L’Economy of Francesco e il vero san Francesco

(Cristina Siccardi) Papa Bergoglio ha preso il nome di Francesco per capovolgere la Chiesa attraverso l’immagine falsificata di san Francesco, un san Francesco antistorico, oltre che anticattolico, rovesciando, ad uso sociale, politico ed economico, gli insegnamenti dell’«Araldo del Gran Re», come il santo assisano si definiva. Dallo “spirito di Assisi”, inaugurato da Giovanni Paolo II nel 1986, si è passati al documento antievangelico sulla Fraternità Umana di Abu Dhabi del 4 febbraio 2019 negli Emirati Arabi Uniti, per traghettare alla volontà di erigere, nella stessa capitale degli Emirati, la Abrahamic Family house, che accoglierà una moschea, una sinagoga e una chiesa, dedicata proprio a lui, a San Francesco d’Assisi, divenuto, ormai, il protettore della conversione ecologica e integrale, ed anche della fratellanza universale, sentimento che non può essere scambiato con la fratellanza cattolica (universale) in Cristo, Seconda Persona della Santissima Trinità. Dalla Abrahamic Family house ora si procede per la realizzazione del prossimo incontro mondiale del «Patto per dare anima all’economia», dal titolo «Economy of Francesco», indirizzato agli under 35 e che si svolgerà nella patria di san Francesco dal 26 al 28 marzo 2020.

«Cari amici», ha scritto il Pontefice ai giovani economisti, imprenditori e imprenditrici di tutto il mondo e che in 2 mila arriveranno in Umbria, «vi scrivo per invitarvi ad un’iniziativa che ho tanto desiderato: un evento che mi permetta di incontrare chi oggi si sta formando e sta iniziando a studiare e praticare una economia diversa […]. Un evento che ci aiuti a stare insieme e conoscerci, e ci conduca a fare un “patto” per cambiare l’attuale economia e dare un’anima all’economia di domani.

Sì, occorre “ri-animare” l’economia! E quale città è più idonea per questo di Assisi, che da secoli è simbolo e messaggio di un umanesimo della fraternità? Se San Giovanni Paolo II la scelse come icona di una cultura di pace, a me appare anche luogo ispirante di una nuova economia. Qui infatti Francesco si spogliò di ogni mondanità per scegliere Dio come stella polare della sua vita, facendosi povero con i poveri, fratello universale. Dalla sua scelta di povertà scaturì anche una visione dell’economia che resta attualissima. Essa può dare speranza al nostro domani, a vantaggio non solo dei più poveri, ma dell’intera umanità. È necessaria, anzi, per le sorti di tutto il pianeta, la nostra casa comune, “sora nostra Madre Terra”, come Francesco la chiama nel suo Cantico di Frate Sole».

Le parole d’ordine dell’establishment mondiale sono globalismo e ambientalismo, che tradotte significano: perdita delle proprie identità nazionali e religiose e culto per la dea Terra, quella che gli yanomami chiamano Pachamama e che oggi viene riverita nelle nostre chiese, finanche a San Pietro, come è accaduto durante il Sinodo per l’Amazzonia.
Dietro a tutto ciò sta la preoccupazione di diffondere un nuovo umanesimo, dove la Fede integra del Vangelo e della Tradizione della Chiesa non hanno più ragione di essere: «Per questo desidero incontrarvi ad Assisi: per promuovere insieme, attraverso un “patto” comune, un processo di cambiamento globale che veda in comunione di intenti non solo quanti hanno il dono della fede, ma tutti gli uomini di buona volontà, al di là delle differenze di credo e di nazionalità, uniti da un ideale di fraternità attento soprattutto ai poveri e agli esclusi. Invito ciascuno di voi ad essere protagonista di questo patto, facendosi carico di un impegno individuale e collettivo per coltivare insieme il sogno di un nuovo umanesimo rispondente alle attese dell’uomo e al disegno di Dio».

San Francesco rispettò e incarnò il disegno di Dio, quello della Redenzione e della Salvezza eterna, rendendo gli uomini, convertiti, liberi dal peccato attraverso la Verità portata dal Verbo incarnato nella Vergine Maria. L’Economy of Francesco è un corpo estraneo a san Francesco, il quale rinnovò sì il mondo, ma con la penitenza, con la preghiera, con l’evangelizzazione, convertendo i peccatori, gli eretici (valdesi e catari, che erano anche vegani, di cui l’Europa pullulava), i musulmani. Quale inganno far credere ad un san Francesco che non è mai esistito!

«Il nome di questo evento – “Economy of Francesco” – ha chiaro riferimento al Santo di Assisi e al Vangelo che egli visse in totale coerenza anche sul piano economico e sociale. Egli ci offre un ideale e, in qualche modo, un programma. Per me, che ho preso il suo nome, è continua fonte di ispirazione». Un’ispirazione che si fonda sulla mondanizzazione del «piccolino», come usava firmarsi il Cavaliere di Cristo. Se san Francesco fosse oggi presentato per quello che fu realmente, sarebbe nuovamente in grado di trasformare la gente, a cominciare dai Vescovi, come accadde al suo tempo, quando lui e i suoi frati, dapprima, venivano scherniti e dileggiati, perché «Hanno odiato me, odieranno anche voi» (Gv 15, 18).

«Francesco, non vedi che la mia casa sta crollando? Va’ dunque e restaurala per me» (Leggenda dei tre Compagni, Fonti Francescane, § 1410), così gli disse il Crocifisso nella chiesa di San Damiano. E san Francesco restaurò la Chiesa e restaurando la Chiesa restaurò l’Europa intera. I tre Compagni, autori di una biografia di san Francesco, sono testimoni per eccellenza della sua vita e delle sue opere; tre confratelli, che stettero a lungo al suo fianco: i fedeli frate Leone, frate Rufino, frate Angelo, sepolti, a sentinella, davanti al sepolcro del Serafico nella Basilica di Assisi.

Nessun neoumanesimo di stampo chiaramente massonico per san Francesco. Egli ricapitolò tutto in Cristo, fino a diventare ostia vivente: primo stigmatizzato della Storia della Chiesa e, unico caso finora, ad avere conficcati nella carne delle mani e dei piedi, verie propri chiodi, come risulta dalle testimonianze dirette in vita e postmortem. Il termine umanesimo è presente nella Costituzione europea, che ha scalzato le radici cristiane del Continente. Il neoumanesimo è antropocentrico ed anticristiano, è una filosofia di vita che vede l’uomo come misura di tutte le cose, visibili ed invisibili e che ha le sue fondamenta nelle tre parole chiave della Rivoluzione francese, persecutrice della Chiesa: liberté, égalité, fraternité, valori che hanno scristianizzato, passo dopo passo, l’Europa intera. Per i neo umanisti lo Stato moderno è assoluto potere autoreferenziale ed è questa assolutezza (con un pensiero unico) a dare la dignità all’uomo, secondo i suoi parametri secolarizzanti e anticristici, quindi antifrancescani, perché quando si parla di san Francesco si parla, inevitabilmente, di Cristo. La stessa Regola dei Frati minori venne composta dal fondatore sulle esclusive basi del Vangelo, sine glossa. Esine glossa fu l’imperativo che diede al suo Testamento, che doveva, per suo ordine esplicito ai frati, essere sempre tenuto allegato alla Regola:

«E non dicano i frati: “Questa [il Testamento ndr] è un’altra Regola”, perché questa è un ricordo, un’ammonizione, un’esortazione e il mio testamento, che io, frate Francesco piccolino, faccio a voi, fratelli miei benedetti, affinché osserviamo più cattolicamente la Regola che abbiamo promesso al Signore». Perché cattolicamente e non cristianamente? Perché san Francesco, sia nello scrivere che nella predicazione orale, sottolineava specificità e identità cattolica, sua e dei suoi figli per combattere gli errori dottrinali e le eresie, in difesa di Cristo e della Sua Chiesa. E la sua linea fu vincente.

«E il ministro generale e tutti gli altri ministri», leggiamo ancora nel Testamento, «e custodi siano tenuti, per obbedienza, a non aggiungere e a non togliere niente da queste parole.

E sempre abbiano con sé questo scritto accanto alla Regola. E in tutti i capitoli che fanno, quando leggono la Regola, leggano anche queste parole.

E a tutti i miei frati, chierici e laici, comando fermamente, per obbedienza, che non inseriscano spiegazioni nella Regola né in queste parole dicendo: “Così devono essere intese”; ma come il Signore ha dato a me di dire e di scrivere con semplicità e purezza la Regola e queste parole, così voi con semplicità e purezza, senza commento, cercate di comprenderle, e con santa operazione osservatele sino alla fine».

Aggiunte, interpretazioni soggettive, commenti personali, profanazioni sovrabbondano fra gli attuali uomini di Chiesa, e ci si permette di tutto, anche di farsi beffe dell’autentico san Francesco d’Assisi, che non conosceva compromessi e andava dritto dritto al suo scopo di vita: essere una cosa sola con Cristo, fino a vivere ciò che sperimentò san Paolo: «Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (Gal 2, 20). Andò così cantando per le vie del mondo, anche davanti al sultano musulmano d’Egitto, al-Malik al-Kāmil, la Fede in Cristo, di cui era servo mirabile, e dissipando la stoltezza e l’insipienza alla luce della presenza della Santissima Trinità, dividendo l’umanità fra gli uomini spirituali, votati alle realtà divine (anche se nel mondo), e gli uomini carnali, servi della mondanità e delle sue economie. 

Donazione Corrispondenza romana