una pubblicizzazione indecorosa di una scelta che i critici ritengono privata…

Credo che tali critici non conoscano la realtà dei fatti. Ogni anno, nella notte della Veglia pasquale nella Basilica di San Pietro, il Papa battezza degli adulti. E tutti gli anni tale rito viene ripreso in televisione. Allora non è che le televisioni abbiano ripreso il rito perché c’ero io: hanno agito secondo una consuetudine collaudata. In secondo luogo tutti dovrebbero sapere che non sono stato io a decidere che fosse il Santo Padre a battezzarmi: è stata una sua scelta precisa. Lei vede che l’accusa di “esibizionismo” sarebbe oltraggiosa nei confronti del Papa. Infine bisogna evidenziare che il Battesimo è certamente un fatto personale, ma non privato: non ci si battezza privatamente, ma pubblicamente. Il Battesimo è ancora di più una festa, una festa del popolo cristiano lieto di avere al suo interno nuovi cristiani. La domanda vera, per me, dovrebbe essere un’altra: come mai oggi dei cristiani, in terra cristiana, nella culla del Cattolicesimo, arrivano ad immaginare che il battesimo pubblico di un musulmano rappresenti un fatto che può ingenerare preoccupazione? Tanto da preferire che il musulmano che si converte al cristianesimo lo faccia in modo che non se ne accorga nessuno…

Infatti le modalità del Suo Battesimo sono state definite “provocatorie” anche da alcuni cattolici…

Tutto ciò purtroppo non accade in Arabia Saudita o in Afghanistan, dove l’essere cristiani comporta automaticamente la condanna, a volte a morte, ma in una terra cristiana, libera, democratica, dove l’esercizio della libertà religiosa è ampiamente garantito a tutti. Se un cristiano si converte all’islam nessuno lo critica, lo minaccia e lo condanna; però, se accade l’opposto, se un musulmano sceglie in tutta libertà di diventare cristiano, viene automaticamente condannato a morte dai musulmani in quanto ‘apostata’ e nel contempo criticato da alcuni cristiani che temono sia messa a repentaglio la loro sicurezza. E’ la paura che ispira tali critiche. Mi auguro che giunga presto il giorno in cui la conversione di mille Magdi Allam in Magdi Cristiano Allam passi inosservata, sotto silenzio: vorrà dire che finalmente la conversione convinta e orgogliosa di un musulmano alla fede cristiana sarà considerata normale.

Il 30 novembre 2008 Lei si congedò dai lettori del ‘Corriere della Sera’ optando per la scelta politica di difendere e promuovere un’Europa fondata sui valori del Cristianesimo. Lei il 7 giugno 2009 è stato eletto eurodeputato (indipendente in quota Udc, capolista nel Nord-Ovest, con quasi quarantamila voti di preferenza). Pagante fin qui tale scelta?

E’ stata una mia scelta che si ispira a una volontà di essere pienamente me stesso nella coerenza tra ciò che dico, ciò che faccio e ciò in cui credo. Mi sono ispirato anche all’appello (ripetuto) di Benedetto XVI alla presenza di una generazione di cattolici impegnati in politica. E’ stata una scelta fatta a dispetto della sua sconvenienza da tanti punti di vista: la materialità, la visibilità… La mia posizione di vice-direttore del Corriere della Sera era molto più vantaggiosa. Mi sono un po’ sentito nei panni di san Francesco, che si spoglia delle sue fortune per aderire a una missione. Sì, perché per me l’impegno politico è una missione, che casualmente ma provvidenzialmente è incominciata al Parlamento europeo, probabilmente per farmi toccare con mano la povertà spirituale di quest’Europa…

L’Europa unita nelle fattezze attuali ha il grande merito – tutt’altro che banale! – di aver preservato l’Occidente da una nuova guerra (ma non dimentichiamo i massacri nella ex-Jugoslavia!); però – quanto al resto – appare come una capillare e tirannica costruzione burocratica senza un minimo di anima che si elevi al di sopra dell’invenzione (non certo indiscussa, visti i risultati) di una moneta comune… Torniamo ai due anni passati dalla Sua doppia scelta: i fatti di rilievo suscettibili di un Suo commento non sono mancati… vorremmo sentire il Suo parere su due in particolare. Il primo è il risultato del referendum svizzero che ha bloccato la costruzione di nuovi minareti: il sì all’iniziativa ha dato fiato a tante furibonde condanne verbali, spesso condite di insipienza… e l’ONU e l’UE e organismi islamici e le Chiese e ministri vari e presidenti di Parlamenti e politici di diverso colore e…

… il ministro degli esteri italiano, anche lui si è accodato alla condanna…

Tanto bailamme di reazioni contro una democraticissima decisione popolare, che non impedisce certo ai musulmani la pratica pubblica della loro fede, non L’ha preoccupata?

Sì. Mi ha molto preoccupato e molto mi preoccupa, essendo la dimostrazione di quanto sia imperante l’islamicamente corretto. Si diffonde la sottomissione ad una paura che ci porta ad immaginare che per amare i musulmani si debba sposare l’islam; sembrerebbe che dobbiamo assecondare le istanze identitarie e valoriali degli islamici anche nella consapevolezza che sono in contrasto con i diritti fondamentali della persona, con i valori non negoziabili. Questa è una forma di sottomissione al terrorismo dei taglialingua: abbiamo a tal punto paura degli islamici che finiamo per autocensurarci, finendo per esaltare i nostri aspiranti carnefici.

Sempre a proposito del referendum anti-minareti voci per così dire autorevoli hanno parlato di atto contro la libertà religiosa…

A rigore non lo è, perché non si è detto che i musulmani non hanno il diritto di pregare e non si è detto che non devono avere luoghi di culto islamici. Il voto svizzero ha invece mostrato una preoccupazione popolare crescente contro un simbolo identitario, che giustamente suscita timori per quella che è la realtà dell’integralismo islamico, che ha trasformato l’Europa in una sua roccaforte. Sono sempre molto attento a quanto l’opinione pubblica manifesta e sono sempre molto rispettoso del sentimento popolare, anche quando può sembrare talvolta esagerato. Bisogna però mettersi nei panni di chi si esprime in tal modo. Pensi ad esempio ai cittadini torinesi di Porta Palazzo, che si sono ritrovati con il valore della propria abitazione dimezzato, con il quartiere degradato, con la crescita del radicalismo islamico al punto che oggi Porta Palazzo non è più un quartiere del centro storico della capitale sabauda, ma un quartiere musulmano.

Si potrebbe pensare anche ai milanesi che hanno assistito alla preghiera musulmana in Piazza del Duomo il 3 gennaio del 2009…

Erano in circa duemila gli islamici che hanno occupato Piazza del Duomo a Milano, ostentando in modo provocatorio la preghiera collettiva islamica di fronte a un grande simbolo della Cristianità, bruciando inoltre bandiere di Israele, ferendo quattro agenti di polizia: il tutto senza subire alcuna sanzione. La Procura di Milano non è intervenuta, quando era costretta dalla legge a intervenire, essendo stati commessi diversi reati in quell’occasione. Insomma, per paura, non siamo più in grado di far rispettare le leggi dentro casa nostra.

Tra le critiche più dure al voto svizzero del 29 novembre 2009 quelle del premier turco Erdogan, che ha addirittura intimato alla Svizzera di annullare il risultato del referendum. Ecco, siamo alla Turchia… Ancora nel 2004 il cardinale Ratzinger, ad agosto al Figaro e a settembre a un convegno a Velletri, rispondendo in modo molto articolato a due nostre domande (vedi Il Giornale del Popolo del 20 settembre e Il Consulente RE 8/2004 e 4/2005), si era detto contrario per ragioni storiche e culturali all’ingresso della Turchia nell’UE. Poi, da Papa, ha ‘ammorbidito’ la sua posizione… , ma si sa che un Papa deve comprendere nel suo ragionare pubblico argomenti che un cardinale può permettersi di trascurare…

Oggettivamente la realtà della Turchia è peggiorata dal 2004: è sempre più radicale, sempre più in sintonia con il terrorismo islamico espresso sia da Hamas sia nell’alleanza con Siria e in particolare con l’Iran, guidato da un regime che non perde occasione di preconizzare l’annientamento fisico dello Stato ebraico. La posizione odierna di papa Benedetto XVI rispetto a quella cardinale Ratzinger risente – e me ne dispiace – dei condizionamenti della diplomazia vaticana…

… che per sua natura deve cercare di salvaguardare questo e quello…

La diplomazia vaticana è quella che fino all’ultimo istante tentò di impedire a papa Benedetto XVI di celebrare il mio Battesimo… La diplomazia temeva le conseguenze di questo atto pubblico. Il Santo Padre in quell’occasione è stato un autentico testimone non solo di fede, ma anche di libertà. Purtroppo la burocrazia vaticana – che opera secondo la logica della Ragion di Stato, il che la porta a non volere contrasti con nessun Paese al mondo – si sottomette facilmente all’arbitrio dei governi islamici. Con la conseguenza che la gestione dei casi ‘delicati’ appare più che discutibile. Pensi a quanto successo dopo il discorso papale di Ratisbona del 12 settembre 2006 o per la riconciliazione con i lefevriani o – è proprio di questi giorni – alla linea tenuta dopo l’assassinio di monsignor Padovese, presidente della conferenza episcopale turca.

La ragione addotta dalla diplomazia vaticana in un caso come quest’ultimo è quella prevalente da molti anni (vedi ad esempio la scelta controversa dell’Ostpolitik): non irritare i governi per non complicare ulteriormente la situazione dei cristiani di quei Paesi…

Se tale ragione fosse valida e confermata dai risultati, potremmo anche considerarla come plausibile. La verità è che monsignor Padovese è stato assassinato su mandato del terrorismo islamico e l’atteggiamento vaticano più che prudente, di accondiscendenza, di paura non porta a salvaguardare la presenza – autoctona! fino al VII secolo tutto il Mediterraneo era cristiano! – dei cristiani in terra islamica. Non solo, ma accresce l’intransigenza dei governi e degli estremisti islamici. Per loro cristiani ed ebrei sono eretici: l’obiettivo nel nostro caso è di islamizzare il mondo. E i nostri segni manifesti di paura sono considerati come un incoraggiamento ad andare avanti fino alla vittoria finale. Se non comprendiamo questo, se immaginiamo che gli altri siano automaticamente a nostra immagine e somiglianza, attribuendo loro categorie cartesiano quando ciò che li ispira è esclusivamente il credo coranico e la coscienza di dover islamizzare il mondo, noi ci comportiamo da naif, che vegetano in una ‘terra di nessuno’ pronta per essere conquistata.

Donazione Corrispondenza romana