La Vergine Maria, modello femminile perenne

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(Cristina Siccardi) Per tornare alla salda fede è necessario pregare e onorare Maria Santissima. Dal Concilio Vaticano II in poi la Vergine, a parte la parentesi di papa Giovanni Paolo II, che aveva una devozione particolare per la Madonna, la Sua immagine ha subito una peggiorativa lettura, talvolta teologicamente degradante e profanatoria. Abbassata al livello di una quotidianità femminile dozzinale, Ella è stata fatta scendere dalla scala portandola al gradino delle donne normali, delle mogli normali, delle madri normali… Lei, la Beata fra tutte le donne, la Madre di Dio, la Concepita senza peccato, la Corredentrice.

Poiché Maria è all’opposto del modello femminile odierno, dove la donna è da tempo nell’occhio del ciclone di un femminismo che vede il suo faro nella competizione sociale e lavorativa nei confronti degli uomini, nel rivendicare l’autodeterminazione in tutti i campi, la Chiesa stessa parla poco di Lei, delle straordinarie grazie di cui è latrice, della sua missione di porta necessaria e indispensabile per accedere a quella di Cristo Salvatore. Il Verbo si è incarnato in Maria e sarà attraverso di Lei che il demonio sarà sconfitto, schiacciato, annientato, come riportano le Sacre Scritture, dalla Genesi all’Apocalisse.

Cor Jesu adveniat regnum tuum, adveniat per Mariam!

Maria Vergine in questi tempi apostatici disturba, non è politicamente corretta, è antiquata, è controrivoluzionaria, è controproducente per le battaglie abortive, antifamiliari, omosessuali, progender…


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Durante il primo meeting nazionale degli Stati generali della natalità, che si è tenuto il 14 maggio u.s., sia il Presidente del Consiglio Mario Draghi che Papa Francesco hanno parlato del problema della denatalità, del minaccioso calo demografico che incombe sul nostro Paese sempre più anziano, dando come ricetta per la ripartenza una legge adeguata per sostenere economicamente le famiglie con più figli. Ha sostenuto, infatti, il Papa: «Finalmente in Italia si è deciso di trasformare in legge un assegno, definito unico e universale, per ogni figlio che nasce. Esprimo apprezzamento alle autorità e auspico che questo assegno venga incontro ai bisogni concreti delle famiglie, che tanti sacrifici hanno fatto e stanno facendo, e segni l’avvio di riforme sociali che mettano al centro i figli e le famiglie. Se le famiglie non sono al centro del presente, non ci sarà futuro; ma se le famiglie ripartono, tutto riparte» e ha proseguito affermando: «Penso con tristezza alle donne che sul lavoro vengono scoraggiate ad avere figli o devono nascondere la pancia. Com’è possibile che una donna debba provare vergogna per il dono più bello che la vita può offrire? Non la donna, ma la società deve vergognarsi, perché una società che non accoglie la vita smette di vivere. I figli sono la speranza che fa rinascere un popolo!».
Ma prima dell’economia, va mutata la filosofia che soggiace alle scelte di vita delle donne, a dirlo non sono più soltanto le donne rimaste devote alla Madonna di sempre, quella vera e divina, non feriale, ma addirittura Ritanna Armeni, grande sostenitrice delle istanze rivendicative femministe, a suo tempo fra i simpatizzanti della formazione extraparlamentare Potere Operaio e poi collaboratrice della nascita del quotidiano «il manifesto»; la quale, su «Il Foglio» di due giorni fa, ha scritto nell’articolo dal titolo I figli che non vogliamo, che l’Italia invecchia e fa pochi figli, tuttavia l’opinione pubblica sorvola sulle vere cause della crisi demografica: «L’economia non c’entra e la povertà neppure. C’entrano le nostre scelte. E c’entrano alcuni tabù che, da donne, non vogliamo ammettere». Le donne, oggi, hanno paura dei figli, tolgono la “libertà” perciò si sopprimono se arrivano, grazie alla legge sull’aborto, oppure si rimandano a data da destinarsi, come sostiene ancora l’Armeni quando racconta di aver posto il quesito ad un’amica che ha superato i trent’anni «felicemente convivente e con un lavoro “quasi” sicuro […] La risposta, altrettanto immediata: “Figli? Non ho alcuna intenzione di farne” e, poi, perché non ci siano equivoci, la precisazione: “Non sono nei miei programmi, in futuro, forse».

Forse… meglio pensare ad altro, i bambini sono impegnativi, assorbono troppo la tua vita, non ti permettono di lasciare il tempo ai tuoi spazi di lavoro fuori di casa e ai tuoi diversivi con le amiche, con gli amici, o magari alle tue scappatelle che danno “sapore alla vita”. La fedeltà è un valore vecchio, antiquato, che lega, che incarcera, che soffoca il brio delle emozioni e le donne, nella loro quotidiana vita promiscua possono “a buon diritto” sperimentare anche più storie, perciò i figli, in tutto questo, sono un grande ostacolo.
La filosofia femminile dell’età contemporanea è contro i figli, che uccide già nel proprio grembo, e che, quando nascono li affida per la maggior parte del tempo allo Stato con la sua malsana scuola a tempo pieno, i suoi psicologi, i suoi assistenti sociali e tutto l’apparato delegante. Una scuola ormai lontanissima dai principi di natura e dai principi del Creatore.

Osservando la Vergine tutto questo cade, inesorabilmente. Due straordinari dipinti del Romanticismo dell’Ottocento, la Madonna dell’Ostia di Auguste-Dominique Ingres e la Madonnina di Roberto Ferruzzi, ci riconducono, rispettivamente, ai concetti di Maria corredentrice e della sua dolcissima maternità, riappropriandoci, così, sia del vero culto sacrale per Maria Santissima, tanto osteggiata dai protestanti (questo tema è considerato da papa Francesco molto divisivo per l’ecumenismo e per il dialogo con il femminismo), sia del concetto sublime della maternità, avendo come faro ed esempio la Vergine.
Il 22 maggio, alla Marcia per la Vita, nella sua decima edizione, sarà occasione per ribadire che la vita è sacra e nessuno può avere il diritto di uccidere un innocente. Là, in quel contesto ai Fori Imperiali, preceduto alle ore 9:00 da una Santa Messa nella chiesa dei Santi Domenico e Sisto dell’Angelicum e alle 9:30 nella chiesa di Santa Maria in Campitelli, sarà invocato l’aiuto di Maria Santissima, grazie ai tanti sacerdoti, religiosi, religiose e cattolici che vi parteciperanno. 


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