LITURGIA: gruppi “tradizionalisti” chiedono la piena comunione con la Chiesa

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Sei mesi dopo la Lettera apostolica di Benedetto XVI sull’uso del Messale del 1962, il Vaticano afferma che si stanno vedendo notevoli frutti di riconciliazione con i cattolici che si oppongono alle riforme liturgiche del Concilio Vaticano II.

Sei mesi dopo la Lettera apostolica di Benedetto XVI sull’uso del Messale del 1962, il Vaticano afferma che si stanno vedendo notevoli frutti di riconciliazione con i cattolici che si oppongono alle riforme liturgiche del Concilio Vaticano II.

La Summorum Pontificum permette una maggiore diffusione della Messa in latino, che il documento definisce una forma extraordinaria della celebrazione liturgica. La Lettera papale, emessa come motu proprio, ha richiamato l’attenzione sulla situazione di gruppi come la Società di San Pio X, che rifiuta di celebrare la Messa del Novus Ordo stabilito dal Concilio Vaticano II.

Il Cardinale Darío Castrillón Hoyos ha spiegato che in seguito al documento del 7 giugno 2007 un gruppo tradizionalista ha già chiesto di tornare alla piena comunione con la Chiesa.
Il porporato, come Presidente della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, ha il compito di promuovere il ritorno alla piena comunione ecclesiale delle persone legate alla Società di San Pio X, fondata dall’Arcivescovo Marcel Lefebvre nel 1970 per la formazione dei sacerdoti desiderosi di celebrare la liturgia secondo il Messale preconciliare.

«Abbiamo già ricevuto risposte [alla Lettera apostolica]», ha osservato il Cardinale. «Qui a Roma abbiamo una comunità che ha chiesto di tornare e abbiamo già iniziato a trattare il suo pieno rientro».
Domande, ha continuato, stanno giungendo da tutto il mondo: «molti fedeli ci hanno contattato, scritto e chiamato, per dire che desiderano la piena comunione».

Il 30 giugno 1988, in seguito ai dissapori con la Chiesa originati dal suo rifiuto di alcuni elementi introdotti dal Concilio Vaticano II, monsignor Lefebvre ha ordinato illegittimamente quattro Vescovi a Ecône (Svizzera), in quello che il 2 luglio 1988 Giovanni Paolo II ha definito, nella Lettera apostolica Ecclesia Dei, come «un atto scismatico».

L’ordinazione ha impedito il tentativo di trovare un accordo tra la Santa Sede e la Fraternità, portato avanti a nome di Giovanni Paolo II dal Cardinale Joseph Ratzinger, all’epoca Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

Il Cardinale Castrillón Hoyos ha spiegato che «la scomunica per la consacrazione compiuta senza il permesso del Papa riguarda solo quei Vescovi che hanno eseguito la consacrazione stessa e quelli che hanno ricevuto l’ordinazione episcopale in questa forma illecita nella Chiesa, ma non i sacerdoti o i fedeli. Sono scomunicati solo quei Vescovi».

Per il porporato, ciò che serve ora è «ricucire il tessuto ecclesiale, perché i nostri fratelli – li conosco, e conosco alcuni dei Vescovi – sono tutte persone di buona volontà, che vogliono essere discepoli di Gesù».
«In questo momento – ha proseguito – con un po’ di umiltà, con un po’’ di generosità, possiamo ritornare alla piena comunione, e i fedeli lo desiderano perché non vogliono partecipare ai riti quando il sacerdote è sospeso perché la Chiesa non gli permette di dire la Messa e assolvere i peccati – per questo i fedeli vogliono questo pieno ritorno».

Il Cardinale Castrillón Hoyos ha detto di sperare che chiunque sia coinvolto in questa situazione continui «a lavorare con il Santo Padre per ricucire l’unità, affinché queste persone possano avere la pienezza di santità che deriva dall’unione con l’unica Chiesa di Cristo, fondata su Pietro e i suoi Successori».

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