L’anti-presepe di piazza san Pietro

(di Alfredo De Matteo) Quest’anno il presepe esposto a piazza San Pietro è stato realizzato dalla bottega d’arte Cantone & Costabile e donato a Papa Francesco dall’Abbazia Territoriale di Monte Vergine. Il presepe, in stile napoletano settecentesco, consta di 20 statue di circa 2 metri di altezza posizionate all’interno di una scenografia di circa 80 metri quadri ed è ispirato alle 7 opere di misericordia corporale che, nelle intenzioni degli ideatori, avrebbero dovuto rivivere nei gesti e nelle espressioni delle statue.

Secondo Antonio Cantone, l’autore dell’opera inedita, «questo è un presepe speciale, in quanto è stato meditato e studiato secondo i dettami e la dottrina di Papa Francesco (…) E’ un presepe particolare, che fa riflettere, non è un presepe lezioso che lascia indifferenti, ci sono delle provocazioni, ci sono delle scene particolari (…) Un’opera ricca di spiritualità e significato religioso».

Premesso che non è ben chiaro in che modo un presepe possa risultare lezioso, ossia eccessivamente aggraziato o sdolcinato, quando la rappresentazione della natività di nostro Signore è una delle tradizioni che più elevano l’animo dell’uomo e ne nobilitano i sentimenti, il complesso artistico allestito in piazza San Pietro desta più di una perplessità, soprattutto per la raffigurazione di situazioni e personaggi ambigui e financo spettrali che sembrano contraddire la lieta novella dell’annuncio cristiano: un uomo semi nudo e dai muscoli ben scolpiti sdraiato in terra; la testa di un condannato che spunta dall’interno di una minuscola cella; un cadavere con un braccio penzolante che giace su una specie di lettiga posta vicino ad una piccola grotta somigliante ad un forno in pietra; l’Arcangelo Gabriele con una ghirlanda di fiori arcobaleno; la cupola di San Pietro semi distrutta; la stella cometa che punta verso il basso come se stesse precipitando. Inoltre, i personaggi che compongono la Sacra Famiglia si trovano in una disposizione prospettica tutt’altro che ottimale.

In effetti, il presepe meditato e studiato secondo i dettami e la dottrina di Papa Francesco non lascia indifferenti: esso, all’opposto, oltre a suscitare sentimenti di inquietudine che risultano essere contrari allo spirito natalizio, sembra rappresentare con notevole verosimiglianza la profonda crisi valoriale e dottrinale di cui è preda la Chiesa al suo interno, tanto che, più che un’opera ricca di spiritualità e sentimento religioso, appare piuttosto come la loro negazione.

Insomma, un anti-presepe per un anti-chiesa ridotta ad un cumulo di macerie morali e spirituali. Non a caso, nel presepe sono rappresentate solo le opere di misericordia corporale mentre sono del tutto assenti quelle spirituali, gerarchicamente superiori alle prime, quasi a significare l’appiattimento della Chiesa al mondo e la rinuncia a qualsiasi pretesa di superiorità morale.

Non era certo con questo afflato spirituale che il poverello d’Assisi volle omaggiare la Sacra Famiglia di Nazareth dando vita per la prima volta nella storia al presepe, nel Natale del 1223 a Greccio; ossia a quella rappresentazione visiva di quanto si legge nel Vangelo di San Luca al capitolo secondo: la nascita di Gesù che «viene adagiato in una mangiatoia perché non vi era posto per loro nell’albergo». Ma gli angeli trasformano la notte in una festa meravigliosa, invitando i pastori a rendere omaggio a quel bambino che cambiò per sempre le sorti dell’umanità. (Alfredo De Matteo)

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