Le perplessità di una fedele sul coordinamento del Summorum Pontificum

(su Riscossa Cristiana) Dopo la pubblicazione degli articoli UN COORDINAMENTO NAZIONALE DEL SUMMORUM PONTIFICUM? – di Veronica Rasponi e UN COORDINAMENTO NAZIONALE DEL SUMMORUM PONTIFICUM? PELLEGRINAGGI E TRAPPOLE – di Pucci Cipriani, ci è pervenuta la lettera, che qui di seguito pubblichiamo, di una lettrice di Milano. Ringraziamo la lettrice, perchè a nostro avviso ha colto molto bene i termini del problema e la sostanziale ambiguità sottostante al legame che si vuole creare tra il “Coordinamento” e il pellegrinaggio a Roma del 3 novembre. Saremo lieti di pubblicare altri contributi su questo argomento, che sta turbando non poco quanti amano la Chiesa e vivono profondamente la fedeltà alla Tradizione.

Caro direttore,

mi decido a scriverle perché sul suo sito vedo che dà spazio alle diverse opinioni che costituiscono il cosiddetto mondo della Tradizione. Opinioni a volte anche conflittuali: ed è proprio qui che vorrei arrivare riguardo a un caso concreto.

Ma prima mi presento. Sono una signora di cinquant’anni tondi tondi che ha scoperto casualmente la Messa in rito antico tre anni fa. Siccome questa Messa è diventata il punto fermo della mia vita, cerco di informarmi attraverso i siti e le pubblicazioni che ne parlano. A tutto questo, aggiungo anche un piccola esperienza personale che mi sono fatta girando l’Italia per lavoro e conoscendo quindi varie realtà legate al rito gregoriano.

Devo dire subito che ciò che mi ha colpito fin da subito è l’estrema libertà di spirito con cui queste persone affrontano una situazione tanto difficile. Sono al corrente di tutto quanto sono costrette a subire da parte di vescovi, di parroci, di curati e di fedeli che li ritengono un relitto del passato da buttare nella spazzatura quanto prima. Eppure loro, nel luogo in cui si trovano, continuano a tenere duro, affrontando la persecuzione (perché di persecuzione si tratta) in totale e libera dedizione a Nostro Signore. Si ha un bel dire che i tradizionalisti sono gente ottusa e piena di vincoli artificiosi: invece sono intelligenti e liberi, molto più del migliore dei progressisti e dei troppi piccoli burocrati da sacrestia. Insomma, da loro ho imparato e sto imparando molto.

Perché le dico tutto questo? Perché seguendo i vari siti dedicati alla Tradizione, in questo periodo, ho visto qualcosa che, da semplice fedele al di fuori di tutti i giochi, mi inquieta. Mi riferisco alla nascita del Coordinamento che vorrebbe sostenere il Motu proprio Summorum Pontificum.

Non conosco le persone che ne fanno parte (forse qualcuna l’ho incontrata andando a Messa) e non conosco neppure coloro che hanno polemizzato con questa iniziativa. Da semplice fedele della domenica mi chiedo: è davvero necessario creare un piccolo o grande carrozzone istituzionale o paraistituzionale in cui rinchiudere quella libertà di spirito nel servire Nostro Signore che tanto colpisce chi vi affaccia per la prima volta?

Perché vede, caro direttore, è proprio questo che attrae i cattolici ordinari come me. Da decenni ero stufa di una Chiesa che ormai dice poco o nulla, e quel poco lo sbaglia pure. Ero stufa di andare a Messe che non sono Messe, ma ero anche stufa di stare a guardare le performance e ascoltare le omelie di preti che hanno il solo scopo di mettere in pratica l’ultima circolare che arriva dalla curia o dal consiglio pastorale. E ora, il mio timore, è che questo possa accadere anche nel mondo della Tradizione. Quando, come leggo nel patto che i fondatori del Coordinamento Summorum Pontificum, ci si mette al servizio della Conferenza episcopale e quando ci si mette in filiale obbedienza a vescovi e parroci che fanno di tutto per soffocare la Messa antica, se va bene, si giunge al compromesso. Se va male si finisce inghiottiti da un blob che tutto rumina e tutto rende uguale.

Mi interessa poco la buona o la cattiva fede di chi si sta mettendo su questa strada. Mi interessa solo che la strada è quella sbagliata, perché finiranno per dire che c’è una Tradizione buona (la loro con il bollino clericale) e una cattiva (quella di chi non è con loro e il bollino non ce l’ha). Se l’intenzione era quella di unire, si finirà fatalmente per dividere.

Vorrei aggiungere ancora un’osservazione. L’iniziativa viene legata al pellegrinaggio in programma il 3 novembre prossimo in San Pietro. Messe, Rosari e pellegrinaggi vanno sempre bene, naturalmente. Ma se, dopo il pellegrinaggio, mi rinchiudono in un recinto, preferisco stare a casa. Perché la Tradizione, come la Verità, ci fa liberi. Non procura posti nel consiglio pastorale.

Mi perdoni la franchezza. La ringrazio per l’ospitalità e la saluto

Chiara de Maria

(Milano)

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