Le memorie liturgiche dei santi. Quanta confusione!

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(Cristina Siccardi) «Ma come mai un uomo che ha tanto da fare, tanto lavoro per guidare la Chiesa…, ha tanto tempo di preghiera? Lui sapeva bene che il primo compito di un vescovo è pregare. E questo non lo ha detto il Vaticano II, lo ha detto San Pietro», sono le parole che papa Francesco ha pronunciato durante l’omelia che ha tenuto nella basilica vaticana il 18 maggio u.s. all’altare di Giovanni Paolo II, nel giorno in cui ricorreva il centenario della nascita di papa Wojtyła. Il Concilio Vaticano II viene posto sempre come principio insindacabile per illustrare e garantire le azioni della Chiesa, da quelle più quotidiane a quelle più rilevanti, sia in senso concettuale, sia in senso pastorale. Ma papa questa volta Bergoglio ha sottolineato, per rimarcare l’importanza della preghiera della vita e dell’azione dei vescovi, che qui il Concilio non c’entra per nulla, bensì sono da prendere in considerazione le parole degli Atti degli Apostoli (At 6, 4). Interessante questa particolarità che riflette quanto disordine mentale esiste nella Chiesa contemporanea.

Confusioni e contraddizioni che si moltiplicano in un vortice che non ha tregua… prendiamo, per esempio, in esame un tema che ci sta molto a cuore: le memorie liturgiche dei Santi. Il Concilio Vaticano II in questa precisa materia ha dato disposizioni molto chiare: bisognava fare pulizia. Si legge, infatti, al paragrafo 111 della Costituzione sulla Sacra Liturgia Sacrosanctum Concilium:
«La Chiesa, secondo la sua tradizione, venera i santi e tiene in onore le loro reliquie autentiche e le loro immagini. Le feste dei santi infatti proclamano le meraviglie di Cristo nei suoi servi e propongono ai fedeli opportuni esempi da imitare. Perché le feste dei santi non abbiano a prevalere sulle feste che commemorano i misteri della salvezza, molte di esse siano celebrate da ciascuna Chiesa particolare, nazione o famiglia religiosa; siano invece estese a tutta la Chiesa soltanto quelle che celebrano santi di importanza veramente universale». Chi lasciare in vita nel nuovo calendario del novusordo e chi depennare? Perché decapitare memorie millenarie e secolari? Come giudicare quali Santi fossero da considerare di importanza veramente universale e chi no?

E soprattutto, qual è stato il principio derimente?

La risposta sta nel delirio d’onnipotenza di chi era investito da tale agire rivoluzionario.
Rimandiamo ad alcuni esempi:nel passaggio dal vecchio al nuovo calendario furono radiate santa Appolloniae santa Barbara, entrambe martiri del III secolo, nonostante universalmente venerate in virtù dei loro specifici patronati ed iconograficamente presenti in moltissime chiese; oppure non fu inserito colui che nel tempo in cui fu redatto il nuovo calendario era considerato l’unico santo confessore giovane, ovvero san Domenico Savio (1842-1857), che grazie ai Salesiani è universalmente venerato.


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Con questo grande lavoro di cancellazioni e aggiornamenti, eseguiti secondo criteri soggettivi, si volle eliminare (non riuscendoci, come i fatti dimostrano perché i culti proseguono ininterrottamente) devozioni legate a figure talvolta non sufficientemente storicistiche e talaltra pur di sfrondare il numero dei Santi presenti nel calendario del vetus ordo, si compì un’operazione di massacro e fu così che quando Paolo VI promulgò l’editio typica, prima del nuovo Messale Romano,il calendario liturgico universale risultò molto scarno quanto alla presenza dei Santi ed anche delle memorie mariane, in conformità ai dettami della costituzione conciliare.

Tuttavia, sia Giovanni Paolo II che papa Francesco hanno mancato alle disposizioni della Costituzione stessa. Perciò, se prendiamo in esame la seconda edizione italiana del nuovo Messale del 1983, vediamo comparire al 14 agosto san Massimiliano Maria Kolbe (1894-1941), canonizzato l’anno precedente da Giovanni Paolo II ed è proprio a partire dal Papa polacco che prese inizio quella che potremmo definire “la riscossa” dei Santi e della Beata Vergine Maria nel calendario liturgico, in quel calendario del novus ordo che dagli inizi si era mostrato loro ostile.

In seguito a questa editio typica secunda Giovanni Paolo II, il Papa decise di ripristinare alcune memorie liturgiche che non erano mai passate dal vecchio al nuovo Messale, come il Santissimo Nome di Gesù, sant’Apollinare, il Santissimo Nome di Maria, santa Caterina di Alessandria (III-IV secolo), e poi volle inserire, nel corso degli anni del suo pontificato, altre nuove memorie: santa Giuseppina Bakhita (1869-1947), sant’Adalberto (956-997), san Luigi Maria Grignion da Montfort (1673-1716), beata Vergine Maria di Fatima, santi Cristoforo Magallanes e compagni (XX secolo, martiri della Cristiada in Messico), santa Rita da Cascia (1381-1457), santi Agostino Zhao Rong e compagni (martiri in Cina dal 1648 al 1930), san Charbel Makhluf (1828-1898), san Pier Giuliano Eymard (1811-1868), santa Teresa Benedetta della Croce (1891-1942), san Pietro Claver (1580-1654), santi Andrea Kim Taegon, Paolo Chong Hasang e compagni (XIX secolo, martiri in Corea), san Pio da Pietrelcina (1887-1968), santi Lorenzo Ruiz, di nazionalità filippina,e 15 compagni giapponesi (XVII secolo), santi Andrea Dung-Lac e compagni (XVIII-XIX secolo, martiri in Vietnam), oltre all’istituzione della Domenica della Divina Misericordia in concomitanza con la Domenica in Albis. Infine, nell’editio typica tertia, Giovanni Paolo II inserì le memorie della Beata Vergine Maria di Guadalupe e di san Juan Diego Cuauhtlatoatzin (1474 ca. – 1548, veggente di Guadalupe).


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Ricordiamo, inoltre, che la festa del Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria, istituita universalmente di IIª classe (l’equivalente nel grado di festa per il novus ordo) da papa Pio XII nel 1944, fu declassata da Paolo VI ad una memoria facoltativa e solo da Giovanni Paolo II venne nuovamente resa obbligatoria.

Benedetto XVI, invece, si è allineato con gli indirizzi conciliari della Sacrosanctum Conciliume nel proclamare Dottori della Chiesa san Giovanni d’Avila (1499-1569) e santa Ildegarda di Bingen (1098-1179), non ha istituito le loro memorie liturgiche: sino ad allora tutti i Dottori avevano almeno la memoria facoltativa. Stessa scelta è stata compiuta da papa Francesco, quando ha proclamato Dottore l’armeno san Gregorio di Narek (951-1003), del quale non è stata istituita una memoria liturgica. Eppure il Pontefice ora regnante è stato ancor meno parco di Giovanni Paolo II nell’arricchire di nuove festività il calendario: Giovanni XXIII (1881-1963), Paolo VI (1897-1978), Giovanni Paolo II (1920-2005), Beata Vergine Maria Madre della Chiesa, Beata Vergine Maria di Loreto, Faustina Kowalska (1905-1938), tutte memorie da lui istituite, oltre ad aver elevato da memoria al grado di festa santa Maria Maddalena. Si evince, dunque, che papa Francesco ha istituito mediamente una nuova ricorrenza liturgica in ciascun anno del suo pontificato. Proprio la mattina dello scorso 18 maggio in San Pietro, il Pontefice ha annunciato l’istituzione della festività calendarizzata della santa polacca Faustina Kowalska. Lunedì 1° giugno, invece, il giorno dopo Pentecoste, per la terza volta sarà celebrata la memoria della Beata Vergine Maria Madre della Chiesa, titolo con il quale il 21 novembre 1964 la Madonna era stata proclamata da Paolo VI, a conclusione della terza sessione del Concilio Vaticano II.

Da queste analisi ci si rende conto come Giovanni Paolo II e Francesco hanno trascurato in tal senso l’imposizione della Costituzione conciliare inerente tale tematica, diretta a tranciare festività sia mariane che dei Santi, allo stesso tempo emergono dimenticanze non certo prive di interrogativi, quegli interrogativi che non ci poniamo soltanto noi fedeli laici, ma moltissimi giovani sacerdoti che, studiando e formandosi sui documenti del Concilio Vaticano II e sui loro interpreti, rilevano incongruenze di non poco conto e, come veniamo a sapere da fonti inoppugnabili, ne discutono appassionatamente fra di loro.


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Oltre, come già detto, alla dimenticanza dei nuovi Dottori, in un tempo in cui l’Eucaristia e la Domenica si trovano sotto attacco, con nemici fuori e dentro la Chiesa, sarebbe opportuno istituire le memoria di san Tarcisio (263-275) e dei santi Saturnino e compagni, martiri di Abitene (IV secolo). Poi mancano all’appello le memorie di tre grandi persecuzioni di cattolici che costituiscono, con altre, ossatura della storia della Chiesa: i santi Antonio Primaldo e 800 compagni, martiri di Otranto (XV secolo), san Salomone Leclerq (1745-1792, al momento si tratta dell’unico martire della Rivoluzione francese già canonizzato, Rivoluzione che tanta parte ha avuto nella persecuzione della Chiesa) ed una memoria liturgica degli undici santi martiri nel contesto della guerra civile spagnola (XX secolo).

In tempo di pandemia sarebbe assai opportuno rendere universale la memoria di san Rocco (1295-1327). È molto stano, inoltre, che non siano state istituite le memorie di santi così celebri e così venerati come Bernardette Soubirous (1844-1879), Francesco (1908-1919) e Giacinta Marto (1910-1920, entrambi morti a causa della pandemia dell’influenza Spagnola) e Madre Teresa di Calcutta (1910-1997).

Deplorevolmente nessun canonizzato ancora si conta, da parte cattolica, tra le innumerevoli vittime dei regimi comunisti dell’Europa dell’Est e del genocidio armeno. Mancava solamente la firma di papa Francesco al riconoscimento del miracolo attribuito al beato Alojzije Viktor Stepinac(1898-1960), arcivescovo di Zagabria dal 1937 al 1960 e cardinale martire del regime comunista di Tito, per aprigli la strada alla canonizzazione, ma il Pontefice ha optato per rimettere in discussione tutta la questione, insieme alla Chiesa ortodossa serba. Fra i martiri della persecuzione di stampo comunista, che sono stati finora beatificati, la figura di Stepinac, che ha lasciato un imperdibile epistolario (Lettere dal martirio quotidiano, a cura dell’Associazione Editoriale Promozione Cattolica, 2010 Vigodarzene-Padova), è la più scomoda, vera e propria pietra d’inciampo per coloro che perseguono la religione-non religione ecumenica. Questo santo cardinale, vissuto per il trionfo del Cuore Immacolato di Maria, lascia un patrimonio indelebile, che consegna a noi, clero e fedeli del XXI secolo, e che viene racchiuso in queste sue folgoranti parole: «O siamo cattolici o non lo siamo. Se lo siamo, bisogna che questo si manifesti in ogni campo della nostra vita». 

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