Le tecniche di manipolazione dei sondaggi

(di Giuseppe Sello) I sondaggi sono indagini statistiche che, attraverso campioni, pretendono di stabilire quali siano le opinioni e i comportamenti di una popolazione nel suo complesso, o di una parte di essa. Franceinfo, un importante emissione radio francese che appartiene al gruppo di Radio France, l’ente pubblico francese di diffusione radiofonica, ha dedicato, lo scorso 19 marzo, un ampio articolo alle ragioni che spiegano perché i metodi degli istituti di sondaggio francesi sono contestati e contestabili.

Le tecniche dei sondaggi – spiega Sylvain Tronchet – hanno conosciuto un’evoluzione negli ultimi decenni. In origine essi si svolgevano attraverso sondaggisti che bussavano alle porte delle case, interrogando personalmente le persone. Per Alain Garrigou, creatore dell’osservatorio dei sondaggi, questo metodo era «il migliore, ma anche il più caro».

E poiché, progressivamente, le porte non venivano più aperte ai sondaggisti, si passò ai sondaggi per telefono. Anche in questo caso, la gente iniziò a riattaccare alle domande. Si arrivò al punto che bisognava fare dieci chiamate telefoniche per ottenere un’intervista. Tutto ciò costava molto caro. Finalmente, nel 2000, con l’arrivo di Internet, i sondaggi conobbero una nuova vita. Ma la qualità delle inchieste è sensibilmente diminuita.

Per incitare i francesi ad iscriversi al loro programma, i sondaggisti offrono regali o danaro. Ciò ha portato a una “professionalizzazione” degli interrogati, che hanno visto la possibilità di guadagnare attraverso la partecipazione al maggior numero possibile di “panel” di sondaggi. La risposta dei “sondati” professionali non è però mai veritiera perché, per essi, ciò che è più importante, è non essere esclusi dal “panel”. Franceinfo cita il caso di un “professionale”, giovane padre di famiglia dell’Est della Francia, che risponde ogni mese a decine di sondaggi. «La gratificazione – ha dichiarato – è per me un elemento primordiale. Rispondo solo a sondaggi che sono remunerati. Sono iscritto a un panel dal 2012 e ho già ricevuto un “babyphone”, un’aspirapolvere, un cofanetto di giardinaggio, libri, abbonamenti, etc.».

Ciò conduce all’uso sistematico della menzogna, che si manifesta soprattutto esprimendo posizioni politicamente corrette. La conseguenza è la sottovalutazione sistematica dei voti dati alle ali estreme e la sovradimensione del voto centrista, che oggi invece è quello che si sta dissolvendo.

Già negli anni Novanta, all’epoca dei sondaggi telefonici, bisognava moltiplicare per due o per tre il numero delle risposte ottenute, al fine di ottenere una stima corretta del voto del Front National. Oggi è stato introdotto inoltre il cosiddetto “raddrizzamento” dei voti, per correggere le risposte non politicamente corrette. Questa forme di raddrizzamenti sono segrete e sono oggi al centro del dibattito.

Due senatori, Hugus Portelli (LR) e Jean-Pierre Sueur si battono da anni affinché i sondaggisti pubblichino le loro cifre brute e i loro metodi di raddrizzamento, per far capire come si arriva al risultato. Una legge a questo proposito è stata emanata nel 2016, ma è stata rapidamente aggirata. Esistono poi i sondaggi “bidone”, come quello che nel 2014 indicava Nicolas Sarkozy come un candidato in grado di battere, da solo, Marin Le Pen, al secondo turno delle presidenziali.

Come ha spiegato il presidente dell’Isi (Istituto per l’interscambio scientifico di Torino) Mario Rasetti in un’intervista al quotidiano ItaliaOggi del 16 novembre scorso, oggi è possibile usare gli algoritmi predittivi che setacciano sul web, in continuo, milioni di dati relativi ai comportamenti e alle scelte degli elettori.

Essi pertanto sono in grado di fare delle previsioni di gran lunga più attendibili dei sondaggi. Ma sono più facilmente manipolabili, e il vero scopo dei sondaggi non è quello di conoscere i giudizi dell’opinione pubblica, ma di orientarla, dando per esempio come definitivamente perdente in Francia un candidato, quale Fillon, che ha forse molte carte ancora da giocare. I sondaggi insomma non sono strumenti di previsione, ma di manipolazione mediatica. (Giuseppe Sello)

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