Le pericolose relazioni del governo italiano con il regime comunista del Venezuela

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(Luca Della Torre) Il quotidiano spagnolo ABC recentemente ha portato alla luce il preoccupante legame politico finanziario che intercorre tra il Movimento 5 Stelle e la politica estera italiana con il criminale regime comunista del dittatore Nicolas Maduro in Venezuela. Il dittatore Maduro è il successore del generale golpista comunista Hugo Chavez, il responsabile nel 2000 del ribaltamento della democrazia in Venezuela e della instaurazione di un violento criminale regime rivoluzionario di ispirazione veteromarxista che ha provocato una gravissima permanente crisi politica, sociale, economica in Venezuela, ove la violazione degli elementari diritti umani, civili e politici dei cittadini è prassi quotidiana consolidata.

Oggi il Venezuela è de facto unanimemente riconosciuto come uno Stato fallito – failed State – decomposto in mille rivoli sotto la potente influenza politica internazionale di regimi qualificati come Stati-canaglia o Rogue-State per la loro sistemica politica che calpesta i diritti della persona umana: Iran, Cuba, la stessa Repubblica popolare cinese, prima nella lista delle violazioni dei diritti umani nei reports annuali dell’ONU. La questione non è certamente di poco conto, se persino dalle farisaiche pagine “politically correct” del Corriere della Sera si è scomodato il celebre giornalista Paolo Mieli per una difesa d’ufficio sulla questione dei rapporti con il Venezuela dell’attuale governo in carica a guida PD-Cinque Stelle. Il quotidiano spagnolo si avvale di documenti di rilevante attendibilità per sostenere l’accusa : lettere e comunicazioni riservate e desecretate del Governo venezuelano, di cui è venuto in possesso, testimoniano che nel 2010 l’allora dittatore Hugo Chavez avrebbe finanziato con ben 3,5 milioni di Euro il movimento politico di Beppe Grillo e Casaleggio, M5S, in quanto, letteralmente «di sinistra rivoluzionario, anticapitalista».

Il finanziamento sarebbe stato consegnato al Movimento 5 Stelle dai servizi segreti venezuelani guidati da uno dei politici più influenti della Giunta rivoluzionaria marxista, Hugo Carvajal, indagato dagli USA in quanto narcotrafficante legato ai cartelli criminali della droga sudamericani e al movimento terrorista marxista-leninista delle FARC, che da decenni destabilizza la Colombia con l’uso delle armi.

Che vi siano prove provate della collusione ideologica e vicinanza politica del Movimento 5 Stelle al regime violento di Nicolás Maduro non è una novità. Negli scorsi anni alcuni tra i vertici politici più importanti del Movimento 5 Stelle, Di Battista, l’attuale Sottosegretario al Ministero degli Affari Esteri Manlio Di Stefano, hanno espressamente sostenuto il criminale progetto della rivoluzione di Hugo Chavez, in nome degli slogan più beceri e fallimentari della tradizione ideologica marxista sudamericana: lotta al capitalismo, all’imperialismo USA, instaurazione della dittatura del proletariato.


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Nel 2015, in un convegno alla Camera dei deputati organizzato dal M5S, dal titolo “L’alba di una nuova Europa”, il Movimento grillino ha ospitato e dato aperto appoggio politico all’Alleanza bolivariana per le Americhe, l’organizzazione politica rivoluzionaria di ispirazione marxista fondata nel 2004 da Hugo Chávez e dal dittatore di Cuba Fidel Castro, finalizzata a supportare e radicare istituzionalmente i germi ideologici dei movimenti violenti ed antidemocratici comunisti in America Latina.

Certamente risulta ripugnante la vicinanza ideologica del Movimento 5 Stelle al blocco politico culturale sudamericano di matrice marxista, che è responsabile di alcuni dei più tragici fallimentari esperimenti della storia politica contemporanea, da Cuba al Nicaragua, dal Brasile al Venezuela, ove la repressione sistematica dei diritti di libertà, di religione, di pensiero, di associazione, di stampa, le esecuzioni sommarie degli oppositori anticomunisti ai regimi sono stati, e lo sono da sempre, prassi ordinaria; tuttavia rileva ancor più gravemente la ripercussione internazionale che sta provocando nella politica estera della diplomazia italiana questo funesto connubio. È lo stesso quotidiano spagnolo ABC, di cui è riconosciuta l’autorevolezza a livello di stampa internazionale, a porre il dito nella piaga delle gravi responsabilità politiche assunte dalla diplomazia italiana a guida pentastellata.

Nel 2019 il governo Conte – unico tra i Paesi occidentali di rilievo internazionale – non ha voluto procedere al riconoscimento della legittimità democratica del rivale del dittatore Maduro, Juan Guaidó, come Presidente ad interim del Venezuela, a seguito dell’accertamento della palese illegalità riconosciuta dalla comunità internazionale – UE, Organizzazione degli Stati americani, OSA – delle elezioni con cui il dittatore Maduro si autoproclamò vincitore: una scelta temeraria e provocatoria valutata con contrarietà dalle cancellerie europee e USA; nel 2017 in occasione del quarto anniversario della scomparsa del dittatore Chavez, una delegazione del Movimento 5 stelle guidata dall’attuale sottosegretario agli Esteri, Manlio Di Stefano, si recò a Caracas a omaggiare il criminale leader marxista.


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Ancora: nel 2019,  Pino Cabras, deputato del Movimento 5 Stelle e membro della Commissione Esteri della Camera, ha affermato testualmente che «quello che succede in Venezuela è affare dei venezuelani» anticipando la vergognosa posizione dei 5 Stelle sulla violazione dei diritti umani da parte della Cina a Hong Kong, e dimostrando una plateale volgare ignoranza della normativa di diritto internazionale in materia di diritti umani, che prevede all’art.2 paragrafo 7 dello Statuto ONU il diritto-dovere della comunità internazionale di ingerirsi negli affari interni di uno Stato laddove vengano perpetrati dallo stesso gravi attentati ai diritti dell’uomo.

Infine, nel marzo 2020 i parlamentari 5 Stelle delle Commissioni Esteri hanno sostenuto una moratoria delle sanzioni economiche previste dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU nei confronti dei cosiddetti Paesi-canaglia, tra cui Iran, Venezuela, Cuba e Corea del Nord.

Il Venezuela di oggi è uno Stato in ginocchio, economicamente, politicamente, socialmente: Paese dalle ricchissime materie prime, uno dei principali produttori di petrolio, oro, uranio al mondo, è ridotto in stato di schiavitù a causa dello sciagurato esperimento politico ispirato all’utopia della cosiddetta “rivoluzione bolivariana”, un mix fallimentare di ideologie populiste, demagogiche, incardinato nei violenti dogmi autoritari e antidemocratici del comunismo di ispirazione veteromarxista, in cui purtroppo anche la pochezza culturale della cosiddetta Teologia della Liberazione, sorta in seno alla deviata interpretazione della Pastorale sociale della Chiesa Cattolica, ha trovato non di rado approdo.


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La scellerata dittatura marxista venezuelana supporta peraltro anche organizzazioni politiche terroristiche internazionali che agiscono nel cosiddetto “Arco Minero”, la regione amazzonica venezuelana: oltre alle Farc colombiane, che si avvalgono anche dei proventi della coltivazione e traffico della droga, Hezbollah, il Partito di Dio, l’organizzazione politico militare terroristica libanese di fede sciita legata al regime degli Ayatollah dell’Iran, è presente nel territorio venezuelano svolgendo attività estrattiva di oro e diamanti dalle miniere del Paese caraibico, per finanziare la sua attività terroristica internazionale di fede islamista.

La politica diplomatica italiana in questi ultimi anni sta veleggiando paurosamente su irresponsabili posizioni terzomondiste e addirittura antioccidentali. I contatti stretti di “equivicinanza” con Paesi i cui sistemi di governo sono in antitesi con i principii fondamentali dello stato di diritto e della democrazia occidentale, o sono addirittura regimi dittatoriali e totalitari criminali, sono il sintomo della pochezza culturale e del pressapochismo degli “apprendisti stregoni” al governo alla Farnesina: l’Italia è troppo filo-cinese, così come è filo-venezuelana ed è filo-islamista. Di ciò ne sono consapevoli tutte le cancellerie occidentali, ed i segnali di allarme sono stati parecchi. A questo punto il rischio che l’Italia si isoli e cada preda dei focolai dell’instabilità globale foraggiati da questi regimi non è assolutamente peregrina. 

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