L’Ordine Iniziatico dei Cavalieri della Luce (sigla: O.I.CL., o OICL), con sede a Genova, è un gruppo massonico che – come vedremo – si ispira alla religiosità romana pre-cristiana, ovvero pagana, e agli scritti di esoteristi che l’hanno prediletta, come Amedeo Rocco Armentano (1886-1966), Arturo Reghini (1878-1946) e Julius Evola (1898-1974).
Nel 1907 Amedeo Rocco Armentano, detto ARA, è iniziato massone a Firenze nella Loggia “Lucifero” del Rito Simbolico Italiano (RSI), all’obbedienza del Grande Oriente d’Italia (GOI), Loggia fondata nel 1905. Tra i fondatori di quella Loggia – che poi verrà sciolta dal Fascismo – c’è anche Arturo Reghini. Nel 1911 ARA è “elevato” Maestro Massone nella Loggia “Lucifero”. ARA si interessa di Ermetismo. Fa parte di un Rito massonico Egizio (Memphis e Mizraim). Durante il Fascismo si rifugia in Brasile. In Uruguay sposa sua nipote (la figlia di sua figlia)… Tra il 1919 e il 1921, con Arturo Reghini, ARA passa alla Massoneria di Rito Scozzese Antico e Accettato di “Piazza del Gesù”, di Saverio Fera, ed entra a far parte del Supremo Consiglio RSAA con il 33° grado (vedi qui: https://www.ritosimbolico.net/simbolici_famosi/armetano.html). Dal website del Rito Simbolico Italiano (GOI) leggiamo anche:
«Amedeo Armentano, sebbene meno noto, può essere considerato, assieme a Leone Caetani, allo stesso Arturo Reghini, Guido de Giorgio, Giuliano Kremmerz e Julius Evola, tra le figure-chiave della rinascita di quello che troppo sbrigativamente e spesso con accezione negativa viene chiamato neo-paganesimo» (vedi qui. https://www.ritosimbolico.net/simbolici_famosi/armetano.html, grassetto mio).
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In effetti agli “Aristocratici” o “Iniziati” alla “Via Romana” può dar fastidio essere chiamati “neo-pagani” o “pagani” poiché “pagus” vuol dire villaggio o territorio rurale, di campagna… Sebbene ai loro occhi possa sembrare un termine troppo plebeo, per noi Cattolici, è invece il termine più chiaro e semplice per indicare la loro romanitas pre-cristiana…
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Julius Evola è «propugnatore di un romanesimo anticristiano» (cf. Annarosa Dordoni, “Crociata italica. Fascismo e religione nella repubblica di Salò (gennaio 1944 – aprile 1945)”, SugarCo Edizioni, Milano 1976, p. 112, nota 46). Evola giustifica ed elogia la Via della Mano Sinistra (cf. Julius Evola, “Il Cammino del Cinabro”, Vanni Scheiwiller, Roma 1972,pp. 190-191; cf. Julius Evola, Metafisica del sesso, Edizioni Mediterranee, Roma 2009, pp. 130-138).
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L’OICL è una realtà massonica che merita di essere studiata, sebbene le fonti di studio siano al momento molto limitate, in quanto sono ridotte, di fatto, alle pagine del website dell’OICL. Vediamone alcune.
1. «Breve storia» dell’OICL
«L’Ordine Iniziatico dei Cavalieri della Luce (O.I.C.L.) venne legittimamente e ritualmente costituito il 30 aprile 1993, sotto l’egida del Grande Oriente Italiano. I nove Fratelli fondatori provenivano da una lunga e qualificata esperienza massonica e rappresentavano alcuni tra gli esponenti più preparati dell’Obbedienza. L’ispiratore dell’Ordine, già chiamato a ricoprire alte responsabilità istituzionali, traeva inoltre il proprio orientamento spirituale da un’ininterrotta militanza nel mondo della Tradizione, alla quale era rimasto fedele fin dal 1970. Nel 1996, constatata l’ormai manifesta incompatibilità tra l’indirizzo culturale, etico e spirituale assunto dalla nuova dirigenza del Grande Oriente Italiano e i principi fondativi dell’Ordine, l’O.I.C.L. deliberò all’unanimità la propria fuoriuscita dall’Obbedienza» (vedi qui: https://www.oicl.it/breve-storia-it, corsivo del testo, grassetto mio).
È bene precisare che il Grande Oriente Italiano di cui parla l’OICL non è il Grande Oriente d’Italia – Palazzo Giustiniani (GOI). Nel 2024, in un articolo su Corrispondenza Romana, ho scritto qualcosa su due pubblicazioni di Pietro Muscolo 33°, l’allora Gran Maestro del Grande Oriente Italiano, residente in Genova (vedi qui: https://www.corrispondenzaromana.it/massonerie-italiane-di-rito-scozzese-antico-e-accettato-tra-logge-coperte-ed-esoterismo-1968-1983-2a-parte/).
Tra il 1996 e il 1997, l’OICL aderisce alla “Serenissima Gran Loggia Nazionale degli A.L.A.M. – Piazza del Gesù” guidata dall’allora Gran Maestro Vincenzo Milone (†1999). Nel 2006 l’OICL si stacca anche da quella Gran Loggia e formalizza con atto notarile l’Associazione o Federazione “Massoneria Antica Universale” («M.A.U.») che esiste sin dal 1993. Il website dell’OICL precisa: «Con tale atto l’Ordine riaffermava la propria continuità con una concezione della Tradizione iniziatica distinta dalla moderna Massoneria speculativa, ritenendo quest’ultima progressivamente allontanatasi dai principi originari a causa dell’influenza di correnti razionalistiche, illuministiche e politico-sociali sviluppatesi nel corso dell’età moderna» (vedi qui: https://www.oicl.it/breve-storia-it).
Dal 2024, l’OICL aderisce ufficialmente all’Ordine Massonico Tradizionale Italiano del Gran Maestro Luigi Pruneti (vedi qui: https://www.oicl.it/breve-storia-it).
2. «Chi siamo»
«L’Ordine Iniziatico dei Cavalieri della Luce (O.I.C.L.), quale depositario di una continuità iniziatica tradizionale, riconosce nella Tradizione il principio permanente da cui discendono la propria identità, la propria missione e la propria opera. L’Ordine si propone di custodire, trasmettere e testimoniare gli antichi princìpi della Sapienza Tradizionale, promuovendo la formazione integrale dell’uomo attraverso lo studio della simbologia, la ricerca esoterica e la disciplina iniziatica. In tale prospettiva, il Rito non rappresenta una semplice espressione cerimoniale o una suggestione emotiva, bensì un autentico strumento operativo, capace di favorire il progressivo risveglio della coscienza e di costituire un ponte tra il mondo sensibile e le dimensioni superiori dell’Essere. L’O.I.C.L. si riconosce quale anello di quella ininterrotta catena di trasmissione che, attraverso il tempo, preserva il contatto con il Centro della Tradizione. Tale continuità può manifestarsi apertamente oppure rimanere velata nel corso della storia; ciò che permane immutabile è il principio spirituale che la sostiene e che trova alimento non nella mera contemplazione, ma in un’azione eroica, operativa e cavalleresca, orientata alla realizzazione dell’uomo interiore. […] La sede generale dell’Ordine Iniziatico dei Cavalieri della Luce è stabilmente fissata in Genova, città nella quale si svolgono le principali attività istituzionali, rituali e formative dell’Ordine» (vedi qui: https://www.oicl.it/chi-siamo-it, corsivo del testo, grassetto mio).
3. «Scopi e finalità» dell’OICL
L’OICL è «apolitico», aperto a cittadini italiani e stranieri. E ancora: «Finalità dell’Ordine è promuovere la formazione di una comunità di Uomini tradizionalmente orientati, capaci di operare quel revolvere dello spirito che riconduca l’essere umano verso la propria origine metafisica e verso i valori permanenti della Sapienza Tradizionale» (vedi qui: https://www.oicl.it/scopi-e-finalit%C3%A0-it, corsivo del testo). L’OICL rifiuta «ogni forma di dogmatismo» (vedi qui: https://www.oicl.it/scopi-e-finalit%C3%A0-it).
4. «Informazioni»
Dopo aver indicato sommariamente i luoghi iniziatici e non, della sede genovese, il website dell’OICL afferma: «Ogni ambiente è stato concepito quale parte integrante del percorso formativo del Cavaliere e custodisce un articolato patrimonio simbolico ispirato ai grandi riferimenti della Tradizione europea, al mondo cavalleresco e alla Massoneria operativa. Accanto a tali matrici trovano spazio richiami culturali ad alcune civiltà dell’emisfero boreale, con particolare riguardo alle tradizioni spirituali di alcuni dei popoli nativi del Nord America e agli ideali dello Shinto dell’antico Giappone Imperiale, in una prospettiva di confronto fra differenti espressioni della medesima ricerca dell’Assoluto» (vedi qui: https://www.oicl.it/informazioni-it).
5. «Rito C.T.I.R.»
«Il RITO CAVALLERESCO TRADIZIONALE ITALICO-ROMANO costituisce il naturale compimento del percorso iniziatico dell’O.I.C.L. Esso propone una Via di perfezionamento fondata sulla Tradizione italico-romana, orientata alla formazione dell’uomo attraverso lo studio, la disciplina, l’esercizio delle virtù e il recupero consapevole delle proprie radici spirituali e culturali. Un cammino libero, graduale e non dogmatico, volto a trasformare la conoscenza in esperienza e l’esperienza in testimonianza di vita» (vedi qui: https://www.oicl.it/rito-c-t-i-r, maiuscolo del testo, grassetto mio).
All’interno di quella pagina ce n’è un’altra con quattro links a rispettive pagine: “Rito Cavalleresco Tradizionale Italico-Romano”, “Il Fuoco Sacro”, “Il Culto”, “Le Fonti”. Vediamole.
5.1. «Rito Cavalleresco Tradizionale Italico-Romano»
L’OICL pratica i tre gradi di Apprendista, Compagno e Maestro Massone. Solo «dopo aver conseguito il 3° Grado di Maestro M., frequentato l’Accademia Massonica Tradizionale e superato le relative prove», si può accedere al “Rito Cavalleresco Tradizionale Italico-Romano” (https://www.oicl.it/rito-cavalleresco-tradizionale-italico-romano/rito-cavalleresco-italico-romano).
Poco oltre, leggiamo: «Il sentiero antidogmatico che perseguiamo intende riattivare, ricostruire e sviluppare in ogni membro dell’O.I.C.L. il culto familiare privato delle origini, per ripristinare – attraverso la pratica operativa quotidiana di un rito basico incruento – il rapporto con il divino, nel rispetto dei propri antenati. […] Si tratta chiaramente di un riferimento alla religiositas precristiana, spesso, con superficialità, definita etnica, politeista o pagana (meglio identificabile come Via agli Dèi), che noi crediamo, limitatamente a un centro iniziatico romano, abbia ininterrottamente saputo mantenere la propria continuità di trasmissione – spesso sottotraccia, in via segreta e per forme anche assai diverse – dalla fine dell’Impero ai giorni nostri, grazie all’opera di gruppi tradizionali esoterici elitàri. Esempi più recenti si hanno ancora nel secolo scorso, anche attraverso i contributi di Arturo Reghini e Julius Evola» (vedi qui: https://www.oicl.it/rito-cavalleresco-tradizionale-italico-romano/rito-cavalleresco-italico-romano, corsivo del testo, grassetto mio).
Più avanti, leggiamo: «Ogni casa mantiene il proprio fuoco domestico, mentre quello della comunità è custodito dal Sacrum Collegium Sororum Hestiae (composto dalle Dame dell’Ordine, a cui sono demandate alte responsabilità), che lo alimenta in forma pura con legna di arbores felices, si preoccupa della preparazione del mulsum e delle varie forme rituali, necessari al perfetto svolgimento del culto della fratria/curia. Per la “lingua del rito” in comune è stato adottato un regime linguistico “misto”, che comprende obbligatoriamente il latino (lingua sacra di Roma) e, per praticità, l’italiano. Alcune formule del culto sono – a seconda dei casi e delle necessità – declamate in latino “arcaico”, più spesso in latino “classico” e, talvolta, in latino “medievale”» (vedi qui: https://www.oicl.it/rito-cavalleresco-tradizionale-italico-romano/rito-cavalleresco-italico-romano, corsivo del testo).
5.2. “Il Fuoco Sacro”
«Il R.C.T.I.R. attribuisce al Fuoco un significato ancora più profondo. Esso rappresenta il punto di contatto tra il microcosmo e il macrocosmo; fra l’uomo e il Cosmo; fra la materia e lo Spirito. La sua fiamma tende naturalmente verso l’Alto, come se ricordasse costantemente la propria origine; per questo il Fuoco diviene simbolo della tensione evolutiva dell’Essere. Esso illumina senza costringere. Scalda senza trattenere. Trasforma senza perdere la propria natura. Così dovrebbe essere anche il Cammino dell’uomo» (vedi qui: https://www.oicl.it/rito-cavalleresco-tradizionale-italico-romano-il-fuoco-sacro/rito-cavalleresco-italico-romano, corsivo del testo).
Il testo prosegue: «Nelle antiche civiltà il Fuoco non veniva mai abbandonato. Esso doveva essere custodito, alimentato e protetto. La sua estinzione era considerata una disgrazia non solo materiale, ma anche spirituale. Da questa necessità nacquero i collegi incaricati della sua conservazione. Fra queste istituzioni, la più celebre fu quella delle Vestali di Roma, la cui funzione non consisteva semplicemente nel mantenere accesa una fiamma: esse custodivano un principio, difendevano la continuità della comunità e il legame tra gli uomini e il Sacro. L’O.I.C.L. riconosce in questa antica intuizione un valore ancora attuale. Anche oggi il Fuoco deve essere custodito: non il fuoco materiale, ma il Fuoco della Conoscenza; il Fuoco della Tradizione; il Fuoco della ricerca; il Fuoco della Serenità» (vedi qui: https://www.oicl.it/rito-cavalleresco-tradizionale-italico-romano-il-fuoco-sacro/rito-cavalleresco-italico-romano, corsivo del testo).
5.3. “Il Culto”
«Nella visione dell’O.I.C.L. il Culto non rappresenta un insieme di gesti arbitrari né una recita simbolica. Esso costituisce una tecnica di armonizzazione, un metodo attraverso il quale uomini e donne cercano di accordare le proprie frequenze interiori e sintonizzarle verso una comune direzione. Per questo, il lavoro iniziatico si svolge all’interno del Tempio, che è uno spazio concettuale rituale e riservato di incontro. […] Le parole rituali, la musica, i colpi di maglietto, le invocazioni e le formule tradizionali non vengono utilizzati per semplice consuetudine: essi stabiliscono un ritmo, creano una struttura comune, sincronizzano l’attenzione dei partecipanti. Il suono diviene così una forma di architettura invisibile. Una costruzione non fatta di pietra, ma di vibrazioni. Un’architettura sonora. Il rituale assume allora la forma di un mantra collettivo, non nel senso religioso del termine, ma come sequenza ordinata di parole, gesti e pause capace di orientare la Coscienza. Ogni partecipante continua a essere sé stesso, ma progressivamente si inserisce in una dimensione più ampia. Da questa esperienza nasce ciò che molte tradizioni hanno definito Eggregora. L’Eggregora non deve essere immaginata come un’entità separata o un essere invisibile che discende dall’esterno. Essa rappresenta il risultato dell’armonizzazione di molte coscienze orientate verso una medesima finalità. Quando uomini e donne condividono intenzione, attenzione, simboli, ritmo e presenza, si genera una particolare qualità dell’esperienza collettiva. Nasce un campo comune. Una Coscienza condivisa. Una forza che nessuno potrebbe produrre individualmente nella stessa misura. L’Eggregora non sostituisce l’individuo. Lo amplifica e, nello stesso tempo, richiede che egli contribuisca con la propria energia alla costruzione dell’opera comune» (vedi qui: https://www.oicl.it/rito-cavalleresco-tradizionale-italico-romano-il-culto/rito-cavalleresco-italico-romano, corsivo del testo).
5.4. “Le Fonti”
«Le ispirazioni principali per la gestione e la riproposizione del Culto dei Gentili e della Religiositas Romana attingono da fonti classiche. L’Eneide di Virgilio è ritenuto un testo sacro, mentre sono fondamentali i dettami cultuali istituiti da Numa Pompilio. Importanza rilevante assumono le formule di Cicerone e Lucrezio, oltre alle testimonianze di Servio (commento all’Eneide), Livio (Ab Urbe Condita), Ovidio (Fasti), Plutarco (Vite parallele/Romulus – La vita di Numa), Macrobio (Saturnalia), Catone (Formula rituale per il sacrificio domestico), Libanio (storiografo, con cit. su Giuliano l’Apostata), Cicerone (De Divinatione), Sesto Pompeo Festo (De verborum significatu – XXV), Tacito (Ab excessu Divi Augusti), Quinto Aurelio Simmaco (Epistula ad Protadium / Relatio de ara Victoriae), etc. Questo patrimonio storico e culturale, nonostante il blocco della Pax Deorum determinata dallo scioglimento delle Vestali, dall’estinzione del Fuoco Sacro nel Foro Romano, dalla demolizione dei templi pagani e dalla proibizione ufficiale del culto pubblico e privato per decreto di Teodosio, ha resistito nei secoli grazie all’opera di Gemisto Pletone, dell’Accademia Romana di Pomponio Leto e numerosi tanti altri, fino ad arrivare a noi per merito di studiosi quali Giacomo Boni, Amedeo Armentano, Arturo Reghini, Julius Evola, Leone Caetani e, in ultimo, anche attraverso il contributo dell’amico e maestro Renato Del Ponte (con la sua rivista Arthos, nata nel 1972 e dal 2008 portata avanti proprio dalle Edizioni Arŷa, ispirate dall’O.I.C.L.). Le opere qui raccolte costituiscono una selezione bibliografica destinata a quanti desiderino approfondire i temi della Tradizione, della Religiositas Romana, del mondo classico e dei percorsi iniziatici che ne hanno tramandato principi, simboli e valori. […]» (vedi qui: https://www.oicl.it/rito-cavalleresco-tradizionale-italico-romano-le-fonti/rito-cavalleresco-italico-romano, corsivo del testo, grassetto mio).
Tra le “Fonti Classiche” suggerite dall’OICL, ci sono scritti di: Apuleio, Giamblico, Giuliano Imperatore [l’Apostata], Pitagora, Plotino, Porfirio, Proclo.
Tra gli “Studi e Saggi sulla Tradizione”, proposti dall’OICL, ci sono scritti di: Amedeo Rocco Armentano (“La Tradizione Iniziatica Romana”, Edizioni Mediterranee, Roma 1977), Giandomenico Casalino (“L’Essenza della Romanità”, Edizioni Arya, Genova 2014), Guido De Giorgio (“La Tradizione Romana”, Flamen, Milano 1973), Renato Del Ponte, Mircea Eliade, Julius Evola (“Rivolta contro il mondo moderno”, “Cavalcare la tigre”) (vedi qui: https://www.oicl.it/rito-cavalleresco-tradizionale-italico-romano-le-fonti/rito-cavalleresco-italico-romano).
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Di Giandomenico Casalino ho letto anni fa il libro “Il nome segreto di Roma. Metafisica della romanità” (Prefazione di Giandomenico de Turris, Edizioni Mediterranee, Roma 2003). In quel libro, Casalino presenta «Lucifero» («Portatore di Luce», «Stella del Mattino»), quale “padre” della «Tradizione Primordiale» (o «Trazione Ermetica» o «Ermetismo»), dunque padre della «Tradizione Romana» (cf. pp. 143-144), intesa in senso ermetistico e pagano.
Circa le tesi di Casalino, è interessante anche l’articolo on-line del 03 settembre 2025, “Marte ed Ermete: commento a “Il Nome Segreto di Roma” di Giandomenico Casalino”, in cui leggiamo:
«Dopo aver citato l’”Inno a Roma” di Giovanni Pascoli, Casalino si sofferma sul significato del nome dell’astro che guidò i Troiani fino alle sponde del Lazio. Questo astro è Venere. La stessa Italia era conosciuta come Hesperia da Hesperus. Espero non è nient’altro che Venere. Ma Venere è un astro misterioso, dalla doppia natura, quasi una divinità androgina. Se come stella della sera che compare per prima in cielo al tramonto è appunto conosciuta col nome di Espero, come stella del mattino invece il suo nome è Lucifero. Ora qui sarà bene indicare come Lucifero in realtà è il padre della Tradizione Primordiale stessa, Tradizione che nel suo nucleo più esoterico corrisponde agli insegnamenti dell’ermetismo alchemico codificati in tutte le religioni dell’umanità. Lucifero secondo il vero insegnamento sapienziale è il Serpente della conoscenza, progenitore di tutte le razze eroiche, l’archetipo stesso dell’Uomo Divino prima della caduta e della crocefissione nella materia. Interpretazioni di epoca cristiana viziate già da una concezione deformata della natura e da fisime moraleggianti passarono poi a identificare Lucifero col diavolo, il nemico e l’avversario di Dio. Da “Portatore della Luce” si trasformò nella raffigurazione del male e dell’oscurità. […]. Il testo di Casalino è un lavoro imprescindibile per coloro che siano sulla via della riscoperta delle radici metafisiche delle nostre genti. Riappropriarsi oggi, in seno a questa società sfaldata dell’identità spirituale che fu dei nostri padri, significa innanzitutto operare concretamente su due piani: quello microcosmico e quello macrocosmico. È importante sottolineare questo aspetto della Tradizione romana che la pone direttamente alla testa di tutte le manifestazioni storicamente attestate dello spirito indoeuropeo. […]» (vedi qui: https://www.paginefilosofali.it/marte-ed-ermete-commento-a-il-nome-segreto-di-roma-di-giandomenico-casalino/).
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Torniamo al website dell’OICL dove sono indicate anche «Pubblicazioni interne. Volumi riservati ai membri dell’Ordine», scritti da Nicola Crea, Primo Cavaliere [Gran Maestro] dell’OICL, ed editi da “OICL – Genova” (non dalle Edizioni Arya). Al momento sono 9 pubblicazioni, di cui segnalo solo tre titoli: “Sulla Massoneria” (2000), “Codex Aureus” con i Rituali OICL (2001), “Metafisica Evolutiva dell’Essere” (2026) (vedi qui: https://www.oicl.it/team-4). Ho provato a richiederle all’OICL, ma mi hanno risposto che sono riservate a chi appartiene alla Loggia dell’OICL.
Nella pagina “Tabularium” (vedi qui: https://www.oicl.it/items), ci sono links ad: articoli di Julius Evola (vedi qui: https://www.oicl.it/j-evola-elenco-tabularium); articoli sulla «Massoneria» (vedi qui: https://www.oicl.it/copia-di-j-evola-elenco-tabularium), articoli sul «Paganesimo» (vedi qui: https://www.oicl.it/copia-di-massoneria-elenco-tabularium), articoli sulla «Romanitas» (vedi qui: https://www.oicl.it/copia-di-paganesimo-elenco-tabularium) e sulla «Tradizione» (vedi qui: https://www.oicl.it/copia-di-romanitas-elenco-tabularium).
È facile comprendere che la Via “Romana” proposta dall’OICL, non è quella Cristiana e Cattolica, bensì quella pre-cristiana (dunque: pagana o neo-pagana) scelta anche da Amedeo Rocco Armentano, Arturo Reghini e Julius Evola.
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È interessante sapere che lo scorso 15 settembre 2026, la figura di Amedeo Rocco Armentano (nato a Scalea nell’ottobre 1886, morto a San Paolo in Brasile il 14 settembre 1966) è stata al centro di un evento culturale che ha visto impegnati l’Amministrazione Comunale di di Scalea, il Ministero della Cultura della Repubblica Italiana e l’Ambasciata del Brasile in Italia. All’evento era presente anche il Ministro della Cultura Alessandro Giuli (vedi qui: https://www.comune.scalea.cs.it/novita/scalea-a-roma-cultura-identita-e-relazioni-istituzionali/; vedi qui: https://www.infopinione.it/index.php/2026/09/15/scalea-amministrazione-a-roma-per-amedeo-rocco-armentano-il-musicista-ed-esoterista-proprietario-di-torre-talao/).