Le guerre che insanguinano il mondo

Le guerre che insanguinano il mondo

Nell’ultimo secolo, dopo i due conflitti mondiali del 1914-1918 e del 1939-1945, guerre, rivoluzioni e sommovimenti sociali di ogni genere, hanno accompagnato la storia dell’umanità, confermando il drammatico scenario che la Madonna aveva previsto a Fatima nel 1917, se il mondo avesse continuato ad offendere Dio con i suoi peccati.

Papa Francesco ha più volte parlato di una “guerra mondiale a pezzi” per descrivere questa turbolenza globale, ma non si può negare che tra l’aggressione russa all’Ucraina del 22 febbraio 2022 e quella di Hamas ad Israele del 7 ottobre 2023, le fiamme di una nuova deflagrazione siano violentemente divampate e stiano avvolgendo i confini orientali dell’Europa, dal Mar Baltico al Mar Rosso. Più in là, nell’Oriente estremo, la Cina comunista proietta la sua ombra minacciosa sull’orizzonte internazionale. E’ naturale che l’Europa volga il suo sguardo ad Occidente, verso gli Stati Uniti, che sembrano essere l’unica potenza mondiale in grado di offrirle una protezione militare. Tuttavia fino a quando non si insedierà alla Casa Bianca il successore di Joe Biden, nel gennaio 2025, l’America vive una situazione di estrema debolezza. Inoltre, tra i due candidati alla presidenza, Harris e Trump, e soprattutto tra il loro elettorato, si è creata una polarizzazione che lascia intravedere la possibilità di forti tensioni all’interno del colosso americano.

Gli insistenti richiami alla pace di papa Francesco sono destinati d’altra parte a cadere nel vuoto finché non saranno rimosse le cause del disordine internazionale, così chiaramente indicate nel messaggio di Fatima del 13 luglio 1917: la guerra e tutte le catastrofi ad essa connesse sono una conseguenza dei peccati degli uomini. E’ per questo che «Dio sta per castigare il mondo per mezzo della guerra, della fame e delle persecuzioni alla Chiesa e al Santo Padre».

  Ma anche senza un monito divino così pressante, ogni uomo, con la sola luce della sua ragione, può arrivare a comprendere l’esistenza di un castigo che incombe sull’umanità. Una delle opere più alte dell’antichità, riproposta nel XIX secolo dal conte Joseph de Maistre, è il trattato di Plutarco Sui ritardi della giustizia divina. De sera numinis vindicta (tr. it. Lo Studiolo, Sanremo 2023). Proprio partendo dalla verità naturale di un Dio che tutto remunera in Cielo e in terra, il filosofo di Cheronea affronta il problema della lentezza con cui Dio sembra punire i malvagi. Plutarco spiega come la giustizia umana sa soltanto punire, mentre Dio cerca di ricondurre le anime al pentimento e concede una dilazione, talvolta lunga, perché esse possano correggersi. Dio non teme che, passando il tempo, il colpevole possa sfuggirgli. Del resto, aggiunge, se il castigo seguisse immediatamente e infallibilmente la colpa, non esisterebbe più né vizio né virtù, perché ci si asterrebbe dal male come ci si astiene dal gettarsi nel fuoco. «Ben diversa è la legge che regola la vita delle anime: la pena è ritardata perché Dio è buono, ma è certa perché Dio è giusto».   

Tutti i popoli, tutte le civiltà hanno creduto che le guerre e le catastrofi naturali, come la fame e le epidemie, siano una conseguenza dei peccati degli uomini. Delle tre calamità di cui Dio si serve per punire gli uomini la peggiore, secondo il padre Eusebio Nieremberg (1595-1658), è però la guerra, sia perché le altre due seguono questa, sia perché la guerra porta con sé pene maggiori e, ciò che è peggio, conduce anche a colpe maggiori, scatenando la violenza delle passioni umane più di quanto non facciano le epidemie e le carestie (Tempo ed eternità. Norme di sapienza cristiana, L.I.C.E., Torino 1933, p. 310).   

A due anni e mezzo dello scoppio del conflitto russo-ucraino, il Wall Street Journal ipotizza un bilancio complessivo di un milione, tra morti e feriti, mentre decine di migliaia sarebbero le vittime della guerra in Medio-Oriente. Ma sono queste le vere guerre che oggi insanguinano il mondo?

Si piange sulla sorte dei bambini seppelliti sotto le bombe a Gaza, ma nessuna lacrima viene versata sul maggiore genocidio del Ventesimo e del Ventunesimo secolo, che è quello dell’aborto: milioni di bambini vengono smembrati, triturati, nel ventre delle madri, e tutto ciò è rivendicato come un “diritto civile”. Come negare l’esistenza di una guerra feroce e planetaria contro il diritto alla vita di questi piccoli esseri umani innocenti? E come negare che in questa guerra siano coinvolti capi di Stato, quali il presidente francese Macron, che vorrebbe introdurre l’aborto nella costituzione europea, e il primo ministro belga Alexander De Croo, che vorrebbe impedire al Papa di pronunciarsi su questo gravissimo tema morale? Non sono anch’essi “sicari” come i medici che praticano l’omicidio in sala operatoria?

Lo spettro della guerra nucleare atterrisce l’uomo della strada, che ricorda le immagini agghiaccianti di Hiroshima e di Nagasaki, ma oggi è in corso una guerra contro la famiglia dagli effetti, sul piano spirituale e morale, più devastanti di un’ecatombe nucleare. Questa guerra è stata accuratamente pianificata e ha raso al suolo famiglie intere, decapitando l’autorità paterna, diffondendo il veleno radioattivo dell’anarchia e del pansessualismo, polverizzando i legami sociali. Se si potessero rendere visibili gli effetti di questa Rivoluzione morale, comprenderemmo qual è la vastità dei crateri che inghiottono la famiglia e qual è la gravità delle ustioni che oggi piagano moralmente uomini, donne e bambini.     

E che dire della guerra esterna contro la Chiesa e la civiltà cristiana, e di quella ancora più grave che si svolge al suo interno? Ciò che fu la gloriosa cristianità occidentale appare come un cumulo di macerie, attorno a cui volteggiano gli avvoltoi e si aggirano gli sciacalli. Non sarà questa la città in rovina di cui parla il Terzo Segreto di Fatima, quando descrive il Santo Padre che ascende verso un monte dove troverà la morte ma, «prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino»?

   Nella città in rovina, una cattedrale sfigurata ricorda il passato splendore. E’ sgretolata, ma in essa la vita pulsa ancora; è la vita soprannaturale del Santissimo Sacramento che non cessa di produrre i suoi effetti, opposti a quelli distruttivi dei nemici, mentre pochi guerrieri difendono le pietre e le memorie della città, confidando in una vittoria che ormai solo il Cielo può dare.

Questa vittoria non solo riporterà la cristianità a un nuovo fulgore, ma salverà il mondo dal caos, restituendo significato alla vita, restaurando la famiglia, la Chiesa e la società intera. Solo Dio può farlo, ma la Madonna è capace di ottenere per il mondo questa grazia.

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