Macron ora pretende di avere un islam “democratico”

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(Mauro Faverzani) O l’Eliseo, nonostante l’alto prezzo in vite umane pagato dalla Francia alla jihad, non ha ancora ben compreso quale sia il vero volto dell’islam oppure lo ha compreso, ma, pur di portare a casa l’illusione di un successo politico purchessia, è pronto ad accontentarsi di accordi-papocchio, aventi la stessa consistenza della carta velina, da gettare come fumo negli occhi dell’opposizione e dell’opinione pubblica.

Si presenta così l’accordo annunciato sabato scorso dal CFCM-Consiglio francese del culto musulmano circa l’elaborazione di una «carta dei principi» dell’islam; nella più benevola delle ipotesi si può parlare di un’intesa soltanto di massima: il documento, infatti, non è stato ancora convalidato da tutte le federazioni aderenti al CFCM, dopodiché dev’essere trasmesso ad Emmanuel Macron, per cui la versione definitiva del testo non è ancora stata resa pubblica.

Ma quel che è trapelato è già sufficiente, per dubitare che siano state poste davvero solide basi per una convivenza pacifica tra islam e Repubblica. Nonostante il ministro dell’Interno, Gérald Darmanin, nel corso di una riunione svoltasi a Beauvau con i leader delle tre principali correnti islamiche, abbia parlato di un «progresso molto significativo» e di un impegno contro «l’islam politico», è certo che il tavolo delle trattative solo un mese fa fosse quasi “saltato” a causa delle divergenze interne, e che il rettore della grande moschea di Parigi, Chems-Eddine Hafiz, alla fine di dicembre, avesse abbandonato clamorosamente le negoziazioni, sbattendo la porta. A volere tale accordo a tutti i costi è stato fin dall’inizio Macron, per uno scopo principalmente politico, quello di rafforzare la sua offensiva dichiarata contro l’islam radicale e quello di avviare una ristrutturazione della presenza musulmana in Francia: per questo, a metà novembre, il presidente francese ha chiesto ai vertici del CFCM di mettere a punto un documento, in cui il Consiglio si impegnasse, nero su bianco, a rafforzare «il rispetto dei principi della Repubblica», per giungere alla creazione del CNI, il Consiglio nazionale degli imam. Ancora agli inizi di gennaio, però, tutto era in alto mare, anzi i contrasti tra l’ala più radicale e quella più moderata rischiavano realisticamente di far capitolare miseramente l’ambizione di Macron, che a quel punto ha buttato i pugni sul tavolo ed ha intimato alle federazioni islamiche rimaste di «superare le divergenze, di ritrovarsi e di uscire» dall’impasse.
Alla fine si è raffazzonata un’intesa, convergendo su di una soluzione al ribasso. In un proprio comunicato, il CFCM ha annunciato di aver trovato la quadra ed ha presentato un accordo «sulla compatibilità della fede musulmana coi principi della Repubblica, sul rifiuto della strumentalizzazione dell’islam per fini politici, sulla non-ingerenza degli Stati [stranieri-NdR] nell’esercizio del culto musulmano in Francia e sul principio di uguaglianza Uomo-Donna». Già da qui si può intuire quanto lontani siano tali propositi dall’islam reale. Ma la fragilità del compromesso messo in piedi si evince più dalle frasi cancellate che da quelle scritte.

Il settimanale Charlie Hebdo, a suo tempo profondamente colpito dal terrorismo islamico, ha dichiarato di aver avuto la possibilità di leggere l’«ultima versione» del testo dell’accordo, almeno quella datata dicembre ed all’epoca «ancora in via di elaborazione».


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Ebbene, sarebbe stata eliminata la seguente frase: «Il fatto che una federazione [islamica-NdR] non revochi un imam contravvenente e/o che non proceda alla sua esclusione può legittimare l’esclusione della suddetta federazione». Tolto anche il passaggio, con capriole lessicali da saltimbanchi della diplomazia sintattica, con cui i firmatari si sarebbero dovuti impegnare «a rifiutarsi d’aderire a qualsiasi azione che promuova ciò ch’è conosciuto sotto l’appellativo di islam politico».

Cancellato anche il riferimento, teso ad impegnare le sigle sottoscrittrici «a non usare l’islam per le necessità di un’agenda politica dettata da una potenza straniera, che neghi la pluralità consustanziale all’islam, rigetti la libertà di coscienza, la democrazia, l’eguaglianza donne-uomini o che promuova l’omofobia, la misoginia, il razzismo o l’antisemitismo. Noi rifiutiamo che i luoghi di culto servano a diffondere discorsi politici o che importino conflitti, in corso in altre parti del mondo». Sono cioè state tolte tutte quelle frasi, che avrebbero dato senso e sostanza all’intesa, d’altro canto, però, proprio per questo totalmente incompatibili con l’islam reale, cui è impossibile chiedere di sottoscrivere concetti quali democrazia, egualitarismo gender, libertà di coscienza e via elencando: pretenderlo vuol dire non aver mai letto il Corano.

È già certo sin d’ora che il rettore della grande moschea di Parigi non figurerà tra i firmatari. Una scelta quanto meno coerente rispetto ad un testo surreale ed, in questo senso, assolutamente non vincolante. Non è con una propaganda ipocrita e demagogica, fatta a colpi di intese fragili sin da principio, che la Francia e l’Europa possono sperare di sottrarsi ai pericoli, cui politiche immigrazionistiche totalmente ideologiche ci hanno esposti da anni ed ancora ci espongono. 


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