Le ragioni dell’appoggio cinese al regime della Corea del Nord

(di Luca Hofer) Sono trascorsi quasi settant’anni dal termine del conflitto che insanguinò la penisola di Corea, ma da allora le aspre tensioni politiche e militari che dividono territorialmente la Corea al celebre 38° parallelo in due Paesi non si sono mai risolte. Dal termine della seconda guerra mondiale ad oggi la divisione tra Corea del Nord e del Sud rappresenta una linea del fronte sempre in armi, perché su quella linea si gioca una cruciale disputa politica, militare ed economica che ha per oggetto l’assetto geopolitico dell’intero pianeta.

Nel 1950 il dittatore Kim Il Sung, che aveva preso il potere nel nord del Paese al termine della Seconda Guerra Mondiale instaurando un regime totalitario di impronta ideologica comunista, forte dell’appoggio politico militare dell’Unione Sovietica, scatenò l’aggressione della metà meridionale della penisola, che a sua volta si era costituita in Repubblica democratica sotto la protezione degli USA.

La risoluzione delle Nazioni Unite che autorizzò gli Stati membri al ricorso all’uso della forza armata per respingere l’aggressione militare nordcoreana vide l’intervento di un’ampia coalizione internazionale, guidata dagli USA, a cui parteciparono i principali Stati europei, Italia compresa, che ricacciò le truppe comuniste nordcoreane oltre il 38° parallelo, giungendo fin quasi al confine del Paese del freddo mattino (la Corea del Nord) con la neonata Repubblica popolare cinese guidata dal regime comunista di Mao Zedong.

La mobilitazione dell’esercito cinese, intervenuto in massa a fianco delle truppe di Kim Il Sung, permise al regime nordcoreano di sopravvivere all’offensiva delle truppe dell’ONU. Il conflitto si concluse con l’armistizio di Panmunjeon nel 1953, stabilizzando il fronte di guerra e la frontiera tra i due Stati sul 38° parallelo.

Perché la Cina comunista intervenne allora a fianco del regime di Pyongyang e continua oggi a sostenere uno tra i sistemi politici al mondo più tirannici e criminali, al primo posto nelle liste internazionali nella persecuzione di chi pratichi la fede religiosa cristiana? Si potrebbe pensare ragionevolmente che la medesima natura ideologica di matrice marxista di questi due regimi sia alla base dell’alleanza tra Pechino e Pyongyang: ma questa è una risposta solo parzialmente vera, che è stata superata nel tempo dallo sviluppo economico spettacolare della Cina in virtù di quello sconcertante modello politico economico adottato dopo la morte di Mao, che coniuga i dettami di una spietata dittatura veteromarxista con le logiche altrettanto spietate del più disinvolto liberismo economico nelle relazioni internazionali.

In verità la Cina di oggi si confronta con il mondo occidentale, per il primato della leadership economica e politica sull’intero pianeta, e la Corea del Nord è una delle tante pedine che la Cina cerca di muovere strumentalmente per ottenere questa leadership. La Cina è un gigante politico ed economico, ma militarmente soffre una situazione geopolitica di oggettivo accerchiamento territoriale, in quanto i suoi confini sono di fatto delimitati da Stati alleati con gli USA o comunque assai poco disposti a sottomettersi all’influenza del suo dispotico regime.

Ad est ed a sud-est la Cina ha di fronte a sé il Giappone e la Corea del Sud, due tra i più fedeli alleati della potenza USA; lo Stretto di Malacca a sud, che permette il flusso di materie prime alla Cina dall’Africa e dal Medio Oriente è sotto lo stretto controllo della flotta navale USA. Da anni la Cina è in duro conflitto con i Paesi rivieraschi del Mar Cinese meridionale, perché aspira a vantare pretese sovrane su tale porzione di mare.

Ad ovest il regime di Pechino si confronta con il suo forse più ostile nemico, l’India, che aspira alla leadership dell’Asia centrale in virtù di una popolazione che in pochi anni supererà demograficamente la Cina stessa, e non ha mia fatto mistero di contrapporsi al regime comunista di Pechino, riconoscendo ed ospitando il governo in esilio del Dalai Lama, il sovrano del Tibet occupato militarmente dalla Cina dagli anni cinquanta.

In questo quadro complesso, la Corea del Nord rappresenta per la Cina uno Stato-cuscinetto, che permette al regime del presidente Xi Jinping di tenere lontano dalle frontiere cinesi potenziali nemici ostili alla propria politica di penetrazione dello scacchiere in Estremo Oriente: la Cina infatti è ben consapevole che il suo modello di società poliziesca fortemente gerarchizzata secondo i criteri della fedeltà al dettato ideologico del Partito Comunista al potere non attira assolutamente gli Stati confinanti: una prova è data dalle dure contestazioni al governo di Pechino che la popolazione di Hong-Kong ha manifestato nei giorni scorsi in occasione dei vent’anni della riunificazione della ex-colonia britannica alla Cina.

In realtà sembra che sua proprio Pechino a pungolare e dietro le quinte la bellicosità militare nucleare nord-coreana per mettere in guardia tutte le controparti, USA in testa, contro i rischi cui potrebbero andare incontro se non permettessero alla Cina di sviluppare la sua politica di potenza su tutto il continente asiatico: il rischio concreto tuttavia è che il regime nordcoreano di Kim Jong-un possa sfuggire al controllo occhiuto di Pechino, determinando un effetto domino di reazioni militari imprevedibili. Le due guerre mondiali sono scoppiate proprio a causa di analoghi giochi di guerra tra potenze. (Luca Hofer)

 

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