L’istruzione della S. Penitenzieria «Suprema ecclesiae bona»

(di P. Paolo M. Siano) Il gesuita spagnolo José Antonio Ferrer Benimeli (nato nel 1934) è da decenni notoriamente filo-massone, sostenitore della liceità dell’appartenenza di cattolici alla Massoneria sedicente regolare e tradizionale che si presenta come amica della Chiesa. In un volume degli “Ars Quatuor Coronatorum”, ossia gli Atti della prestigiosa Loggia Quatuor Coronati N° 2076 di Londra (la prima loggia di ricerca storica all’obbedienza della United Grand Lodge of England – UGLE), troviamo uno studio di padre Ferrer Benimeli intitolato «The Catholic Church and Freemasonry: an historical perspective» [cf. AQC 119 (2006), pp. 234-255].

Non sto a ripetere le solite tesi dell’Autore secondo cui le condanne della Massoneria da parte della Chiesa sarebbero dovute a ragioni politiche, ambizione, prepotenza, ignoranza, ecc. È sufficiente analizzare testi massonici per smentire il gesuita filo-massone. In questa sede mi interessa invece segnalare alcuni interessanti dati storici della relazione di padre Ferrer Benimeli. Eccoli.

Durante il Concilio Vaticano II, alla 31a e 71a Congregazione Generale (1962-1963), il vescovo di Cuernavaca, mons. Sergio Mendez Arceo (1907-1992), propone che la Chiesa muti atteggiamento verso la Massoneria… Nel 1967 i Vescovi di Francia auspicano lo stesso… Nel dicembre 1967 i Vescovi cattolici della Scandinavia permettono ai massoni che vogliono passare alla Fede Cattolica di non rinunciare alla Loggia.

Tra i Vescovi postconciliari “aperti” alla Massoneria: mons. Daniel Pézeril vescovo ausiliare di Parigi, l’arcivescovo di Marsiglia Mons. Roger Etchegaray, il card. Terence Cooke arcivescovo di New York, la Conferenza Episcopale di Inghilterra e Galles. Dopo il Concilio Vaticano II, anche i Gesuiti de “La Civiltà Cattolica”, in particolare padre Giovanni Caprile (1917-1993), mutano atteggiamento nei confronti della Massoneria (cf. p. 237).

Secondo P. Ferrer Benimeli, già nel 1972 il card. Franjo Seper (l’allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede – CDF) facilita la possibilità della presenza di cattolici nelle logge massoniche… In Francia, in Gran Bretagna, in Italia, opera in quegli anni un rappresentante della Santa Sede, ossia (stando al Ferrer Benimeli) il salesiano don Vincenzo Miano (1910-1980), Segretario del Pontificio Consiglio per i non-credenti e consultore della CDF. Don Miano è incaricato di studiare i problemi posti dal can. 2335 e sostiene che quel canone riguarda solo i membri di associazioni che cospirano contro la Chiesa e contro i legittimi poteri (cf. p. 237).

Poi arriva la lettera del card. Seper, del 19 luglio 1974, con cui la Santa Sede, per la prima volta dal 1738, fa capire che ci possano essere logge che non tramano contro la Chiesa e i cui membri cattolici perciò non incorrono nella scomunica prevista dal can. 2335…

In effetti è anche grazie a quella lettera che molte Conferenze Episcopali (Inghilterra, USA, Canada, Francia, Scandinavia, Repubblica Dominicana, ecc.) “risolvono” in modo conciliante i problemi pastorali e di coscienza di quei cattolici che ritengono la loro appartenenza massonica compatibile con la Fede Cattolica… Quel documento del card. Seper sostiene che nella scomunica prevista dal can. 2335 incorrono solo i cattolici membri di logge che operano contro la Chiesa o contro la sua missione (cf. pp. 237-238). 

Nel nuovo Codice di Diritto Canonico (CIC) del 1983 scompare il riferimento esplicito alla Massoneria, con grandissimo disappunto degli ambienti cattolici più “conservatori” che invece auspicavano la riconferma della scomunica antimassonica. Ma in data 26 novembre 1983 la CDF, guidata dal card. Ratzinger, promulga una dichiarazione in cui afferma che: permane l’incompatibilità tra Massoneria e Fede Cristiana, i cattolici massoni sono in peccato grave e non possono accedere alla S. Comunione. Il 23 febbraio 1985 L’Osservatore Romano pubblica un articolo non firmato in cui tale incompatibilità viene motivata con l’atteggiamento relativistico della Massoneria (cf. p. 238). 

Padre Ferrer Benimeli spiega che la dichiarazione CDF del 1983 e l’articolo de L’Osservatore Romano del 1985 si fondano sul documento del 23 aprile 1980 in cui i Vescovi tedeschi, dopo sei anni di dialoghi con la Massoneria regolare, sostengono l’incompatibilità tra Chiesa e Loggia e accusano quest’ultima di relativismo. Il gesuita spagnolo, come i massoni, nega che la Massoneria coltivi il relativismo.

Poi padre Ferrer Benimeli (che rimpiange gli anni ’60-’70 dell’aperturismo ecclesiale filo-massonico) segnala e contesta un altro documento che (a suo dire) in quegli anni ha sconvolto massoni e filo-massoni. È un documento forse poco conosciuto e poco citato dagli studiosi di Massoneria: si tratta dell’istruzione della Sacra Penitenzieria Apostolica, Suprema ecclesiae bona (Prot. n. 456/84, 15 julii 1984), riservata agli Ordinari diocesani e agli Ordinari religiosi, poi indirizzata loro nuovamente in data 14 marzo 1987 (Prot. 145/87). Ferrer Benimeli lamenta che quel documento collega le associazioni massoniche alle profanazioni eucaristiche (cf. p. 240).

Il testo latino della “Suprema ecclesiae bona” (Prot. 456/84) con la traduzione italiana a fronte è pubblicato su “Enchiridion Vaticanum, Supplementum 1 – Documenti Ufficiali della Santa Sede – Omissa 1962-1987”, EDB, 1991, n° 901-912, pp. 816-829.

Riporto la traduzione italiana del paragrafo riguardante la profanazione delle specie eucaristiche:

«In realtà l’odio contro la chiesa e nei confronti di Dio stesso, sia di uomini privati sia di associazioni, fa sì che anche in questo nostro tempo si commettano formalmente sacrilegi contro il ss.mo sacramento dell’eucaristia; e a questo riguardo bisogna ricercare accuratamente, anche nel governo esterno della chiesa, come prevenire, denunziare e punire questi mali2» (n° 905, p. 821).

Nella nota numero 2 (p. 821), leggiamo:

«Poiché spesso le profanazioni del ss.mo sacramento avvengono su istigazione di sètte, la connessione di idee offre l’occasione di ricordare alcune osservazioni sia sulle sètte in genere, sia in particolare sulla massoneria. Non esiste più la censura canonica come pena per l’adesione a questa setta, ma per la natura stessa delle cose bisogna distogliere i fedeli da questo genere di sètte, perché coltivano dottrine e prassi opposte alla verità e all’onestà dei costumi e sono inoltre ostili alla chiesa. La S. Congregazione per la dottrina della fede, con dichiarazione del 26 novembre 1983, ha ammonito che non possono accostarsi ai sacramenti coloro che appartengono ad associazioni massoniche».

Quanto affermato da quell’istruzione della Penitenzieria Apostolica trova una conferma assai esplicita nell’intervista rilasciata dal card. Edouard Gagnon (1915-2007) e pubblicata sulla rivista “30Giorni” nel numero di marzo 1991. Il card. Gagnon è convinto che la Massoneria, «più viva che mai», sia «una potenza del male», «una gravissima minaccia per la fede cattolica». Al riguardo il Card. Gagnon cita la sua esperienza personale:

«Quando ero in Canada, insegnante di Teologia morale, ero il canonista del cardinal Leger. Ed ho spesso dovuto trasmettere alla Penitenzieria apostolica di Roma la richiesta di togliere la scomunica a persone che avevano rubato ostie consacrate su ordine della Massoneria, che per questo furto le aveva ben remunerate. Alcune di loro, pentite, chiedevano perdono alla Chiesa».

Il giornalista dice al card. Gagnon: «Credevo che queste cose fossero effettuate solo dagli appartenenti a sette sataniche…». Il card. Gagnon risponde: «No, anche certi gradi della Massoneria fanno Messe nere. E accadeva in Canada, dove si dice che la Massoneria non è antireligiosa, e ci sono sacerdoti che ne fanno parte…» (cit. da E. Innocenti, Inimica vis, Roma 2015, pp. 238-239, nota 6).

Vale la pena rileggere il card. Gagnon e la Suprema ecclesiae bona. (P. Paolo M. Siano)

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