L’Epifania della salvezza e dei castighi

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Quando i Re Magi, guidati dal sorgere della «sua stella» (di Gesù), si presentarono a Gerusalemme di fronte al Re della Giudea romana, per chiedergli dove era nato il nuovo Re perché volevano andarlo ad adorare, Erode fu preso dal panico, credendo che qualcuno volesse usurpare il suo regno. Non conoscendo le profezie delle Sacre Scritture, dove si annuncia (Michea 5, 1) la nascita del Re dei Giudei a Betlemme, egli consultò gli scribi e venuto a conoscenza del sacro luogo, rimase interdetto e turbato. Rivelò quindi ai dignitari d’Oriente la città che aveva dato le origini anche al re Davide, chiedendo loro di trovare il Bambino e di comunicargli poi i dettagli del luogo dove trovarlo «affinché anche lui potesse adorarlo» (Mt 2, 1-8). I Magi scoprirono il Salvatore, lo adorarono e gli donarono oro, incenso e mirra perché riconobbero la sua sacra regalità. Erano stati divinamente illuminati: avevano percepito che quel Re non era un sovrano comune e il suo Regno andava ben oltre questo mondo.

I Re Magi non rappresentano solo il mondo pagano che riconosce il Verbo incarnato e a Lui si inchina, ma anche un’autorità terrena con risvolti di carattere soprannaturale. Dio non ha scelto dei semplici detentori del potere civile, ma dei Magi, pubblicamente riconosciuti come sacerdoti, saggi, filosofi, scienziati, astrologi. Erano persiani e poiché i territori a oriente della Palestina biblica coincidevano con l’Impero persiano, non ci sono dubbi sull’origine etnica e sulla religione zoroastrista dei personaggi descritti nel vangelo di Matteo.

Il Salvatore si è manifestato prima ai pastori e subito dopo ad illustri personalità, coloro che simboleggiano lo scibile e la ricerca della Verità. La storia del Cristianesimo riconduce a fatti sostanziali, dove ragione e fede procedono all’unisono per giungere alla Verità rivelata da Cristo. Questa unica Verità nel corso della storia è stata sempre riconosciuta da Santa Madre Chiesa, che ha lottato per difenderla eroicamente a colpi di santità, di teologia, di concili. Tre sono le ere di sua maggior crisi: l’Arianesimo, il Protestantesimo, il Modernismo. Quest’ultimo continua a manifestarsi in maniera prepotente e aggressiva; la sua ostilità nei confronti della Tradizione della Chiesa è schiacciante, tanto che lo stesso papa Francesco esegue atti di vera e propria persecuzione nei confronti delle “epifanie” dottrinali, teologali, cultuali, devozionali. L’idolatria mondana, ecologista, pauperista si è impossessata degli interessi ecclesiali e i castighi si sono abbattuti e si abbattono dentro e fuori la Chiesa. Divisione ovunque del Corpo Chiesa; erosione dell’essere Chiesa per mancanza di nuove leve; vuotezza di contenuti; malessere e turbamento; senso di abbandono da parte di cattolici orfani di un’autorità responsabile; ripetizione noiosa e depressiva di luoghi comuni; chiusura di chiese e parrocchie; irrilevanza del peso dei peccati, sterilità e aridità, nonché perdita di credibilità da parte di una Santa Sede connessa alla cultura delle lobby di potere.

La pandemia, sicuramente, è un altro castigo con tutti i suoi risvolti sanitari, psicologici, sociologici, economici, che hanno acuito il malessere già preesistente. E poi la violenza che è aumentata in maniera esponenziale fra le mura domestiche, mura esacerbate da un esasperato femminismo e dalla libera sessualità, ideologie che sovrastano il buon senso e il rispetto per le singole persone, compresa la responsabilità da esercitare soprattutto nei confronti dei propri figli. Scienza ed ecologismo sono diventate religioni, adorate anche all’interno della Chiesa, che pare non avvedersi della via del transumanesimo, tanto devastante quanto disumana e che porta ad un controllo totale delle singole esistenze. La Chiesa non è più Maestra di vita eterna, Maestra di vera libertà che conduce al rispetto di se stessi e degli altri, ma seguace del mondo; così le anime non vengono più protette, guidate, assistite e curate, ma lasciate perire e condannare nelle viziose carceri dei peccati veniali e mortali.

L’orrore degli aborti statalmente ammessi, bambini e giovani che vivono situazioni familiari non solo complesse, ma spesso abnormi, sono l’evidente fallimento di una civiltà occidentale che si è sempre più imbarbarita. Alla gioventù si offrono “sballi” e movide, privandoli il più delle volte del loro legittimo bisogno intrinseco e viscerale di avere un padre ed una madre degni di questi nomi. Essi sono costretti a vivere divisi fra due case, dove il libertinaggio è diventata “cosa buona”, e la buona normalità è fare sesso nella prima adolescenza, avallata da cattivi maestri che in questo modo giustificano le loro vite dissestate e squilibrate.

I castighi fanno parte dell’umanità fin dai suoi albori, come dimostra la caduta dopo il peccato originale, avvenuto nel momento in cui l’uomo e la donna hanno pensato bene di far a meno di Dio e di rubare il Suo spazio. I castighi derivano dalla Giustizia e quando li si riconosce possono essere un’ottima opportunità per rinsavire le obnubilate e talvolta impazzite coscienze.

Psicologia e sociologia non sanno più raccapezzarsi nella confusione totale a cui stiamo assistendo, mentre il Pontefice non solo tace di fronte alle catastrofi culturali e morali, non proponendo diagnosi e terapie vincenti, ma invita a «prendere l’odore delle pecore» e a far entrare Gesù nelle «stalle interiori», senza esortare a gran voce la necessità, qui e subito, della rigenerazione nella conversione attraverso il pentimento, la penitenza, la preghiera, i sacramenti affinché le anime possano divenire degni templi, come ci ricorda san Paolo: «O non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi? Infatti siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo!» (1 Cor 6, 19).

L’Epifania del Sommo Giudice Pantocratore, venuto per salvare e condannare, è sempre in atto, per questo i credenti non devono mai temere di nulla.

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