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Le elezioni regionale cambiano lo scenario politico

(di Danilo Quinto) Il centrodestra asfaltato. Questo è il dato più inquietante, ma non inatteso, delle elezioni regionali che si sono svolte in Calabria e in Emilia Romagna. Il secondo, di conseguenza, è che al dominio del “Partito della Nazione” di Matteo Renzi, non esiste opposizione. Sta per scomparire – nei consensi dell’elettorato – anche la pseudo-opposizione del Movimento di Grillo (13,3% in Emilia-Romagna e 8,7% in Calabria).

Che ha dimostrato, in questo anno e mezzo di presenza parlamentare, la sua totale inconsistenza politica. Il terzo dato riguarda l’astensionismo: il dato è clamoroso in Emilia Romagna, dov’è andato a votare il 37,7%, contro il 68,1% delle elezioni di 5 anni fa e il 70% delle europee; è più contenuto in Calabria, dove ha votato il 43,8% degli aventi diritto, contro il 59% del 2010 e il 45,8% delle europee. Ha votato meno di 1 elettore su 2 in entrambe le regioni, entrambe colpite, nei mesi scorsi, da inchieste giudiziarie che hanno riguardato i loro presidenti uscenti.

Ormai, il fenomeno della disaffezione nei confronti della politica – che sembra aver perso in maniera definitiva qualsiasi ancoraggio, non diciamo al bene comune, ma anche solo alla corretta interpretazione dei bisogni delle persone – è dilagante. Sembra irrisolvibile. Fa da controtendenza l’exploit della Lega di Matteo Salvini, che con il successo ottenuto in Emilia Romagna – dove ha raddoppiato i voti ottenuti da Forza Italia – riesce ad ottenere un consenso, fortemente radicato territorialmente e ancorato a temi che evidentemente sono cari all’elettorato moderato: la politica europea, legata ad una moneta unica che ha concorso in maniera determinante ad una crisi economica che sembra non avere più fine; l’immigrazione, con un approccio ragionevole, che non rifiuta l’apporto dei lavoratori stranieri regolari, ma respinge l’apertura “accogliente” e sconsiderata che molti operano; la sicurezza, che è un diritto ignorato dei cittadini; la difesa dei principi che sono alla base della famiglia costituita da un uomo e una donna.

Una politica intelligente, quella di Salvini, che verte su poche cose essenziali, che si esprime in modo chiaro, forse anche ripetitivo, ma sicuramente efficace. D’altra parte, non si possono triplicare i voti nell’arco di qualche mese, prescindendo da una solidità d’impostazione, che appare in sintonia con le esigenze che avvertono gli elettori. Il successo di Salvini dimostra che esiste un elettorato moderato – o, se si preferisce, di centrodestra – che si vuole contrapporre al partito del Presidente del Consiglio e non vuole rinunciare ad una rappresentanza.

Ed ha ragione Salvini a ritenere che il successo in Emilia Romagna – la regione “rossa” per eccellenza – può aprire per il suo partito uno scenario impensabile solo un anno fa: l’estensione del consenso su tutto il territorio nazionale. Non solo. Quel successo – oltre a far emergere l’ipotesi di una nuova leadership per il centrodestra – dimostra anche non vengono premiati né gli accordi di componenti del centrodestra con il PD, che sono la regione di esistenza del Nuovo Centro Destra, né gli accordi “esterni” fatti da Berlusconi con il “patto del Nazzareno”, che annacquano l’identità del maggior partito di centrodestra e non ha nulla da contrapporre al “nuovo” che avanza sempre più.

Il centrodestra, in questi mesi, si è dissolto più per la propria volontà che per la forza di Renzi. Vero è che si è trattato di elezioni regionali, ma è un risultato che conferma l’esito delle europee. Il Partito di Renzi si avvia – così stando le cose – a sbaragliare il campo e a conquistare la maggioranza assoluta degli aventi diritto alle elezioni politiche, che prima o poi ci saranno. E con questi “chiari di luna”, non è detto che il Presidente del Consiglio non ci faccia un serio pensierino. (Danilo Quinto)