L’Italia come la Cina, la legge 194 come quella del figlio unico

(di Alfredo De Matteo) La bomba demografica è pronta a deflagrare: sulla base delle proiezioni socio-demografiche e sanitario-assistenziali elaborate dall’Istat, nel 2050 mancheranno all’appello nel nostro paese due milioni e mezzo di italiani e gli over 65 diventeranno oltre un terzo della popolazione (oggi sono un quinto); di questi venti milioni di over 65 ben quattro avranno più di 85 anni e già nei prossimi dieci anni otto milioni di anziani avranno almeno una malattia cronica grave, come ipertensione, diabete, demenza, malattie cardiovascolari e respiratorie.

Secondo Roberto Bernabei, presidente di Italia Longeva, curare tutti questi malati in ospedale «equivarrebbe a trasformare Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo, Genova, Bologna e Firenze in grandi reparti a cielo aperto (…) Le stime Istat per Italia Longeva ci dicono che, nel 2030, potrebbero arrivare a quattro milioni e mezzo gli ultra 65enni che vivranno da soli, e di questi, un milione e duecentomila avrà più di 85 anni (…) C’è poi la disabilità che nel 2030 interesserà 5 milioni di anziani e diventerà la vera emergenza del futuro e il principale problema di sostenibilità economica per l’Italia» .

È bene ricordare che la legge 194/1978 sull’aborto è causa diretta della morte di oltre sei milioni di esseri umani innocenti, nostri mancati connazionali, e tale computo è limitato ai soli dati ufficiali: sappiamo infatti che il numero diventa di molto superiore se prendiamo in esame le vittime “indirette” della legge 194 dovute all’aborto chimico e farmacologico, agli aborti clandestini mai scomparsi e soprattutto alla diffusione di una mentalità contraccettiva.

Anche la Cina si trova nella stessa situazione dell’Italia dopo i disastri prodotti dalla sciagurata politica del figlio unico, avviata nel 1980 e (parzialmente) terminata nel 2015, e nonostante i progressi economici dovuti soprattutto, secondo la giornalista Mei Fong, autrice del libro Figlio unico, alla rimozione delle restrizioni socialiste, alla riforma di società statali inefficienti e alla capitalizzazione della sua enorme forza lavoro, che l’ha resa uno dei maggiori centri manifatturieri del pianeta.

Pertanto, sempre secondo la Mei, la politica del figlio unico non solo non ha favorito la crescita cinese ma rischia, nei prossimi anni, di frenarla, tanto che nel 2050 un cinese su quattro sarà in pensione e la maggior parte di loro peserà, per avere sostegno, su una forza lavoro sempre più ridotta; gli effetti sono e saranno: tassi di criminalità in aumento in alcune aree, un traffico del sesso dai vicini Vietnam, Cambogia e Corea del Nord, un enorme deficit pensionistico e problemi di salute pubblica.

Nonostante la nuova politica dei due figli il tasso di natalità nell’ultimo anno è crollato perché, come quasi in tutte le società sviluppate, la famiglia si restringe.

Ora, malgrado le grandi differenze storiche, politiche e culturali tra la situazione cinese e quella italiana non possiamo non fare un parallelo tra le due realtà: l’una, causata dallo spietato regime socialista di Deng Xiaoping fatto di aborti forzati e sterilizzazioni di massa; l’altra dall’introduzione nel nostro ordinamento giuridico, per via pacifica e democratica, dapprima della legge sul divorzio poi di una norma assassina che ha decimato la popolazione italiana. In entrambi i casi, all’origine della follia autodistruttiva c’è l’odio verso il Creatore e di riflesso verso la Sua creatura prediletta: l’uomo.

Dopo oltre quarant’anni di legge abortista e di sfascio della famiglia tradizionale, nonché di parallela crisi della Chiesa con conseguente scristianizzazione della società, la maggior parte delle persone non concepisce più la famiglia come fulcro della società, come luogo privilegiato dove crescere ed educare cristianamente la prole.

La famiglia è divenuta un optional, un generico contenitore utile soprattutto alla realizzazione dell’individuo, dopo che egli ha soddisfatto tutte le altre sue esigenze (la carriera o il posto di lavoro, l’acquisto di una casa sufficientemente spaziosa, un certo numero di esperienze di natura sessuale, lo svago ecc.).

La contraccezione e l’aborto si pongono come rimedi agli “sbagli”, come strumenti in grado di custodire la sacralità delle false esigenze individuali, di posticipare a piacimento le presunte tappe della realizzazione personale imposte dalla mentalità dominante; tanto che, ormai, avere più di due figli rappresenta un attentato all’autodeterminazione, un attacco violento ai desideri individuali, quasi un atto di intollerabile insubordinazione.

La risposta all’invecchiamento della popolazione conseguente a politiche sciagurate ed antiumane è, ai nostri tempi, l’eliminazione dell’anziano, del disabile e del malato, con l’introduzione di nuove leggi omicide come quella sull’eutanasia.

Oppure puntare sull’immigrazione di massa che non risolve il problema ma semmai lo amplifica. L’unica strada percorribile, se non vogliamo la fine della nostra civiltà, è quella che riporti i popoli al rispetto integrale della legge naturale. (Alfredo De Matteo)

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