Macron, Metsola e l’abisso che ci attende

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Quando la Francia ha assunto la presidenza dell’Unione europea il 19 gennaio, il presidente francese Emmanuel Macron ha chiesto l’inclusione dell’aborto nella Carta dei diritti fondamentali. La Carta, approvata a Nizza nel 2000 e ratificata dal Trattato di Lisbona nel 2007, è intesa come una sorta di carta costituzionale europea. Accanto a Macron, l’europarlamentare maltese Roberta Metsola è stata eletta presidente del Parlamento europeo, a Strasburgo il giorno prima, sostituendo David Sassoli.

Al momento della sua elezione, Metsola ha voluto rassicurare coloro che erano preoccupati per le sue precedenti dichiarazioni contro l’aborto: “La mia posizione è quella del Parlamento europeo”. Tale conformità alle decisioni della maggioranza dei parlamentari, si applicherebbe presumibilmente, non solo all’aborto, ma a qualsiasi abominio che l’assemblea potrebbe approvare. Il giorno dopo, il presidente Metsola ha ascoltato le parole di Macron senza battere ciglio.

La dichiarazione di Macron sull’aborto come diritto umano, fatta davanti all’assemblea plenaria, che comprendeva molti cattolici e conservatori, ha costituito una sfida diretta – paragonabile a quella del predecessore di Macron, Jacques Chirac, quando si oppose a qualsiasi riferimento alle origini cristiane dell’Europa nella Carta dei diritti, per rispetto alla tradizione laica e rivoluzionaria della Francia.

La Rivoluzione Francese ha ancora un peso, ben nel ventunesimo secolo; tutti i diritti moderni e postmoderni hanno origine dalla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino del 1789, compreso lo slogan femminista “il mio corpo, la mia scelta”, su cui si fonda il presunto “diritto all’aborto”. Chiunque di buona coscienza deve opporsi a tali proclamazioni di pseudo-diritti con un no assoluto; senza eccezione e senza compromessi.

La ragione, la coscienza e la legge naturale, impressa nei nostri cuori, ci dicono che in nessun caso è lecito uccidere un essere umano innocente. La proibizione dell’aborto, dell’infanticidio, dell’eutanasia e dell’omicidio in generale si basa su questa legge, che è assoluta; senza possibili compromessi o eccezioni. Se si ammette un’eccezione alla legge morale, tutta la morale crolla.

In questo senso, la promessa di compromesso di Roberta Metsola non appare meno grave della provocazione anticristiana di Emmanuel Macron. Macron è un nemico giurato del diritto naturale e cristiano, che tenta di trasformare un crimine in un diritto costituzionale; Metsola è un’amica senza fede che, accettando questa dissimulazione, contribuisce al disarmo psicologico e morale dei difensori della vita. Il risultato è la banalizzazione del male che ha portato, in molti paesi, tra cui l’Italia, all’uccisione di massa attraverso la pillola abortiva. È stato riportato che, in molte regioni d’Italia, i farmaci abortivi fai da te sono diventati il metodo primario di aborto, superando di gran lunga gli aborti chirurgici (La Repubblica, 28 gennaio 2021). Evitando il trauma psicologico dell’intervento ospedaliero, le coscienze si intorpidiscono più facilmente, mentre l’impatto sulla società diventa più difficile da misurare.

Ma dobbiamo ricordare che c’è una punizione per ogni peccato. E più grave è il peccato, più grave è la punizione. I peccati individuali hanno tutti la loro punizione, sia in questo mondo che nell’altro. Ma quando i peccati sono sociali, commessi da una nazione o da più nazioni, la punizione deve avvenire sulla terra, perché le nazioni, a differenza degli uomini, non hanno un destino eterno.

La pandemia in corso, i venti di guerra che soffiano dall’Europa orientale, la possibile esplosione di una crisi economica; tutti questi fatti inquietanti dovrebbero farci riflettere. Quando manca la riflessione, le nazioni si affrettano, con un abbandono sconsiderato, verso l’abisso che le attende. Per i riflessivi e i retti di coscienza, non resta che continuare a pregare e a lottare, affidando tutto alle mani di Dio.

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