L’ostinazione del sen. Zan e compagni

Print Friendly, PDF & Email

(Tommaso Scandroglio) Mentre da noi con il Ddl Zan, appena approvato alla Camera, ci apriamo sempre di più alla Gender Theory, la quale predica in buona sostanza che omosessualità e transessualità sono condizioni moralmente ordinate, nel Regno Unito pare che vi sia qualche segnale di controtendenza a tal proposito. Al di là della Manica arrivano due notizie confortanti. La prima. Il governo ha deciso di bloccare una modifica del Gender Recognition Act, riforma che avrebbe previsto una semplice autocertificazione (self-id) per il cambiamento di sesso, senza bisogno di consulti medici, perizie psicologiche, interventi dei giudici etc. Un sondaggio condotto dal The Times ha rivelato che il 94% degli intervistati è favorevole alla decisione presa dal governo.

La seconda notizia riguarda il sistema scolastico. Il Dipartimento inglese per l’Educazione ha vietato qualsiasi lezione relativa alla cosiddetta teoria di genere nelle scuole. Le nuove linee guida hanno così disposto: «non si possono rafforzare dannosi stereotipi di genere per esempio suggerendo che i bambini potrebbero appartenere a un genere diverso basandosi sulla loro personalità, sui loro interessi, sui vestiti che preferiscono indossare. I materiali utilizzati per la formazione su questi temi devono essere adeguati all’età degli studenti e basati su chiare evidenze. Non devono essere utilizzati materiali che suggeriscono che la nonconformità agli stereotipi di genere è sinonimo di una diversa identità di genere, e non si deve ricorrere ad agenzie di formazione esterne o a organizzazioni che producono questo tipo di materiali. Gli insegnanti non devono far credere a un bambino che la non conformità agli stereotipi di genere significa che la sua personalità o il suo corpo sono sbagliati, e hanno bisogno di un cambiamento». In breve, le line guida stabiliscono che un bambino che gioca con le bambole non deve essere educato come se fosse una bambina. Stona però, in questo stralcio delle linee guida, l’espressione «stereotipi di genere», come se l’identificazione di un maschietto con il mondo maschile e quella di una femminuccia con il mondo femminile fossero ingenerate da artificiosi costrutti sociali e non fossero invece determinate da inclinazioni naturali. Perché questo cambio di rotta del governo di Sua Maestà? Soprattutto per un dato. Nel biennio 2009-2010 le minori che avevano chiesto il “cambiamento di sesso” ammontavano a 40, i maschietti a 50. Nel biennio 2017-2018 siamo passati rispettivamente a 1.806 per le femmine e 713 per i maschi. La situazione è parsa fuori controllo.

Torniamo in patria. In Parlamento giace una proposta di legge, alla cui redazione ha dato un importante contributo il Movimento identità transgender, che prevede per il “cambiamento di sesso” la compilazione di una mera autocertificazione, esattamente lo strumento di diritto amministrativo rigettato dal governo inglese. Questo disegno di legge da una parte cristallizza un orientamento giurisprudenziale sempre più favorevole al “cambiamento di sesso” senza bisogno di operazioni o trattamenti ormonali o sedute dallo psicologo. Su altro fronte la proposta troverà un volano efficace proprio nel Ddl Zan appena citato il quale offre la seguente definizione di concetto di “identità di genere”: «L’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione». Ma anche sul fronte della scuola il Ddl Zan procede in una direzione antitetica rispetto al governo inglese. Le opposizioni avevano chiesto che gli studenti non partecipassero alla celebrazione annuale della Giornata nazionale contro l’omolesbobitransfobia, che i genitori prestassero il loro consenso alle lezioni gender svolte a scuola e che la pratica dell’utero in affitto non venisse incensata a lezione. Tre emendamenti tutti respinti. Il senatore Alessandro Zan a tal proposito commentò che «chi utilizza la scuola e i più giovani per opporsi alla legge, agitando fantasmi inesistenti, si dovrebbe semplicemente vergognare». Pare che l’inversione di rotta, seppur non radicale, compiuta dal governo inglese, pentito dell’orientamento educativo nelle scuole pro-gender perpetuato per anni, non abbia insegnato nulla ai proponenti del Testo unico Zan. 


Sostieni Corrispondenza romana

Seleziona il metodo di pagamento
Informazioni Personali

Informazioni Carta di Credito
Questo è un pagamento sicuro crittografato SSL.

Totale Donazione: €100.00

Donazione Corrispondenza romana