L’Isis contro la Sagrada Família

(Cristina Siccardi) Gli affiliati dell’Isis sono passati, in Occidente, alla fase due della guerra di religione: oltre a colpire quelli che loro considerano gli infedeli, si pensa a distruggere le chiese. La prima ad esplodere in Europa sarebbe dovuta essere la Sagrada Família. Da anni l’Isis utilizza, attraverso le sue riviste o Internet, le immagini di luoghi sacri del Cattolicesimo, in particolare San Pietro e la chiesa barocca di Dresda, progettata dall’architetto italiano Gaetano Chiaveri e realizzata fra il 1738 e il 1751, indicata dagli jihadisti come «uno dei luoghi di ritrovo più cari ai crociati, e aspetta per questo di essere ridotta in cenere». Le chiese sono obiettivi sensibili e in Egitto gli attentati contro quelle copte ne sono prova tangibile. Il piano iniziale della cellula jihadista della strage avvenuta sulla Rambla di Barcellona prevedeva (se non fosse saltato in aria l’appartamento dell’imam che assisteva spiritualmente e politicamente i giovani criminali) anche un assalto (con tre furgoni carichi di esplosivo Tatp, noto come «la madre di Satana», e 106 bombole di gas) alla Sagrada Família, opera del celebre architetto Antoni Gaudí y Cornet (1852-1926), chiesa divenuta simbolo di Barcellona, città globale e multiculturale, in piena sintonia con il pensiero eurocentrico e anticristico.

La Sagrada Família è più meta di turisti che di pellegrini: nel 2016 sono stati oltre 4,5 milioni i visitatori. In effetti il Temple Expiatori de la Sagrada Família ha in sé un ché di inquietante: non rispettando i canoni tradizionali dell’arte sacra, esso attrae più turisti che credenti ed è considerato il monumento più visitato in Spagna. Siamo di fronte alla maggiore opera del modernismo catalano. I lavori iniziarono nel 1882 sotto il regno di Alfonso XII di Spagna. L’idea di realizzare una chiesa di espiazione dedicata alla Sacra Famiglia nell’allora zona periferica di Eixample fu del libraio Josep Maria Bocabella, ispirato dal sacerdote Josep Manyanet i Vives (canonizzato nel 2004), fondatore delle congregazioni dei Figli e delle Missionarie Figlie della Sacra Famiglia. Il progetto venne affidato all’architetto Francisco de Paula del Villar y Lozano, che iniziò l’opera in stile neogotico, ma quando Gaudí subentrò come progettista nel 1883, all’età di 31 anni, il disegno venne completamente rivoluzionato. Gaudí fu un uomo intellettualmente e spiritualmente curioso, che si avvicinò all’ortodossia cattolica dopo essersi interessato in giovinezza ad alcune delle credenze più eterodosse del suo tempo. I suoi biografi lo ricordano come uno studente dandy, un fin gourmet, un anticlericale, frequentatore assiduo dei locali di intrattenimento che Barcellona offriva a quei tempi, in particolare del teatro della Rambla e delle taverne del Raval. Affascinato dalla scienza, dalla tecnologia, dalla fotografia, inserì nella sua esistenza un intenso rapporto con lo spiritismo, del quale Barcellona divenne uno dei centri più importanti. Scienza e superstizione si mescolarono in lui, creando una deflagrante alchimia di non facile risoluzione. Altro elemento proposto da alcuni suoi biografi è che Gaudí facesse uso di sostanze allucinogene, ciò spiegherebbe le visionarie turbanti immagini che abbondano nelle sue costruzioni e gli espliciti rimandi agli allucinogeni, come la amanita muscaria, rappresentata all’entrata del Park Güell, o alle forme vegetali che decorano la Casa Batlló, la Pedrera e la stessa Sagrada Família. Si interessò di botanica occulta e si avvicinò al vegetarianesimo, pratica alquanto stravagante nella Spagna di allora. Ad un certo punto giunse la conversione, una conversione che lo condusse ad un ascetismo mistico che si espresse attraverso una dedizione per quarant’anni alla composizione della Sagrada Família, opera di grande potenza, dove l’aspetto soggettivo dell’artista tende a predominare sulla maggior gloria a Dio, dove il contorto, l’ambiguo, l’indefinibile prevalgono sulla divina semplicità della dottrina cristiana.

Pennacchi, compassi, elementi alchemici, la grande X e il serpente ascendente sono alcuni dei simboli esoterici che affiancano quelli tipici dell’iconografia cristiana e di cui sovrabbondano le opere di Gaudì, che tendono a ricreare la natura nei materiali utilizzati, deformandola però, dando così luogo ad una sorta di stravagante ed eccentrico panteismo che si dipana dalla materia da lui manipolata. Non a caso, l’architetto Le Corbusier, maestro del Movimento Moderno (insieme a Ludwig Mies van der Rohe, Walter Gropius, Frank Lloyd Wright e Alvar Aalto), lo ha definito il «plasmatore della pietra, del laterizio e del ferro». In gioventù l’architetto di Barcellona si era avvicinato alla massoneria, all’alchimia, all’ermetismo. Nella Cripta della Colonia Guell la grande X è ripetuta 13 volte, allo stesso modo nel portico della Nascita della Sagrada Família e nella croce che corona l’Albero della Vita all’interno della chiesa.

Gaudì, che mantenne rapporti con i movimenti sociali più avanzati dell’epoca, fu affascinato dalle idee proposte dal filosofo francese Fourier, e da Ruskin, sociologo, critico d’arte e idolo della gioventù progressista inglese. Lo scrittore Josep Maria Carandell analizza nel suo libro El parque Güell, utopía de Gaudí una grande quantità di dettagli di chiara radice massonica. Ma Carandell non è l’unico a dipingere l’architetto sotto una luce che collide con il cattolicesimo. E se da una parte si ha un Gaudí che frequentò società segrete ed iniziatiche (la cui compagnia non abbandonò mai completamente, come dimostra l’amicizia con il pittore uruguayano e noto frammassone neopitagorico Joaquim Torres García), dall’altra si propone un Gaudí che, anno dopo anno, incrementò la sua fede cattolica, tanto che l’Arcivescovo di Barcellona, il Cardinale Ricardo María Carles Gordó, avviò il processo di canonizzazione nel 1998, definendo Gaudí «un laico mistico» e nel 2003, conclusa la fase diocesana, la documentazione fu inviata alla Santa Sede.

La Sagrada Família avrebbe rappresentato un salto di qualità nella guerra antioccidentale: non solo colpire il maggior numero di persone possibile, ma mirare ad un edificio simbolico e religioso. Occorre comunque precisare che tale luogo risulta sacramentalmente ambiguo, perché Gaudì fu il massimo esponente del modernismo catalano, uno stile artistico che si sviluppò fra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo nella regione della Catalogna e principalmente a Barcellona. Siamo perciò di fronte alla decadenza dell’arte, quando facevano capolino le avanguardie rivoluzionarie, ovvero quando l’oggettivo scopo dell’arte – riprodurre la bellezza nelle sue molteplici forme e sfumature – veniva spostato sul soggetto operante. Il modernismo catalano fece in qualche modo parte del più vasto fenomeno europeo dell’Art Nouveau con esuberanti e sperimentali linguaggi personali, nel tentativo di recuperare motivi ed elementi della cultura tradizionale catalana all’interno di nuove forme architettoniche legate ai movimenti artistici francesi e del resto d’Europa. A Barcellona questa esigenza di modernità sorgeva dalle aspirazioni della ricca borghesia catalana, la quale aspirava ad una modernizzazione del territorio con chiari riferimenti culturali internazionali, ma allo stesso tempo rivendicava una propria autonomia dalla Spagna, auspici che sono rimasti nel tessuto politico-sociale della Catalogna contemporanea. Il movimento modernista, che ebbe un enorme successo urbanistico, culturale e sociale, creò un’architettura d’impronta squisitamente locale attraverso diversi artisti, alcuni dei quali impegnati anche nell’insegnamento, nell’attività pubblicistica e in politica. Il modernismo artistico accolse le novità tecnologiche, i nuovi materiali, le decorazioni art nouveau, proponendo il predominio delle forme curve ed asimmetriche, l’uso di motivi vegetali e zoomorfi nei dettagli della decorazione e l’integrazione nell’architettura di episodi artistici di tipo scultoreo e pittorico, come accade anche nella Sagrada Família, opera incompiuta e allo stesso tempo di non facile interpretazione per i non addetti ai lavori, caratteristica impensabile per le chiese. Nelle case di Dio è ovvio che tutti devono essere in grado di poter leggere una esplicita lingua sacrale, dettata da una cristallina teologia. Fra l’altro la complessa e cerebrale Sagrada Família non è ancora conclusa, ma è stata comunque consacrata, elevandola al rango di Basilica minore, il 7 novembre 2010 da papa Benedetto XVI, nel corso della sua visita a Santiago di Compostela, luogo di adamantina Fede, fin dagli albori. (Cristina Siccardi)

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