L’Università di al-Azhar: gli jihadisti non sono “infedeli”

jihadInsomma, il lupo perde il pelo, ma non il vizio. Nello specifico, il mondo musulmano non riesce proprio a definire “infedeli” i terroristi islamici, nemmeno quando diffondano il terrore tra la popolazione citando i versetti del Corano.

La conferma è giunta dall’Università di al-Azhar, considerata universalmente come la massima autorità teologica dell’islam sunnita: non ha lasciato spazio a dubbi interpretativi, ha anzi recentemente sentenziato, ed in modo esplicito, che la definizione di «infedele» o «apostata» può tecnicamente applicarsi solo a chi non sia musulmano, a chi cioè neghi la shahada, definizione di fede con cui si dichiara non esservi alcun dio al di fuori di Allah e si riconosce in Maometto il suo profeta. Non può riguardare invece chi sia musulmano, indipendentemente dalla colpa attribuitagli: questi mantiene insomma lo “status” di credente, indipendentemente dai suoi peccati. Il che anche chiarisce una volta per tutte come essi, sterminando innocenti, siano e restino musulmani a tutti gli effetti, spazzando via certi bizantinismi, che vorrebbero distinguere tra un islam “moderato” ed un islam “radicale”. E’ islam, punto e basta.

Non è un caso che, contro l’interpretazione data dall’Università di al-Azhar, si siano schierati proprio i gruppi e le fazioni jihadiste come l’Isis: per loro, gli eretici sono tutti coloro che non condividono il loro punto di vista e che, motivo che li rende ipso facto passibili di sterminio.

Il vescovo copto-cattolico di Guiza, mons. Anba Antonios Aziz Mina, ritiene comunque sufficiente che i terroristi vengano condannati per tale reato: «Bollarli come atei o infedeli potrebbe anzi diventare uno stratagemma, per nascondere il vero problema».

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