Ma l’Islam vince comunque, anche in Europa

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ISLAM: LEGO CAPITOLA E TAGLIA GIOCO CON MOSCHEALa notizia suona più o meno così. Austria: la Lego lancia una serie di “costruzioni” legate a Guerre Stellari. In una di queste c’è un tempio, il palazzo di Jabba, la cui architettura appare ad un papà musulmano come troppo somigliante alla basilica-moschea di Santa Sofia. L’offesa all’Islam non può passare inosservata. Non si scherza con i simboli religiosi.
La comunità islamica austriaca accusa la Lego di “razzismo anti-islamico” e chiede ufficialmente di ritirare il gioco dal mercato. L’azienda danese ha pure cercato di dimostrare che la somiglianza non esisteva e forse avrebbe avuto anche ragione. Ma… la Lego, che è la Lego e non il carpentiere di periferia, ha preferito comunque ritirare il gioco. Si è “piegata, probabilmente per evitare di subire ritorsioni a livello commerciale”.
L’articolo è riportato da Il Giornale del 3 aprile 2013.
Non so se ci rendiamo conto delle implicazioni di ciò che è successo. Una semplice allusione, nemmeno un riferimento esplicito, all’interno di un gioco ha procurato offesa ad una religione. Come conseguenza, una multinazionale impaurita ha chinato il capo e fatto dietrofront.
Sarebbe mai successo se a protestare fosse stato un membro di un’altra religione, non solo in Arabia Saudita o in Pakistan, ma in Europa? E neanche per un giochino, ma per atti ben più gravi?

Andiamo per ordine. L’accusa di “razzismo anti-islamico” può benissimo essere definita come “Islamofobia”, una delle nuove -fobie emergenti e costruite sulla più classica “xenofobia”. Bisogna precisare però una cosa: Cristianofobia e Islamofobia sono sullo stesso livello, insieme all’Antisemitismo. In pratica sono lo stesso concetto, riferito a comunità diverse. A dirlo non è questo sito, ma due risoluzioni dell’Onu, una dell’11 novembre 2003 [1] e l’altra del 22 novembre 2011 [2].
Tuttavia, ogni giorno su “NoCristianofobia” riportiamo continue aggressioni culturali e fisiche a Cristiani e Cattolici. Alcune anche molto violente. E sempre più spesso notiamo e documentiamo una disparità di trattamento. Perché?

La risposta non è semplice, ma un aiuto può provenire da un testo universitario molto importante del 2003. Si tratta di The New Anti-Catholicism di Philip Jenkins, pubblicato dalla Oxford University. Nell’introduzione troviamo sin da subito una specifica interessante: la differenza fra l’anti-cattolicesimo e tutti gli altri anti-qualcosa è nella distinzione fra “istituzione” e “persone”.
È più facile prendersela con la Chiesa Cattolica perché non rappresenta solo un popolo e una religione, ma anche un’istituzione con una gerarchia, una sede ben precisa, un capo. Sottolinea Jenkins: se non è scorretto aggredire un’istituzione, almeno in termini di opinione pubblica, è scorrettissimo invece prendersela con un gruppo. La frase “la perversa Chiesa Cattolica” non corrisponde a “la perversa popolazione di colore”, “la perversa comunità gay” o “la perversa comunità ebraica”. Se la prima appare come politicamente corretta, le altre sembrano orribili frasi razziste. Eppure sono la stessa cosa.

Il gioco è sottile, ma ben utilizzato. Talmente insidioso che anche gli stessi cattolici non ne sono immuni: “La ragione per cui la maggior parte dei Cattolici non sono preoccupati dall’anti-Cattolicesimo è che non ne sono urtati” [Jenkins, p. 6].
Un ultimo esempio: Jenkins riporta una parodia di un test d’esame con risposte a scelta multipla, diffuso dal The National Lampoon. In una domanda veniva chiesto di completare la frase: “Solo una persona davvero _______ crede nel Cattolicesimo”. Le quattro risposte proponevano, però, solo l’alternativa “stupida”. Solo una persona davvero stupida crede nel Cattolicesimo. Una frase esilarante, “solo per ridere”, non c’è dubbio. La si immagini però sostituita con “Ebraismo”, “Islam”, “diritti dei gay”. Farebbe ancora ridere? Come minimo si scatenerebbe la riprovazione pubblica e tutta una serie di denunce.


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Gli Islamici, invece, si urtano molto in fretta. Molti stanno attenti a parlare di Islam, perché i musulmani non scherzano. Non stanno lì a cavillare sulla frasetta, sulle crociate, sulle responsabilità storiche, ti lanciano la fatwa e basta. Si veda il caso della Femen Tunisina Amina. Ha pubblicato su Facebook una foto con una scritta sul corpo: “Il mio corpo mi appartiene e non è di nessuno”. Per questo motivo un predicatore islamico le ha lanciato contro una condanna a morte. A morte! Quando le Femen hanno protestato in Vaticano o dentro Notre Dame di Parigi non c’è stata nessuna reale conseguenza. Non così nella Terra dell’Islam. Amina non ha insultato Maometto o detto chissà cosa, non ha scritto “Stai zitto, omofobo”, come è successo per Papa Benedetto XVI. Eppure dopo la sua esibizione è stata costretta a sparire e probabilmente i suoi guai non finiranno tanto presto.

Anche il Pesce d’Aprile proposto da NewsLiguria.com sul mega yacht di Papa Francesco, intestato al suo cuoco e la cui “registrazione alle Isole Cayman consente di evadere l’Iva”, non sarebbe possibile in altri contesti.
Non si tratta di fare i parrucconi e di impedire di sorridere, ci mancherebbe. Ma è necessario capire che il sorriso è consentito dalla Chiesa proprio per la sua apertura verso il mondo e per il suo alto livello intellettuale e spirituale, non perché stupida o fiacca. Se non si capisce questo, si rischia di confondere la tolleranza della Chiesa con la sua presunta mala fede.
Bisognerebbe evitare che questo tipo di tolleranza, ovunque riconosciuta come un valore positivo, finisca per diventare una “debolezza”.
C’è una frase ad esempio che ritorna su molti siti, blog e pagine facebook in cui si insulta apertamente il cattolicesimo e i suoi valori. Quando qualcuno si lamenta, spesso la risposta è: “Di che ti lamenti? Ma non dovresti porgere l’altra guancia?”.
Ora, le argomentazioni a questa frase potrebbero essere molte, ma ce n’è una che mi piace riportare proprio perché proviene da fonte assolutamente non sospetta: dall’ecumenissimo Hans Küng. Nel suo monumentale “Ebraismo” del 1991, Küng inizia a pag. 440 un breve capitolo dal titolo: “Rinuncia al diritto e alla forza?”. E risponde: “Gesù non dice che non si può replicare a una colpo sulla guancia, ma si potrebbe invece a un colpo sullo stomaco. […] Rinuncia alla risposta violenta non significa affatto rinuncia per principio a ogni forma di resistenza; lo stesso Gesù, che mai ha dimostrato paura, allorché in tribunale venne percosso a una guancia, non ha affatto porto l’altra, ma ha protestato vivacemente; la rinuncia non deve quindi essere scambiata con la debolezza”.
La citazione di Küng non è dottrina ed è volutamente provocatoria, ma precisa molto bene una cosa. Se non capita, compresa, apprezzata, la tolleranza finisce per procurare intolleranza.
E mentre un gruppo è costretto ad essere per forza tollerante, tutto gli altri possono permettersi il lusso di non esserlo.

Davide Greco


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Note.

[1]. “Le minoranze religiose restano vulnerabili e l’Antisemitismo, la Cristianofobia e specialmente l’Islamofobia stanno crescendo ad un ritmo allarmante. Le complesse realtà delle persone sono spesso ridotte a determinate formule e slogan, utilizzate con obiettivi discriminatori o per propagandare l’odio”.

[2]. “L’Assemblea ha voluto anche riconoscere, con profonda preoccupazione, l’aumento dell’Antisemitismo, della Cristianofobia e dell’Islamofobia in varie parti del mondo”.


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