La Vergine Maria secondo la predicazione di padre Tognetti

(Cristina Siccardi) Mentre oggi la Chiesa di Roma confonde continuamente le carte, minando la dottrina della Fede, destabilizzando ogni giorno di più il suo pensiero e con esso coloro che si professano cattolici, dicendo e contraddicendo, fino a creare il caso mondiale del libro Dal profondo del nostro cuore, scritto in difesa del celibato sacerdotale, prima firmato dal papa emerito Benedetto XVI e dal cardinale Sarah per poi darne la paternità solo al secondo, c’è chi produce pagine di profonda chiarezza sulla Tota pulchra. Possibile, in un tempo di frenesia e smania ecclesiastica fra scandali di omosessualità, di pedofilia, della Pachamama in San Pietro e nelle chiese, e di follie secolarizzatrici? Ebbene sì, c’è chi, nella cella monastica, riesce ancora a non guardare la tv, a non aprire facebook e a non twittare, per stare al cospetto unicamente di Dio, ragionando su Maria Santissima, l’Umile per eccellenza. Parliamo del libro appena uscito La Vergine Maria di padre Serafino Tognetti (Etabeta, pp. 245,  € 14,00), monaco e sacerdote della Comunità dei Figli di Dio. Fin dalle prime pagine, ci si trova di fronte a chi ha deciso di formulare un canto, un inno di riconoscenza alla Madre di Dio, alla quale l’autore afferma di essere grato per la scelta della sua vita religiosa e sacerdotale. Padre Tonetti prende in considerazione due apparizioni mariane ufficiali, La Salette, dove a 22 anni si fermò per un ritiro spirituale guidato da don Divo Barsotti, e Fatima. La chiave di lettura di questo testo è evidente: parlare della Madonna in un tempo in cui nessuno più sembra imitarla e seguirla, riproponendo ciò che la Madonna ha chiesto all’uomo di oggi, così attento al mondo e così lontano da Dio: «La Madonna dice di pregare il rosario? La Madonna chiede la consacrazione della Russia? La Madonna dice che possiamo contribuire alla salvezza del mondo offrendo i nostri sacrifici e facendo penitenza? La Madonna dice di santificare la domenica? Perché allora non obbediamo, credendo che questa sia la via tracciata per la Chiesa di questo tempo? […] che colpa ne ho se la Madonna a Lourdes, a La Salette, a Fatima, ovunque, chiede che il popolo di Dio faccia penitenza?» (p. 17).

Uno dei più grandi cultori e scrittori di Maria Santissima, san Luigi Maria Grignion de Montfort (1673-1716), sostiene che soltanto chi appartiene a Maria riesce a farsi umile sul serio per essere riempito della grazia di Dio e profetizza che i discepoli degli ultimi tempi, profondamente umili, saranno i prediletti della Madonna: «Non a caso, tutte le eresie che nascono all’interno della Chiesa vengono da coloro che pretendono di scrutare i misteri di Dio senza umiltà. Se vivesse in Maria, non diventerebbero eretici. Non a caso nell’inno Akathistos Maria è chiamata “Colei che distrugge tutte le eresie”, e il motivo è sempre quello: la Madonna è proiettata tutta su Dio» (p. 26). Don Divo Barsotti arrivò a dire che Fatima è l’evento più importante, come apparizione, dopo l’Ascensione del Signore e se lo si studia veramente e seriamente non si stenta a credergli: la portata del messaggio è così ampio e universale che abbraccia maternamente e con determinazione la Storia della Salvezza. Questa nostra epoca è sotto l’influenza di un’indubbia pressione diabolica, inondata dagli ego personali che si fanno dio, dove non c’è più distinzione fra bene e male, anzi, il male diventa trainante per la massa e finanche per i bambini, ai quali viene celermente tolta l’innocenza, subissandoli di false idee con una cattiva educazione, con una trapanante e promiscua messaggistica social, fatta di caducità e di molteplici immagini inutili quando non dannose. Come allontanare la presenza satanica e come arrestare i castighi divini, conseguenza della tracotante ribellione degli uomini e delle donne al loro Creatore? La Madonna è stata chiara a Fatima: penitenza, sacrifici, preghiere, rosari. Santa Giacinta e san Francesco di Fatima compresero alla perfezione la potenza di questi antidoti alla pandemia dei peccati e degli errori, e come loro molti altri santi bambini, che padre Tognetti elenca e ricorda preziosamente.

Il liberalismo ha forgiato, decennio dopo decennio, una società occidentale mostruosa nel pensiero e nell’agire, portando al nichilismo e al cinismo, al disfacimento dei valori cristiani e della famiglia. Affidarsi a Maria Santissima e non alla psicanalisi, fondata da Freud, colui che dichiarava che l’odio sta alla base delle relazioni umane, significa scoprire la pace interiore, l’umiltà, la serenità, la scelta di fare la cosa più saggia possibile in questa vita: seguire le leggi e la volontà di Dio. Questo è realismo, il resto sono teorie contro l’uomo, oltre che contro Nostro Signore. Il comunicare di Padre Serafino è potente, e non solo negli scritti, ma anche nella predicazione orale. San Francesco d’Assisi diceva che il Vangelo va interpretato «sine glossa», ossia senza interpretazioni, alla lettera, ed è ciò che si sperimenta quando si ascoltano le catechesi del monaco di origine bolognese, instancabile predicatore di città in città. Ai sacerdoti, alle comunità religiose e ai laici, a cui si rivolge di volta in volta, non porta se stesso agli altri, ma il Signore, indicando come è possibile scegliere fra il Regno di Dio e il Regno di Satana: o si sta dalla parte di Dio oppure dalla parte del principe di questo mondo. «Se uno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui», scrive san Giovanni (1 Gv 2,15), mentre san Giacomo allerta: «Chi vuole essere amico del mondo, si rende nemico di Dio» (Gc 4,4). L’espressione «dio di questo mondo», usata da San Paolo (2 Cor 4, 4), indica che Satana costituisce la principale influenza sugli ideali, sulle opinioni, sugli obiettivi, sulle utopie e sui punti di vista della maggior parte delle persone. Come sappiamo, quando il cattolico scopre realmente l’abbondanza e la completezza della fede, è un uomo nuovo. Nuovo e gioioso. Allora non stupisce che l’omiletica di padre Tognetti attragga molte persone, anche attraverso Youtube e attraverso i Cd che circolano in molte realtà. La sua verace predicazione, comprensibile a tutti, che non cede alla retorica buonista, si riempie di logica e di annuncio della Buona Novella.

In un tempo di sordi, padre Tognetti fa breccia con un dire netto ed affabile insieme: «Gesù ci ha riscattati, ci ha salvati dal mondo del male, delle tenebre, del peccato e della morte e dell’Inferno incarnandosi […] Si incarna e la prima cosa che viene detta di lui, quando entra nella scena pubblica […] “Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che sistema le cose del mondo”. No, non dice così?», chiede ironicamente, «Non dice, ecco colui che darà da mangiare a tutti, che metterà apposto le cose, che creerà la giustizia… No? Peccato… dice un’altra cosa: “Ecco colui che toglie i peccati del mondo”. Questa è la missione di Gesù Redentore. Ieri, oggi e sempre. Se Gesù avesse voluto risolvere i problemi della povertà, l’avrebbe fatto. Se avesse voluto dare la vista a tutti i ciechi del mondo, l’avrebbe fatto. Ma togliere i peccati, guardate, è mica facile, perché sistemare le cose del mondo tanti ci provano […] anche Carlo Marx voleva sistemare i problemi del mondo […] Ma togliere il peccato, provateci voi. […] [Cristo] morendo con il suo sangue, quel peccato viene cancellato, azzerato, perdonato, non c’è più […] ci riuscireste voi? Carlo Marx ci riuscirebbe? Buddha? Maometto? Nix, nada, nisba. Questo può farlo solo Dio. Ma Dio sceglie di farlo attraverso l’assunzione del peccato, della sofferenza, del sacrificio. Ma non è una buona notizia questa?» Qual è, allora, la missione della Chiesa? Togliere i peccati del mondo: «Punto e basta. Questa è la missione della Chiesa!». 

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