Lo spirito famigliare: un libro su come ricostruire la famiglia

Lo spirito famigliare: un libro su come ricostruire la famiglia
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Il libro di mons. Delassus, Lo spirito famigliare nella società e nello Stato, appena pubblicato dalle Edizioni Fiducia (pp. 176, euro 15) con una prefazione del prof. Roberto de Mattei, è un prezioso strumento per comprendere le cause della disgregazione della famiglia e le condizioni per la sua ricostruzione.

L’autore, Henri Joseph Delassus, nacque in Francia il 12 aprile 1836 a Estaires, un piccolo villaggio nei pressi di Lille. Fu ordinato sacerdote a Cambrai nel 1862 ed esercitò il ministero nella città di Lille. Le sue numerose opere sono una mirabile espressione della scuola di pensiero contro-rivoluzionaria. Tra queste, va ricordata Il problema dell’ora presente: Antagonismo di due civiltà, che fu pubblicata nel 1904, preceduta da una lettera del cardinale Merry del Val, che impartiva all’autore la benedizione apostolica del Santo Padre Pio X. Il 19 settembre 1910 veniva dato l’imprimatur per la pubblicazione a Lille dell’opera L’Esprit Familial dans la Maison, dans la Cité et dans l’Etat, tratta dal secondo dei due volumi de Il problema dell’ora presente.  Le Edizioni Fiducia propongono ora un’edizione critica di questo volume, arricchita di note, che mette a disposizione dei lettori un vero e proprio tesoro della letteratura cattolica.

Nel primo capitolo del volume, mons. Delassus, ripercorrendo la storia degli Stati, dimostra come questi, nessuno escluso, si siano formati a partire dalla cellula fondamentale che è la famiglia. Infatti, spiega l’autore, «tale è l’origine storica di tutte le tribù; e l’origine delle nazioni è affatto somigliante: le tribùsi agglomerano, come si sono raggruppate le famiglie, e sempre sotto l’ascendente d’unafamiglia principesca».

Nel secondo capitolo, il teologo francese spiega la struttura gerarchica dello Stato a partire da quella familiare e il piano della Rivoluzione per distruggere attraverso la famiglia la società intera.

Il terzo capitolo è dedicato alla legge principale delle famiglie e degli Stati, ovvero la legge dell’unione e ai suoi effetti benefici sulla società. Infatti, afferma mons. Delassus, «l’uomo isolato non può far niente. L’associazione ha fatto tutto ciò che noi vediamo: ha prodotto tutte le ricchezze che la civiltà possiede attualmente. Tutto è prodotto dal lavoro degli uomini associati nello spazio e nel tempo».

Il quarto capitolo è consacrato a descrivere l’origine della prosperità dei popoli e quella della loro decadenza. In particolare, spiega l’autore, nessuna società «può sussistere senza la mutua assistenza; aiuti dei grandi ai piccoli, servigi dei piccoli ai grandi; ed è cosa incontestabile che, affinché questa mutua assistenza sia efficace, e possa far regnare la pace e la prosperità nella società, non deve solamente essere occasionale, ma costante, e per essere costante, deve essere organizzata socialmente». Dati storiografici alla mano, mons. Delassus dimostra come la decadenza è venuta nel momento in cui l’uomo non ha più esercitato la virtù, cedendo il passo ai vizi, corrompendo l’aristocrazia che ha eluso i propri doveri nei confronti dei subordinati.

Nel quinto capitolo, è ben descritto l’esito di tale corruzione, dove l’amore per il denaro ha sostituito l’amore vicendevole che regolava e armonizzava i rapporti tra il superiore e l’inferiore. È col pretesto di questa corruzione che la Rivoluzione ha poi avuto man forte per sovvertire l’intero ordine gerarchico. 

Dopo aver descritto le conseguenze nefaste della corruzione e dell’allontanamento degli Stati dal modello della famiglia, mons. Delassus dedica i restanti capitoli a spiegare come è possibile ritornare a quei principi che fecero grandi gli Stati. In particolare, la riforma deve passare dalla ricostituzione della famiglia capostipite, che si distingue dalla famiglia semplicemente patriarcale. Spiega mons. Delassus che sotto il regime patriarcale «il padre custodisce sotto la sua immediata autorità i propri figli, le loro donne ed i loro fanciulli. […] Il cattivo lato di questo regime è l’abitudine, la mancanza di progresso». D’altro lato, la famiglia capostipite, pur conservandosi attraverso le età come la famiglia patriarcale presenta una maggiore flessibilità e meglio si presta al perfezionamento. In particolare, spiega il Monsignore nell’ottavo capitolo, tale famiglia «ha, come la famiglia patriarcale, un doppio elemento di stabilità e di perpetuità: l’uno materiale, il focolare; l’altro morale, la tradizione. L’interesse che la famiglia capostipite considera come maggiore e che mette avanti ogni altro, è la conservazione del patrimonio trasmesso dagli antenati. La famiglia è simile ad un alveare, vi nascono e partono nuovi sciami, ma l’alveare non deve perire. Per conservarla, i genitori, ad ogni generazione, associano alla loro autorità quello fra i loro figliuoli che giudicano più atto a lavorare di concerto con loro, per poi continuare dopo la loro morte l’opera della famiglia». 

Tutto ciò è stato gravemente minato dalla Rivoluzione, soprattutto con l’imposizione per legge dell’innaturale ripartizione eguale dell’eredità fra tutti i figli, indipendentemente dalla loro ricchezza o indigenza, dignità o indegnità morale. Ciò alla lunga ha causato la scomparsa del bene patrimoniale che la famiglia capostipite cercava di conservare. Accanto al ristabilimento della famiglia capostipite, sottolinea mons. Delassus nel nono capitolo, è necessario ristabilire anche le tradizioni radicate nei principi morali che fanno virtuosi gli uomini e solide le famiglie. Come illustrato nel decimo capitolo, le tradizioni non possono essere ristabilite che per mezzo del principio vitale della famiglia tripartito nell’autorità del padre, nella santità della madre e nel culto degli antenati. Nell’undicesimo capitolo, infine, si descrive la conseguenza naturale della ricostituzione della famiglia, per come descritta nei capitoli precedenti: la ricostruzione del corpo sociale.

Non si può rendere la bellezza e la profondità delle verità contenute nelle parole di mons. Delassus con una sola recensione. Non resta che invitare il lettore a leggere il libro ed a constatarlo da sé!

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