L’Isis rivela: “Già 4 mila jihadisti infiltrati tra i rifugiati”

ImmigratiPoi si può far della poesia, magari anche intinta nel sentimentalismo più melenso, ma la realtà è questa: tra i rifugiati giunti in Europa, soprattutto tra quelli provenienti da Siria, Iraq e Libia, vi sarebbero già 4 mila jihadisti infiltrati. Dotati di armi letali e pronti all’azione. Nascosti nell’ombra e sotto copertura. Sino a diverso comando. A dirlo con malcelato compiacimento è stato un portavoce dell’Isis, ex-membro dei servizi di sicurezza del proprio Paese, al Sunday Express nell’edizione uscita lo scorso 7 settembre. Che ha anche precisato come questa non sia che la prima fase. La seconda consisterà in vere e proprie azioni di rappresaglia sferrate in Occidente come risposta ai blitz aerei condotti in Medio Oriente dalla coalizione guidata dagli Stati Uniti. I piani della jihad – assicura – sono davvero «ambiziosi».

Secondo quanto pubblicato dall’agenzia Médias-Presse-Info, che ha dato ampio spazio all’argomento, per il momento, nel mirino, potrebbero esservi esponenti dei governi occidentali e non ancora i civili, benché in merito sia difficile conoscere nel dettaglio i piani criminali dei terroristi islamici. Riuscire a confonderli tra i rifugiati, del resto, non è difficile. Le 565 miglia della frontiera turca sono poco sorvegliate, per cui da città portuarie, come Izmir e Mersina, gli jihadisti affrontano il Mediterraneo servendosi delle stesse imbarcazioni dei clandestini – spesso gommoni -, per arrivare in Italia o in Grecia e poi in tutto il Continente, soprattutto in Svezia, in Germania o nei Paesi ove comunque ottenere asilo sia più semplice.

«Il nostro sogno – ha confidato al quotidiano britannico il portavoce dell’Isis – è che vi sia un califfato non solo in Siria, ma nel mondo intero e lo avremo presto, se Allah lo vuole». La sua versione dei fatti è stata confermata anche da due trafficanti turchi di clandestini, mentre un responsabile del ministero degli Esteri turco – che ha ovviamente preferito mantenere l’anonimato – ha spiegato come il suo Paese sia attivamente impegnato nello scongiurare il traffico di immigrati, incentivato dalla regolarizzazione concessa ad alcuni di loro in Europa.

Un primo allarme giunse già a marzo, in forma ufficiale, dal coordinatore per la lotta contro il terrorismo dell’Ue, Gilles de Kerchove, che invocò massima vigilanza sui flussi migratori e chiese all’Agenzia europea per il controllo delle frontiere Frontex un solerte controllo, proprio al fine di evitare possibili infiltrazioni. Ma il suo appello cadde nel vuoto e sul buon senso prevalse la politica tutta fatta di buoni sentimenti: oggi la rete dei controlli presenta molte, troppe falle, talvolta son gli stessi clandestini ad opporsi all’identificazione ed a passare comunque. Diverse fonti ed immagini purtroppo lo confermano. Dal canto loro, i leader europei, di portarsi a casa immigrati o famiglie di immigrati non ci pensano minimamente: un imbarazzato François Hollande, alla domanda esplicita rivoltagli in televisione da un giornalista, ha nicchiato, dicendo di «comprendere questo gesto», specificando però di non avere «una seconda casa disponibile» in questo momento e, quand’anche l’avesse, di non ritenere che si possa chiedere «francamente ad un capo dello Stato o ai ministri» di compiere questa, che è «una scelta personale ed individuale». A suo giudizio, compito di un governo è soltanto quello di assumere «decisioni per tutti», in modo tale che «tutti coloro che volessero accogliere, possano farlo». Affari loro. Ma mai in casa propria, perché il Presidente francese, una casa disponibile, non ce l’ha…

Sull’altro fronte, è facile ricordarsi come Abu Mohammed al-Adnani, portavoce della jihad, dopo gli attentati messi a segno in Australia, Belgio e Francia, avesse incitato «i musulmani in Europa a colpire l’Occidente infedele ed i Crociati, nei loro Paesi d’origine ed ovunque si trovino». E minacciò con tono fermo e determinato: «Saremo nemici, davanti ad Allah, di tutti quei musulmani, che, pur potendo versare una goccia di sangue crociato, si astenessero dal farlo», in qualsiasi modo: «Con una bomba, un proiettile, un coltello, un’auto, una pietra o anche con un calcio o con un pugno».

Ora solo un’azione immediata da parte della comunità internazionale per risolvere il conflitto siriano potrebbe quanto meno arginare l’intricata questione. Ma è probabilmente tardi, non è detto che si segua la strada giusta ed, in ogni caso, ormai la macchina è stata avviata…

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