Le prime critiche dei siti conservatori agli strappi liturgici

papa francesco(Luigi Accattoli sul Corriere della Sera del 02/04/2013) Nelle grandi reti televisive e sulla carta stampata continua la luna di miele del nuovo Papa con l’opinione pubblica, mentre sul web iniziano le critiche: sono tutte di orientamento tradizionalista, riguardano generalmente le vesti e la liturgia ma anche la riluttanza di Francesco all’uso delle lingue e la sua preferenza per il titolo di «vescovo di Roma» rispetto a quello di Papa.

Un primo gruppo di critiche, le più immediate fin dall’apparizione alla loggia, riguardano le vesti, la croce, l’appartamento: il fatto che papa Bergoglio non abbia voluto la croce pettorale d’oro (usa quella di ferro che aveva da cardinale), la mozzetta rossa e le scarpe rosse; il rinvio del trasferimento nell’Appartamento papale nonostante la fine dei lavori di aggiornamento dello stesso.

Il sito «Messa in latino» – che chiama Bergoglio «Papa piacione» – il 27 marzo così commentava l’informazione data dal portavoce vaticano riguardante il desiderio del Papa di rimanere «per ora» ad abitare in una stanza della Domus Sanctae Martae e di voler pranzare e cenare con gli altri ospiti: «Speriamo solo che non aggiunga il suo appartamento del terzo piano del Palazzo Apostolico ai Musei Vaticani».

Più serie sono le critiche alle novità che toccano le celebrazioni liturgiche, a partire dalla «benedizione silenziosa» ai giornalisti venuti a Roma per il Conclave, ricevuti il 16 marzo: «per rispetto» – disse – dei non cattolici e dei non credenti che erano tra loro non diede la benedizione con la formula liturgica ma disse che li benediceva «in silenzio».

Più numerose e più preoccupate sono state le riserve provocate dalla lavanda dei piedi del Giovedì Santo estesa a due musulmani e a due donne, che ha compiuto nel carcere minorile di Casal del Marmo. Sandro Magister – uno dei più noti vaticanisti italiani – richiamava ieri nel suo sito le due questioni e diceva «resta senza risposta l’interrogativo» che esse sollevano.

Lo stesso Sandro Magister aveva garbatamente sollevato dubbi già il 19 marzo: «Alcuni gesti di papa Francesco hanno acceso nell’opinione pubblica dentro e fuori il cattolicesimo cattive tentazioni: dalla liquidazione del governo centrale della Chiesa alla scomparsa del titolo di Papa, dall’avvento di una “nuova Chiesa” spirituale alla umiliazione della bellezza che celebra Dio, cioè della simbolica di riti, abiti, arredi, edifici sacri». Magister è sempre stato un sostenitore del cardinale Bergoglio: ne parlava come di un papabile già nel 2002, ma si direbbe che non ne sia entusiasta ora che è Papa.

Persino la visita di papa Francesco a papa Benedetto ha provocato critiche, o quantomeno le ha provocate la decisione delle autorità vaticane di diffonderne le immagini che mostravano due Papi compresenti e tra loro quasi non distinguibili: «Chi è il Papa?» si è chiesto Roberto De Mattei sul Foglio del 28 marzo: «La coesistenza di un Papa che si presenta come vescovo di Roma e di un vescovo (perché tale è oggi Joseph Ratzinger) che si autodefinisce Papa offre l’immagine di una chiesa “bicefala” ed evoca inevitabilmente le epoche dei grandi scismi. Non si comprende, a questo proposito, il risalto mediatico che le autorità vaticane hanno voluto dare all’incontro dei due Papi, il 23 marzo a Castel Gandolfo. L’immagine che ha fatto il giro del mondo e che lo stesso Osservatore Romano ha pubblicato in prima pagina il 24 marzo è quella di due uomini che il linguaggio dei simboli pone su un piano di assoluta parità, impedendo di discernere in maniera immediata, chi di essi è l’autentico Papa».

Questa di De Mattei sul Foglio è l’unica vera critica mossa finora al Papa argentino dalla stampa italiana. Ma la Rete rigurgita di rimproveri. Il sito tradizionalista «Rorate Coeli» ha ricordato che alla lavanda dei piedi vanno ammessi – secondo le norme liturgiche – solo «uomini scelti» e non donne né musulmani. Il National Post ha qualificato l’elezione di Francesco come «l’ennesima aggiunta al mucchio delle recenti novità e mediocrità cattoliche», in linea con il mezzo secolo seguito al Concilio Vaticano II. Ed Peters, blogger americano, definisce «un esempio discutibile» quella lavanda dei piedi.

Il sito «Cantuale antonianum» rimprovera il Papa di non cantare e già il 14 marzo scriveva che «se anche se il Papa si chiama Francesco, egli non è e non può essere un semplice fraticello che fa esortazioni evangeliche zampillanti al momento». Il sito «Pontifex» – incoraggiato dalla propria denominazione – il 30 marzo scrive perentorio: «È vescovo di Roma ma anche Papa e dunque capo della cattolicità e questo farebbe bene a non dimenticarlo. Il populismo, il pauperismo e la demagogia lasciano il tempo che trovano». (Luigi Accattoli sul Corriere della Sera del 02/04/2013)

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