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L’Europa a Strasburgo: rappresentata o tradita?

L’8 febbraio del 1994 il Parlamento Europeo votò una risoluzione che promuoveva e tutelava giuridicamente l’omosessualità. Di fronte a tale scandalo , il Centro Culturale Lepanto decise di intraprendere intrapreso una vasta campagna pubblica di protesta.

Nella mattinata del 4 maggio 1992 una delegazione del Centro, guidata dal prof. Roberto de Mattei, diffuse all’interno dell’ Assemblea parlamentare europea, a Strasburgo, consegnandolo a tutti i deputati, un appello redatto in tre lingue (italiano, francese e inglese) dal titolo: “L’Europa a Strasburgo: rappresentata o tradita?”.

 La delegazione del Centro Culturale Lepanto venne successivamente ricevuta a colloquio dal Segretario Generale del Parlamento Europeo dott. Enrico Vinci, al quale fu ufficialmente consegnato il documento di protesta.

Il messaggio del Centro Culturale Lepanto contro la risoluzione del Parlamento Europeo venne pubblicato, come inserto a pagamento, sui quotidiani Il Tempo del 6 maggio  e Il Giornale d’Italia dell’8 maggio 1994. Lo stesso testo, in lingua francese ed inglese, venne inviato inoltre a tutti vescovi europei. L’intera iniziativa del Centro Culturale Lepanto venne illustrata nel corso di una conferenza stampa tenuta sabato 7 maggio 1994 dal prof. Roberto de Mattei in una sala del Hotel Bernini-Bristol di Roma.  

 Riportiamo il testo integrale dell’appello.

L’Europa a Strasburgo :rappresentata o tradita?

Il 12 giugno 1994 si voterà nei 12 Paesi della Comunità per rinnovare il Parlamento Europeo. Con l’approvazione di questa scadenza, il Centro Culturale Lepanto desidera riportare alla memoria di tutti i cittadini europei la risoluzione in favore della omosessualità approvata dall’Assemblea di Strasburgo  l’8 febbraio 1994.

In quella data, destinata ad essere ricordata tra le più vergognose del nostro secolo, il Parlamento Europeo ha votato una delibera che invita gli Stati della CEE a riconoscere e a tutelare la sodomia come un valore, legalizzando i “matrimoni” degli omosessuali e attribuendo loro ogni diritto, compresa l’adozione di bambini.

Non è possibile sottovalutare la portata di quest’avvenimento, che impone serie considerazioni e interrogativi.

  1. L’omosessualità è sempre stata riprovata come un vizio infame dalla coscienza cristiana e occidentale.

La Sacra Scrittura proibisce categoricamente l’omosessualità, che definisce “abominio” passibile della pena di morte (Lev. 18,22; 20, 13); con le parole dell’Apostolo definisce “passione ignominiosa” questo peccato (Rom. l, 26, 28); afferma che i sodomiti saranno esclusi dal Regno di Dio (1 Cor. 6, 9-10) e, nella distruzione col fuoco di Sodoma e di Gomorra, offre l’immagine dei terribili castighi ad essi riservati (2 Pt 2,6-9).

Il Catechismo di san Pio X situa il peccato impuro contro natura tra quelli che “gridano vendetta al cospetto di Dio” ; il Nuovo Catechismo della Chiesa Cattolica ribadisce che “basandosi sulla sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati” e “non possono essere approvati in nessun caso” (n. 2357).

La sodomia non contraddice solo la morale cattolica e cristiana, ma la stessa legge naturale, iscritta da Dio nel cuore di ogni essere umano. Come tale essa è stata perseguita e sanzionata come reato dai codici penali di pressoché tutte le nazioni europee.

Il diritto romano la punì con la LexScantinia, e poi con i Codici di Teodosio (cc. 3, 6, Cod. Theod., IX, 7) e di Giustiniano (Inst., IX, 18, §4), che la colpivano con la pena di morte. Leggi non meno severe si riscontrano nella LexVisigothica, nei Capitolari Franchi, negli statuti medioevali e moderni dei principali Stati occidentali, come dimostrano la Costituzione criminale di Carlo V, quella Teresiana di Maria Teresa, la NuevaRecopilación spagnola, fino alle legislazioni penali di questo secolo. Fino all’entrata in vigore del nuovo Codice di diritto canonico, il diritto della Chiesa riservava la pena dell’infamia (can. 2357), cioè quella nota pubblica che sancisce la perdita della buona reputazione (can. 2293) ai laici condannati da un tribunale dello Stato per sodomia.

Cosa pensare della propagazione e legalizzazione pubblica del vizio omosessuale?

Se oggi essa viene elevata a diritto, domani potrebbero diventare diritti anche lo stupro, l’incesto e la bestialità, equiparati alla sodomia dalle legislazioni religiose e civili d’Occidente. Questo capovolgimento giuridico e morale può avvenire solo all’interno di una prospettiva in cui viene negata ogni verità e legge morale, e il fine dell’uomo è ridotto alla liberazione degli istinti e alla ricerca sfrenata del piacere. Questa visione del mondo, antitetica a quella che ha ispirato e costruito la Civiltà europea nel corso dei secoli, è espressa oggi dall’Europarlamento nella sua scandalosa risoluzione.

  1. Il Parlamento Europeo, che pretende di essere l’organo politico democraticamente eletto dei cittadini europei, ha voluto sfruttare il prestigio che gli deriva da questa delega per imporre una risoluzione che con tutta certezza non è condivisa dai suoi elettori.

Come pensare infatti che la maggioranza dei 320 milioni di cittadini europei sia favorevole all’introduzione dell’omosessualità nelle istituzioni e nelle leggi? In questo, come in tanti altri casi, i procedimenti elettorali a suffragio diretto non garantiscono in alcun modo la democraticità del governo, intesa come reale ed effettiva rappresentanza della volontà popolare .Si tratta invece di una violazione macroscopica di questa volontà perpetrata, in nome del popolo europeo, da una ristretta e privilegiata nomenklatura di “eurocrati” vaganti tra Bruxelles e Strasburgo. La “procura” permanente che l’Assemblea di Strasburgo finge di ricevere da parte degli Stati e dei cittadini europei si rivela come un sistematico e aperto tradimento della fiducia in esso riposta dai suoi elettori.

La tradizione classica del pensiero politico ha sempre collegato l’idea di democrazia a quella delle piccole comunità, giudicando i grandi Stati inadatti al governo popolare. Più i territori e gli organismi politici si dilatano più è facile che alla democrazia, intesa come partecipazione diretta di tutto il popolo alla vita politica, si sostituisca l’oligarchia e il dispotismo, che non sono incompatibili con il caos e l’anarchia.

La cupola direttiva di Bruxelles, come è già accaduto con il Trattato di Maastricht, avanza con successivi colpi di mano verso la Babele universale, che resta la meta della Sinistra mondiale e delle forze rivoluzionarie anticristiane. Che cosa accadrebbe se l’Unione Europea prevista dal Trattato di Maastricht dovesse trovare una reale attuazione politica, con un Parlamento Europeo che rivendicasse un sempre maggiore ruolo politico ed estendesse i suoi confini dall’Atlantico a Vladivostock, modellandosi sull’utopia gorbacioviana della “Casa comune” europea? Totalitarismo e dissoluzione si intreccerebbero all’orizzonte nel nostro futuro …

  1. La nostra voce non è la prima né l’unica a levarsi contro l’Assemblea di Strasburgo. La più alta autorità morale nel mondo, S.S. Papa Giovanni Paolo II, ha pubblicamente denunciato la legalizzazione del vizio contro natura da parte del Parlamento Europeo con queste chiare parole:

L’approvazione giuridica della pratica omosessuale non è moralmente ammissibile (…) Con la risoluzione del Parlamento Europeo si è chiesto di legittimare un disordine morale. Il Parlamento ha conferito indebitamente un valore istituzionale a comportamenti devianti, non conformi al piano di Dio (…) Non si è riconosciuto che vero diritto dell’uomo è la vittoria su se stesso per vivere in conformità con la retta coscienza. Senza la fondamentale consapevolezza delle norme morali la vita umana e la dignità dell’uomo sono esposte alla decadenza ed alla distruzione. Dimenticando la parola di Cristo: ‘la verità vi farà liberi’ (Gv 8,32), si è cercato di indicare agli abitanti del nostro Continente il male morale, la deviazione, una certa schiavitù, come via di liberazione, falsificando l’essenza stessa della famiglia” (Angelus del 20.2.1994).

Come cattolici e come uomini di retta ragione, intendiamo anche noi levare un grido di indignazione e di protesta contro il Parlamento Europeo, unendo la nostra riprovazione a quella del Santo Padre Giovanni Paolo II.

Chiediamo a tutti i vescovi europei di unire la loro voce a quella del Supremo Pastore, per moltiplicarla nelle loro diocesi, denunciando pubblicamente la colpa morale di cui si è macchiata l’euroassemblea e mettendo in guardia il gregge loro affidato dagli attacchi crescenti delle forze anticristiane nel mondo.

Chiediamo all’opinione pubblica europea di non dimenticare quanto è accaduto, isolando moralmente i responsabili e orientando al momento del voto la propria scelta verso quei candidati che si impegnino pubblicamente a difendere la legge morale e l’istituto familiare.

La rinascita politica del nostro continente, che potrà ricevere un impulso anche dal voto del 12 giugno, è indissolubilmente legata alla sua rinascita morale e spirituale.

La Santissima Vergine, a Fatima, 77 anni fa, previde i castighi che avrebbero colpito l’umanità, se si fosse allontanata dalla legge religiosa e morale. Il ritorno a questa legge, accompagnato dalla preghiera e dalla penitenza, è l’unica strada per allontanare le punizioni incombenti ed attirare sul mondo la grazia misericordiosa e purificatrice del Cielo.

Ci auguriamo che Sodoma, la città del vizio e della depravazione, non sia il modello del Parlamento Europeo. Conosciamo il destino di quella città. Temiamo che questo possa essere il destino dell’Europa, di cui il flagello dell’Aids sembra rappresentare un tragico anticipo.

Nei grandi artefici dell’Europa del passato, san Benedetto e Carlo Magno, che nella diocesi di Aquisgrana si venera come Beato, vediamo i modelli della Civiltà cristiana di domani in cui crediamo e verso la quale, con questo messaggio, abbiamo voluto esprimere in spirito di verità, un atto di amore.