LITURGIA: una parrocchia di Chicago vive già la Summorum Pontificum

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La visione di Benedetto XVI, per cui le forme liturgiche antiche e nuove possono coesistere armoniosamente, è già una realtà da anni nella parrocchia di St. John Cantius di Chicago.

La visione di Benedetto XVI, per cui le forme liturgiche antiche e nuove possono coesistere armoniosamente, è già una realtà da anni nella parrocchia di St. John Cantius di Chicago.
Padre Scott Haynes, sacerdote dei Canonici Regolari di St. John Cantius, spiega che la sua parrocchia alterna la tradizionale Messa in latino e il Novus Ordo in latino e in inglese quotidianamente da 18 anni.

Con il Motu proprio, «non ci sarà nulla di notevolmente diverso, visto che è ciò che facciamo da 18 anni», ha detto padre Haynes «viviamo ciò che il Motu proprio del Papa ha previsto. Ciò che fa il Motu proprio è permettere che entrambi i riti possano essere offerti liberamente in ogni parrocchia, e questo è ciò che noi già facciamo, per cui per noi non ci saranno grandi differenze».

Nove anni fa, il Cardinale Francis George, allora al suo secondo anno come Arcivescovo di Chicago, lavorò insieme a padre Frank Phillips per formare una nuova comunità religiosa, i Canonici Regolari di St. John Cantius. Il gruppo si basa su un approccio unico alla liturgia e ha come motto “Ristabilire il Sacro”.

Lo stesso Cardinale George ha inoltre chiesto ai Canonici Regolari di prendersi cura dei bisogni pastorali dei fedeli durante questa fase di transizione.

«Oggi – ha detto padre Haynes – abbiamo 25 sacerdoti e fratelli e l’anno prossimo avremo tre nuovi sacerdoti. Più che di divisione tra i vari riti, il bilancio è di successo nella vita parrocchiale, molto fruttuoso e benefico. È stato molto unificante. Abbiamo portato ogni tipo di persone nella nostra parrocchia, persone che in genere non entrerebbero in una chiesa cattolica».

«Il nostro canto gregoriano quotidiano, nove cori e due orchestre, ha attirato verso di noi non cattolici e non cristiani, inclusi molti musicisti che rispettano ciò che stiamo facendo con la musica sacra».

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