Luigi Gedda e la spiritualità del Getsemani

(di Federico Catani) L’immagine di Luigi Gedda (1902-2000), storico leader dell’Azione Cattolica negli anni del secondo dopoguerra, sembra essere caduta nell’oblio, forse perché troppo scomoda per un mondo cattolico amante dei compromessi e del dialogo con la modernità. A far riscoprire questa bella figura di laico a servizio della Chiesa ci ha pensato il prof. Giulio Alfano col suo ultimo volumetto Luigi Gedda.

Protagonista di un secolo: biografia e spiritualità (Solfanelli, Chieti, 2011, pp. 135, € 11), in cui dedica una prima parte alla vita del grande militante cattolico e una seconda ad alcune riflessioni scaturite dalla lettura degli scritti geddiani.

Luigi Gedda, medico brillante e pioniere della genetica e della gemellologia, è stato un protagonista indiscusso della vita politica e religiosa italiana degli anni Quaranta e Cinquanta. Stimato e consultato da papa Pio XII, fu lui, insieme al pontefice, il vero artefice della vittoria della Democrazia Cristiana alle elezioni del 1948, grazie all’operato di quei Comitati Civici che salvarono l’Italia dal comunismo del Fronte Popolare. Tuttavia, di fronte alla proposta dell’allora partito di maggioranza di un seggio al Senato, Gedda rifiutò, preferendo mantenersi distaccato dalla politica. E fece bene. Negli anni infatti, la Dc divenne altro rispetto alle aspettative dello stesso Pio XII e i suoi dirigenti si trasformarono nei principali nemici del rivale e “oltranzista” leader dei Comitati Civici.

L’Azione Cattolica di Luigi Gedda era infatti quella dei giovani “baschi verdi”, del radicato anticomunismo e della fedeltà incondizionata al Papa, ai vescovi e al Magistero della Chiesa (basti pensare alle belle parole del celebre inno Bianco Padre). Purtroppo bisogna rilevare che, morto Pio XII, le più alte gerarchie ecclesiastiche e la dirigenza laicale del movimento misero da parte quella storia iniziandone un’altra, i cui risultati deludenti sono ancor’oggi sotto gli occhi di tutti. Tuttavia, l’eclissi che Gedda fu costretto a subire a partire dal pontificato di Giovanni XXIII non lo scoraggiò, né lo fece recriminare.

L’esperienza dei Comitati Civici si esaurì, sebbene un certo ruolo continuarono ad averlo ai tempi del referendum sul divorzio, che segnò una tragica spaccatura nel mondo cattolico. Ad ogni modo, a sostenere Gedda pur nell’eclissi era la sua spiritualità getsemanica, fatta di umiltà e contemplazione.

Come bene mette in rilievo Alfano nel suo libro, Luigi Gedda fu uomo di profonda fede e fondatore della Società Operaia, un’associazione di laici di tutte le condizioni votata all’apostolato nel mondo e retta da una fortissima spiritualità ispirata al Getsemani, quell’Orto degli Ulivi in cui Gesù, prima della sua Passione, accettò di conformarsi in tutto alla volontà del Padre. L’idea venne a Gedda nel 1940, mentre meditava nel giardino del convento dei padri Passionisti sul Celio, a Roma. A seguire il leader di Azione Cattolica furono davvero in tanti e diversi giovani scelsero di diventare “operai” pronunciando voti privati, come laici consacrati.

A questa scelta di vita Alfano dedica belle parole:ancora più perfetta è l’anima che rinuncia totalmente anche ad avere una sua famiglia, rendendosi disponibile a occuparsi di una famiglia più grande che è la Chiesa, pur restando laici, attraverso i tre voti canonici” (p. 68). Obiettivo della Società Operaia era ed è agire nella vita pubblica dopo aver attinto energia dalla preghiera e dal silenzio, sull’esempio di Gesù. Alfano, nelle sue riflessioni, mette in rilievo che lo stile di vita degli “operai” deve essere incentrato proprio nella totale conformazione alla volontà di Dio, secondo il motto: “Non mea, sed Tua voluntas fiat”. E Dio solo sa quanto la Chiesa abbia bisogno anche di anime impegnate a irradiare la luce divina, votate all’adorazione e alla riparazione. (Federico Catani)

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