Le Brigate Rosse come i terroristi islamici del Bataclan

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(Luca Della Torre) La settimana scorsa il Presidente del Consiglio Draghi, nel corso di un colloquio con il Presidente francese Macron, ha definitivamente ottenuto di porre fine alla latitanza dei criminali comunisti delle Brigate Rosse che da decenni vivono in Francia sotto il compiacente ombrello politico protettivo della cosiddetta “dottrina Mitterand”. I terroristi delle Brigate Rosse latitanti in Francia, in verità, sono stati da anni riconosciuti definitivamente colpevoli – con sentenze passate in giudicato dalla giustizia italiana – di una serie di crimini penali gravissimi, omicidi di magistrati, funzionari delle forze dell’ordine, giornalisti e cittadini “colpevoli” di opporsi al delirio criminale dell’ideologia rivoluzionaria marxista che animò il tentativo di sovversione in chiave comunista dello stato di diritto nei cosiddetti “anni di piombo”, gli anni ’70 ed ’80. Ora la magistratura francese avvierà le procedure legali previste per disporre l’estradizione dei criminali comunisti italiani, chiamati ad espiare la giusta pena, come prevede la legge – sia sotto il profilo sanzionatorio retributivo, che sotto il profilo rieducativo – nelle carceri italiane.

Si dice che questo accordo giuridico tra i governi italiano e francese ponga fine ad una bruttissima pagina della storia politica contemporanea, e va dato atto oggettivamente al Ministro della Giustizia Marta Cartabia di aver trovato le parole giuste ed opportune per definire la necessità che i terroristi comunisti delle BR venissero infine chiamati a rispondere alla società civile italiana delle proprie criminali responsabilità.

Di fronte a questo avvenimento si deve prendere atto purtroppo che nel dibattito politico culturale nazionale una fascia ancora non indifferente di intellettuali (da caffè, possiamo definirli certamente senza timore di apparire arroganti ), docenti universitari fanaticamente ideologizzati, giornalisti ricchi di pregiudizi appartenenti alle aree di pensiero della sinistra liberal e radicale, abbiano tentato di frapporre larvate e infondate critiche all’estradizione dei brigatisti rossi, arrampicandosi sui vetri con farisaica furbizia per giustificare un presunto diritto di codesti criminali a sottrarsi alla bilancia della giustizia.

Fa molto male ai pilastri dello stato di diritto, ai pilastri della giustizia, ai principii valoriali alla base della Costituzione, leggere le interviste di intellettuali come Galli della Loggia, Cacciari, articoli di Repubblica e del Corriere della Sera, in cui il retroterra culturale intrinsecamente violento e liberticida, che ha animato i movimenti politici parlamentari ed extraparlamentari della sinistra comunista italiana negli anni di piombo, riaffiora con insopportabile ipocrisia ad offesa della società civile italiana.


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Per il cristiano che operi nella società civile la propria testimonianza di fede due sono i punti nodali – in chiave di diritto, giustizia e morale – che meritano di essere sottolineati per tracciare una riga rossa ed un muro invalicabile contro le ipocrite tentazioni “giustificazioniste” del livore rivoluzionario comunista e di sinistra che nei decenni scorsi portò l’Italia sull’orlo di una guerra civile in nome di un ottuso sonno della ragione totalitario e criminale.

In primo luogo: la chiarezza dell’approccio giuridico e politico del governo francese nella liquidazione della cosiddetta “dottrina Mitterand” è una lezione ed uno schiaffo sferzante alle confuse e puerili argomentazioni della abborracciata cultura di sinistra italiana sul tema della difesa dello stato di diritto e sul tema della giustizia. Il Ministro della Giustizia francese, l’avvocato Eric Dupond-Moretti, ha paragonato infatti i terroristi comunisti italiani arrestati in Francia ai terroristi islamici jihadisti autori del massacro del Bataclan.
Rispondendo a una domanda della televisione francese sulla presunta legittimità della “dottrina Mitterrand” (che per ragioni pseudo-umanitarie prevedeva la garanzia dell’asilo politico a omicidi, assassini, terroristi che si fossero macchiati di atti criminali per ragioni ideologiche), il Ministro Dupond-Moretti ha seppellito lapidariamente le velleità della intellighenzia politcally correct della sinistra post-marxista italiana con queste parole: «Noi avremmo accettato che uno dei terroristi del Bataclan, ad esempio, se ne fosse andato a vivere 40 anni, tranquillamente, in Italia? Sì o no? Questo è il vecchio gauchismo, con una moralità curiosa».

Su questo punto la dottrina del diritto naturale cristiano si prende una rivincita contro il levantinismo del diritto positivo a cui si appigliano i legulei garantisti a difesa dei brigatisti rossi: il “diritto” è tale perché “giusto” (jus quia iustum), ha una base innegabilmente etica valoriale, e come tale persegue tutte quelle condotte che violano il bene comune meritevole di tutela costituzionale.


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I criminali delle BR si sono posti fuori dal patto sociale civile di pacifica convivenza, e come tali sono chiamati a rispondere di un attentato alla pace ed alla sicurezza che ancor oggi produce i suoi nefasti effetti ideologici.

Un secondo punto infine merita debita attenzione nel dibattito sull’estradizione dei brigatisti rossi nelle carceri italiane.

Quotidiani nazionali di sinistra, laicisti e intellettuali autoreferenziali come Massimo Cacciari hanno attaccato l’iniziativa del governo e del Ministro Cartabia cercando di evidenziare un presunto istinto “vendicativo” nella procedura di estradizione di anziani inoffensivi seminatori d’odio: una vendetta nei confronti dei criminali rossi che violerebbe il principio costituzionale del valore rieducativo della pena prevista per i reati del Codice Penale.


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Bisogna dirlo con franchezza: la pochezza argomentativa e i luoghi comuni su sui da tempo immemore si reggono le argomentazioni della cultura politica delle sinistre italiane sono sconfortanti. Riguardo al presunto aspetto vendicativo della applicazione delle pene previste per questi criminali ideologizzati delle BR sono utili ed educative le riflessioni del giurista, ex Presidente della Corte Costituzionale e Ministro di Giustizia, Giovanni Maria Flick (si badi, membro dei governi dell’Ulivo, un cattolico “adulto”, sic!).

Ebbene Flick, intervistato al riguardo ha testualmente affermato che non si può dire che poiché un reo sia anziano allora non lo si possa rieducare. Anche in età avanzata si può avere una possibilità di rieducazione. Rieducare è il fine fondamentale della pena, e non si può escludere costituzionalmente che sia una finalità incompatibile col tempo trascorso. Volendo, ci si può rieducare fino all’ultimo momento di vita, conclude Flick, quasi rammentando il monito di sant’Agostino: la vita è un cammino di conversione fino all’ultimo dei nostri giorni.

Da Cesare Battisti a Toni Negri, dai manovali del terrorismo ai criminali cattivi maestri nelle università italiane, fino ai brigatisti fuggiti alle loro responsabilità in Francia, non c’è debito con la giustizia che non si debba pagare, soprattutto quando il crimine di terrorismo è così disgustoso perché ispirato all’odio anticristiano per il prossimo: la buona battaglia contro il Male va combattuta quotidianamente nella testimonianza politica, senza cedere alle fallaci ipocrisie di una sinistra disgustosamente ipocrita 

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