L’Italia nel pallone

(di Alfredo De Matteo) L’Italia s’è desta, recita un verso del nostro inno nazionale. Il risveglio dell’Italia “pallonaraˮ all’indomani della finale degli europei di calcio con la Spagna è stato però molto amaro: una bruciante ed umiliante lezione di calcio ci è stata impartita da una nazionale, quella iberica, apparsa di un altro pianeta e appaiono ridicoli i tentativi di giustificare la clamorosa debacle con la stanchezza o la sfortuna.

Semplicemente, siamo stati sovrastati dallo strapotere di una squadra che sembra non avere alcun punto debole. Com’è noto, le partite di calcio della nazionale italiana rappresentano le pressoché uniche occasioni in cui il popolo italiano rispolvera il sentimento di patria; un sentimento naturale che è stato volutamente represso dall’establishment politico e culturale per imporre ai cittadini degli stati europei la dittatura economica, etica e morale delle lobby anticristiane.

Significative, a tal proposito, le immagini televisive che hanno ripreso il nostro presidente del consiglio Mario Monti tifare (si fa per dire) per la squadra italiana dalla tribuna vip dello stadio di Kiev: una statua di gesso che non ha saputo nemmeno fingere la propria indifferenza verso il calcio e soprattutto verso il nostro paese, tanto da non riuscire nemmeno a cantare l’inno di Mameli. Pochi versi sbiascicati senza convinzione, noncurante nemmeno dell’opportunità di fingere quell’attaccamento alla nostra amata patria che appartiene ancora e nonostante tutto al popolo italiano.

L’episodio non è marginale perché conferma l’idea che Mario Monti non deve preoccuparsi del consenso popolare, forte del suo ruolo da tecnocrate al di fuori della politica e delle reali esigenze degli italiani. Disoccupazione, carovita, disservizi, furore cieco e spietato contro gli evasori, colpevoli, nella maggioranza dei casi, di non riuscire a far quadrare i conti. Tutto nel nome di un’Europa che succhia il sangue dei cittadini e colpisce la sovranità nazionale. Neppure gli spagnoli hanno motivi per rallegrarsi malgrado abbiamo forse la nazionale di calcio più forte di tutti i tempi: una nazione, quella spagnola, smembrata dalla furia anticristiana dell’ex premier Zapatero che ha trasformato la penisola iberica in una landa desolata vittima del laicismo spinto e assurto a dogma politico e culturale.

Già, la legalità: è il leitmotiv sbandierato ad ogni piè sospinto dai burocrati dell’odierna società relativista ed il nostro presidente del Consiglio non è stato da meno, tanto da snocciolare agli italiani la solita tiritera pseudo nazionalista durante un’intervista rilasciata alla Rai dopo la finale degli europei.

Ma di quale legalità stiamo parlando? Di quella che sancisce il diritto di uccidere l’innocente nel grembo materno, di quella che stabilisce per sentenza quali vite siano da considerare degne di essere vissute, di quella che intende imporre l’accettazione di un concetto distorto di famiglia. Ma tant’è, questa è la situazione che ci troviamo ad affrontare ed è con essa che dobbiamo fare i conti. Vietato illudersi: non ci sarà alcun riscatto se l’Italia e l’Europa non torneranno a Dio ed alle Sue leggi. (Alfredo De Matteo)

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