LEPANTO: presentazione a Gaeta del vessillo pontificio restaurato dall’arcivescovo

Il 18 dicembre, per iniziativa dell’arcivescovo, mons. Fabio Bernardo d’Onorio, si è celebrato a Gaeta nello storico Palazzo de Vio, l’avvenuto restauro dello stendardo pontificio che il duca di Paliano Marcantonio Colonna innalzò durante la battaglia di Lepanto e che donò al suo ritorno al Duomo di Gaeta.






Il 18 dicembre, per iniziativa dell’arcivescovo, mons. Fabio Bernardo d’Onorio, si è celebrato a Gaeta nello storico Palazzo de Vio, l’avvenuto restauro dello stendardo pontificio che il duca di Paliano Marcantonio Colonna innalzò durante la battaglia di Lepanto e che donò al suo ritorno al Duomo di Gaeta.

Il restauro è stato effettuato dal Laboratorio Colalucci a cura della Soprintendenza Beni Artistici del Lazio e l’arcivescovo mons. Fabio Bernardo D’Onorio, già Abate di Montecassino, ha voluto organizzare un importante convegno per solennizzare il ritorno dello stendardo nella città laziale.

Sotto la moderazione di don Antonio Punzo, direttore del Museo diocesano, sono intervenuti mons. Carlo Chenis, vescovo di Civitavecchia, che ha parlato su Il Crocefisso icona di salvezza, il prof. Roberto de Mattei, Presidente della “Fondazione Lepanto”, con una relazione su Il contesto storico della battaglia di Lepanto e la dott.ssa Daniela Bertoletti che ha spiegato le modalità tecniche del restauro.

Lo stendardo di Lepanto è un labaro che reca dipinto su un fondo di damasco rosso, il Crocifisso tra gli Apostoli Pietro e Paolo con le parole: IN HOC SIGNO VINCES. Esso fu consegnato da san Pio V a Marcantonio Colonna l’11 giugno 1570 quando il Papa, deciso ad intervenire contro la minaccia turca nel Mediterraneo, nominò il principe romano Prefetto e Capitano generale dell’Armata Pontificia.

Il 21 giugno dell’anno successivo, Marcantonio Colonna, diretto a Messina per raggiungere l’armata cristiana, fece sosta a Gaeta, alla testa delle galee pontificie. Recatosi in Duomo, tra le acclamazioni del popolo, fece voto di offrire in dono a quella Chiesa lo stendardo affidatogli da san Pio V se l’impresa fosse felicemente riuscita. La vittoria della flotta cristiana nelle acque di Lepanto, il 7 ottobre 1571, fu strepitosa e cambiò il corso della storia. Quando Marcantonio Colonna tornò a Roma, il più insigne ornamento del corteo che attraversò trionfalmente la Città Eterna era lo stendardo dell’armata pontificia che il principe romano, per esaudire il suo voto, donò poi al Duomo di Gaeta.

Il professor de Mattei, ha tracciato nel suo intervento questa storia, concludendo il suo intervento con queste parole: «Le radici dell’Europa affondano nel Vangelo e la Chiesa, che ha dato la civiltà all’Europa, ha sempre rivendicato il diritto e il dovere di difendere questa civiltà, di difendere le radici cristiane d’Europa dai suoi nemici, non impugnando mai direttamente le armi, ma facendo appello ai sovrani cattolici, come accadde a Lepanto nel 1571 e a Vienna nel 1683. Oggi la Cristianità è dissolta, sostituita da una società relativista e secolarizzata, ma Lepanto è il simbolo di un’attitudine dello spirito.

Benedetto XVI ha ricordato come il Cristianesimo non è una religione individuale e intimistica e che anzi la privatizzazione del Cristianesimo, la dissoluzione della sua dimensione pubblica e sociale, è all’origine della sua crisi.
Lo stendardo di Lepanto non è un documento di archivio, né una memoria del passato da relegare nell’album dei ricordi perduti. Lo ammiriamo, oggi, in un museo, ma è un messaggio che ci viene dal passato per ricordarci la missione di ogni cristiano, che è quella di testimoniare, anche con il sangue, la propria fede. Il cristiano deve essere pronto ad affrontare sofferenze e persecuzioni e soprattutto non deve nascondere a sé stesso l’esistenza di nemici e dunque di una buona battaglia da combattere. La vita di ogni cristiano è lotta e in questa lotta sta la vera vittoria. Le parole IN HOC SIGNO VINCES restano un programma di vita e di azione sempre attuale».

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