Le origini esoteriche del modernismo

(di Valentino Cecchetti su Riscossa Cristiana del 16-07-2012) Adele Cerreta, Le origini esoteriche del Modernismo. Padre Gioachino Ambrosini e la teologia modernista, Presentazione di Roberto de Mattei. Introduzione di Gianandrea de Antonellis, Solfanelli, Chieti, 2012, €. 14,00.

Alessandro Cavallanti, Antonio Fogazzaro nei suoi scritti e nella sua propaganda. Un po’ di vera luceOpuscoli Popolari Antimodernisti (2, 1911), Solfanelli-Edizioni Amicizia Cristiana, 2008, €. 5,00.

Anche la storia dell’Italia contemporanea, lo ricordava Cecilia Gatto Trocchi ne Il Risorgimento esoterico (1998), è legata al fitto intreccio “di interessi per la magia, il sapere occulto, la dimensione sapienziale e misterica” che si sviluppa negli anni dell’Unità e in cui affonda le sue radici lo “spiritualismo materialistico” postmoderno.

È la fase del passaggio a concezioni “positive”, in cui la magia perde ogni connotato tenebroso e si diffonde un’idea energetica della natura, delle forze, palesi e nascoste, che la abitano e la governano. Anche l’occultismo diventa una specie di scienza. Mistero e oggettività si sovrappongono e si confondono in modo arbitrario. Si cerca (e si ottiene) il ritorno al substrato animico delle cose, presupposto dal quale deriveranno non poche delle formulazioni attuali del sincretismo gnostico, tra cui quella oggi più in voga e che va sotto il nome di New Age.

Un contributo originale e suggestivo alla ricostruzione di questi processi, che investono in pieno il mondo cattolico, viene dal libro di Adele Cerreta Le origini esoteriche del Modernismo. Padre Gioachino Ambrosini e la teologia modernista, presentazione di Roberto de Mattei, introduzione “L’ombra della croce di Butti: un precedente de Il Santo di Fogazzaro” di Gianandrea Antonellis, Solfanelli, Chieti, 2012, €. 14,00.

A partire dalla figura poco nota, ma indubbiamente “singolare” del gesuita bolognese (ma cresciuto e formatosi in Francia e in Spagna) Gioachino Ambrosini (1857-1923), l’autrice indaga sui molti risvolti della “sintesi” modernistica e mette in risalto come la maschera progressista del modernismo – il rinnovamento dei principi dottrinali e morali del cattolicesimo attraverso l’incontro tra la teologia cristiana, la scienza e i principi della filosofia moderna, in particolare della critica kantiana – sia funzionale alla “cultura del regresso” cui s’è appena accennato.

Occultismo e modernismo. Lettere familiari ad un amico di padre Ambrosini è un’opera non molto conosciuta. Anche se è stata segnalata di recente a fianco del Manuale di Teosofia di padre Giovanni Busnelli edito da “La Civiltà Cattolica” tra il 1909 e il 1915, come testimonianza della “reazione cattolica e gesuitica alla teosofia”, per “l’oggettiva complicità tra il movimento teosofico e quello modernista”, (M. Pasi, Teosofia e Antroposofia nell’Italia del primo Novecento, Esoterismo, 25. Annali, Storia d’Italia, Einaudi, pp. 591-92).

Il libro esce a Bologna nel 1907 ed ha una forma epistolare. Si rivolge ad un immaginario Alfredo, simbolo dei giovani cattolici che padre Ambrosini vuole salvare dall’errore. Il suo scopo è svelare le “occulte attinenze” del modernismo, presenti nelle opere di Antonio Fogazzaro. In particolare ne Il Santo (1905), libro di enorme successo e risonanza, che venne definito da uno dei principali esponenti della teologia modernista, l’irlandese Georges Tyrrell (in una lettera a Henri Bremond) “il romanzo del movimento” e fu senz’altro uno dei più formidabili strumenti di affermazione e di propaganda delle nuove idee.

Come ricorda Adele Cerreta, Il Santo, viene pubblicato nel novembre 1905 da Baldini e Castoldi. Ha una “diffusione rapidissima” in Italia e all’estero, grazie anche alle numerose traduzioni realizzate tra il 1906 e il 1912 (tra le quali anche quella in giapponese). Tocca quote altissime nelle vendite, oltre 30.000 mila copie in Italia nell’arco di un anno, circa 100.000 mila in America e in Inghilterra fino all’estate del 1908. Il romanzo ottiene l’attenzione prolungata dei maggiori quotidiani europei e americani ed è inserito nell’Indice dei libri proibiti il 5 aprile del 1906.

Fogazzaro si sottomette alla condanna, ma continua a sostenere pubblicamente le idee de Il Santo. Non a caso il protagonista Piero Maironi, già personaggio centrale di Piccolo mondo antico (1895), ora penitente nell’abbazia di Subiaco, dove ha assunto il nome di Benedetto, auspica (lo fa notare Roberto de Mattei) una radicale riforma della Chiesa, ma operata dall’interno, senza scismi e rotture, secondo le linee esposte da altri personaggi, come Giovanni Selva e padre Salvati.

La chiave interpretativa de Il Santo sta nella purificazione della fede attraverso l’unità trascendente di tutte le religioni. Fogazzaro la espone nel quinto capitolo del romanzo ed essa coincide, come mostra il libro di padre Ambrosini, con le idee di Helena Blavatskij e di Annie Besant. Fondamentale è la riproposizione teosofica della legge induistica del karma. Si può individuare una forte analogia testuale tra molti passi de Il Santo e La chiave della Teosofia di Helena Blavatskij e ciò indica la presenza del comune orizzonte culturale del modernismo e della teosofia. In entrambi i casi l’esperienza umana si svolge in una realtà in cui la natura e lo spirito sono un’unica cosa e non possono essere separati.

È in questo modo che Il Santo partecipa alla identificazione del “paradigma” post-risorgimentale, in una forma strettamente complementare e parallela a quella ufficiale del laicismo e dell’anticlericalismo della Nuova Italia. Anche Il Santo contribuisce a definire il processo attraverso cui le classi dirigenti massoniche, poste alla guida del processo di unificazione nazionale, riconducono alla “Tradizione Primordiale” globalizzante la cultura cattolica, che esse ritengono la forma specifica e negativa della vita spirituale italiana.

Ciò si traduce in una cultura di propaganda, in una dimensione culturale concreta e operativa, che confeziona per i “nuovi italiani” una versione dogmatica e popolare dei principi iniziatici, agendo su un doppio pedale: la diffusione dell’ideologia ufficiale liberal-risorgimentale e la proposta di un “diverso cattolicesimo”. Diverso proprio perché originario, privo delle “incrostazioni dogmatiche e liturgiche accumulatesi nei secoli” e dunque autentico.

Si tratta di una pratica “mitopoietica” che tuttavia segue, nei suoi principi fondamentali, modalità sostanzialmente immutate dal Settecento ad oggi. Anche se, nel caso specifico de Il Santo, si fa sentire la diffusa sensibilità tardoromantica, intimamente legata, per quanto concerne le idee filosofiche e poetiche di Fogazzaro, con la Naturphilosophie di Schelling. Una concezione che vuole lo Spirito tutto racchiuso ed impresso nella natura e contiene in potenza numerosi temi della New Age, in particolare quelli connessi all’approccio “olistico” al problema umano.

Dunque la “mitopoiesi” massonica ha uno scopo prevalentemente politico. Si possono rintracciare con facilità nell’esoterismo nazional-religioso risorgimentale (si pensi a Mazzini ad esempio e alla credenza nella reincarnazione e nella vita extraterrestre), molti elementi neospiritualistici che saranno in voga con il nuovo pensiero acquariano.

Ciò perché, dopo l’Unità, si afferma una vera e propria ideologia sostitutiva, strumento pedagogico per la Nuova Italia. Basti ricordare, per restare nel campo della costruzione sociale attraverso la letteratura, ad un livello assai superiore a quello de Il Santo, ma pur sempre sul duplice piano iniziatico e popolare, al romanzo “per ragazzi” Pinocchio, sofisticato tentativo di dotare l’Italia di una cultura neopagana, come hanno dimostrato Nicola Coco e Alfredo Zambrano nel libro Pinocchio e i simboli della “Grande opera” (1984). Senza dimenticare che tutto accade nel quadro del disegno cosmopolitico, esplicitamente rivendicato dalla teosofia massonica, della “grande fratellanza umana su tutta la terra”, entro cui disciogliere le residue istanze “identitarie” della nazione e della sua cultura.

In questo quadro è utile rileggere il secondo degli “Opuscoli popolari Antimodernisti” del direttore de “L’Unità Cattolica” don Alessandro Cavallanti (1879-1917), dedicato a Antonio Fogazzaro, nei suoi scritti e nella sua propaganda. Un po’ di vera luce (1911), ristampato qualche anno fa (2008) sempre da Solfanelli nelle Edizioni Amicizia Cristiana (€. 5,00). L’intervento di don Cavallanti costituisce (lo indica la quarta di copertina), un segno del persistere dell’influenza modernista presso il clero e i circoli cattolici anche all’indomani della Pascendi (1907) di san Pio X. Significativo il caso del vescovo di Cremona Geremia Bonomelli, che lodò Fogazzaro nell’opera Profili di personaggi italiani (1911) e subì il monito di Papa Sarto.

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