Ma contro l’infanzia il Comune che problemi ha?

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(Mauro Faverzani) Immediatamente è partita la raccolta firme online. Domenica scorsa è stato organizzato anche un flash mob di protesta in piazza del Comune con una quarantina di partecipanti, pronti a sfidare la fitta pioggia caduta quel giorno. La mostra «Affiche», giunta alla sua nona edizione, ha suscitato in pochi giorni, a Cremona, una valanga di critiche, che tuttavia a nulla sono servite, la giunta comunale è andata avanti per la propria strada, senza dar retta a nessuno. Sino ad evento concluso ovvero sino allo scorso 11 ottobre per le strade, benché l’iniziativa sia destinata, in realtà, a proseguire sino al prossimo 22 novembre, anche se solo presso la sede dell’associazione «Tapirulan», promotrice dell’evento in collaborazione col Comune. Non a costo zero. Questo progetto è stato finanziato nel filone «Cremona dei giovani» di «Cultura Partecipata» con un contributo di mille euro. Di cosa si è trattato, dunque? La fase pubblica, quella appena conclusasi, è consistita in un format “culturale” espositivo «a cielo aperto» con l’affissione di 40 gigantografie, dimensioni fino a 6 metri per 3, in altrettanti spazi pubblicitari lungo 20 chilometri cittadini in prossimità di vie ad intensa percorrenza, parchi e scuole, asili compresi. La scelta dell’artista quest’anno è caduta su Nicoletta Ceccoli, illustratrice di fama internazionale. E qui sono cominciati i problemi. Poiché ha presentato per l’occasione opere, a detta degli stessi organizzatori, raffiguranti «mondi immaginari non proprio rassicuranti». Non solo perché macabre o allusive di innocenze perdute, bensì anche per gli evidenti richiami ad una sfera sessuale, che appare peraltro alquanto disturbata. Si va dalla bimba sadica, che sgozza un coniglio, al girotondo di piccole streghe danzanti attorno ad un giocattolo dalle sembianze demoniache; dalla ragazzina munita di frusta, impegnata in giochi sadomasochistici con un pinocchio domato alle morbose curiosità del burattino sino alla bambina, che tiene tra le mani, come fossero palloncini, le cinque teste decapitate di altrettanti clown, con i corpi mozzati ancora ai suoi piedi (quest’ultima immagine sciaguratamente affissa di fronte ad una scuola media, la «Anna Frank» di Cremona). Insomma, nulla di educativo, propositivo, né tanto meno didattico da mostrare a chiunque sulla pubblica via. Immediata la reazione dell’opposizione, Fratelli d’Italia e Lega, che, inascoltati, han chiesto la rimozione immediata di queste illustrazioni, non essendo oltre tutto passata la proposta di questa mostra né dalla Commissione Cultura, né tanto meno dal consiglio comunale. Più elaborata la proposta portata, invece, in consiglio lunedì scorso: Maria Vittoria Ceraso di Viva Cremona, Saverio Simi, Carlo Malvezzi e Federico Fasani di Forza Italia: hanno presentato un ordine del giorno, per chiedere l’istituzione di un Garante dei Diritti per l’Infanzia e l’Adolescenza del Comune di Cremona – seguendo l’esempio di quanto già realizzato anche in altre città, come a Milano, a Pavia ed a Palermo –, in vista della prossima «Giornata mondiale per i diritti dell’infanzia», calendarizzata per il 20 novembre.

Non è questo, comunque, il primo “scivolone” collezionato a danno dell’infanzia dalla giunta municipale di Cremona: vanno ricordati, in passato, la diffusione dell’opuscolo «Fai una spesa responsabile per la salute tua e quella dell’ambiente», in cui si proponeva il far «meno figli» tra «le migliori azioni per migliorare i cambiamenti climatici», nonché l’evento per bambini promosso nell’ambito della festa dell’Arci «Racconti senza barriere» con le drag queen Priscilla e La Notte Brilla, teatrino, che non necessita di ulteriori commenti. Tanto da indurre l’associazione Stoccafisso Cremona a considerare amaramente in un proprio comunicato: «La giunta Galimberti deve avere qualche problema coi bambini»…

Il clima impregnato di ideologia, in cui comunque il Comune ha maturato l’idea di sostenere tale mostra, lo ha rivelato, fugando così qualsiasi dubbio in merito, il goffo tentativo di risposta alle critiche, raffazzonato dal presidente del consiglio municipale, Paolo Carletti: svestendosi totalmente dal ruolo istituzionale, quindi almeno sulla carta super partes, che viceversa dovrebbe tenere, Carletti ha emesso un comunicato polemico, in cui ha paragonato le citate opere di Nicoletta Ceccoli all’imponente «Il Giudizio di Salomone», che domina in Sala della Consulta di palazzo comunale, raffigurante, scrive, «un neonato tenuto per i piedi, nudo a testa in giù da chi brandisce una spada, pronto ad essere tagliato a metà». Già è, a dir poco, irriverente l’accostamento tra le illustrazioni macabre o sadomaso contemporanee ed una tela del 1671, originariamente realizzata per la chiesa di San Domenico. Ma, a maggior ragione, fuori luogo appare l’intervento a gamba tesa del presidente del consiglio comunale di Cremona, che ha dimostrato di ignorare totalmente l’episodio biblico, cui la scena si riferisce. Scena a lieto fine, poiché proprio grazie alla saggezza di re Salomone nessuna violenza fu compiuta sull’infante. Ma probabilmente, questo, nessuno lo ha mai raccontato a Carletti. Peccato, gli avrebbe risparmiato una figuraccia. Insomma, un pessimo risultato, l’ennesimo, specie per una giunta guidata da un Sindaco, Gianluca Galimberti, che a suo tempo fu presidente diocesano di Azione Cattolica. 


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