La vera “cospirazione” della storia

Luciano Tronati, CC BY-SA 4.0 , via Wikimedia Commons
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Le dinamiche delle congiure, cospirazioni e complotti, che si sono snodate nel corso della storia dell’uomo, a partire dall’emblematico assassinio di Giulio Cesare fino all’attuale pandemia, e continueranno inevitabilmente a caratterizzarla, sono state di recente ampiamente e magistralmente spiegate, e costituiscono un profondo invito alla riflessione.

Vogliamo qui soffermarci a considerare come queste tristi categorie abbiano caratterizzato la vita di Nostro Signore Gesù Cristo, la cui Nascita abbiamo appena celebrato, come ogni anno, con il cuore pieno di speranza, nonostante tutto, e di filiale abbandono alla Sua Provvidenza.

La vita di Nostro Signore, appena dopo la Sua nascita, è subito segnata da un presunto complotto. Secondo san Matteo (2, 16), il re Erode, uomo crudele e sanguinario, presumendo erroneamente che il neonato Re dei Giudei voglia usurpargli il trono, ordina il massacro degli Innocenti. Un tale atto rifletteva perfettamente il suo carattere perverso e feroce. Erode, infatti, fece uccidere anche sua moglie e tre dei suoi figli, e per semplici sospetti condannava a morte i suoi migliori amici (cfr. P. M. Sales). Il timore di Erode non si fondava sulla realtà oggettiva, ma aveva la sua radice nella sua passione per il potere e nel timore ossessivo di perderlo. Ma quale fu l’esito di questo gesto insano? Fu di donare al Cielo le primizie dei martiri, che d’allora la Chiesa onora del suo culto ogni anno il 28 dicembre. E mentre il tiranno finì i suoi giorni con una morte ignominiosa, perdendo trono e corona, le vittime ereditarono – per mezzo di lui – un trono e una corona sempiterni. 

Ma tutto il ministero pubblico del Signore fu caratterizzato da svariati tentativi di eliminarLo, come ci trasmettono con molta precisione gli altri Evangelisti. Contro di Lui, in brevissimo tempo, si allearono forze e partiti tra loro contrari. Già nel capitolo terzo del vangelo di san Marco, compare la decisione di eliminare Gesù, che aveva guarito l’uomo con la mano inaridita in giorno di sabato: allora «i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire» (Mc 3, 6). Gli erodiani costituivano il partito politico di Erode ed erano favorevoli alla dominazione romana. I farisei li odiavano profondamente «ma non ricusarono di trattare con loro quando si trattò di ordire congiure contro Gesù» (P. M. Sales). Nel vangelo di Luca il tentativo di uccidere il Cristo appare fin dal capitolo quarto. Quando Gesù, per la prima volta, predica nella sinagoga della sua città, Nazaret, le sue parole suscitano il furore dei suoi ascoltatori, accecati da una visione nazionalistica della salvezza: «all’udire queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno, si alzarono, lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale la loro città era situata, per gettarlo giù dal precipizio» (Lc 4, 28-29).

Nel vangelo di Giovanni la decisione di eliminare il Salvatore viene presa dopo la guarigione dell’infermo nella piscina di Betsaida: «I Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio» (Gv 5,18), benché la sentenza capitale sia stata decretata dopo la resurrezione di Lazzaro (Gv 11,53). Con l’astuzia più diabolica Caifa, «fingendosi mosso non da odio contro Gesù, ma dalla ragion di stato, ossia da zelo per il pubblico bene, sentenzia essere meglio che un uomo, cioè Gesù, benché innocente, vada alla morte, anziché veder perire tutta la nazione» (P. M. Sales).

Nella narrazione di Giovanni, per la cattura di Gesù vengono arruolati «la coorte con il comandante e le guardie dei Giudei» (Gv 18,3.12). Il termine “coorte” indicava un distaccamento di circa 600 soldati al comando del procuratore romano per il mantenimento dell’ordine nella città di Gerusalemme. Le guardie in servizio al Tempio di Gerusalemme erano circa duecento, alle dipendenze del sommo sacerdote per la sicurezza del luogo sacro. Tra i due corpi c’era profonda rivalità e inimicizia, ma inspiegabilmente si uniscono per la cattura di un solo uomo, che culminerà nella Sua crocifissione e morte. 

Ai danni del Redentore fu dunque ordita lentamente ma inesorabilmente una cospirazione da parte delle autorità religiose, che trovò il suo appoggio nel tradimento di Giuda. Si intrecciano dunque una cospirazione e una congiura. L’esito è a tutti noto: la morte del Signore. Ma quale fu la sorte dei cospiratori e del traditore? I cospiratori, per condannare Cristo, usarono il pretesto della salvezza del popolo giudaico: «è meglio che un uomo muoia per il popolo che perisca tutta la nazione» (Gv 11, 50), aveva tuonato Caifa. Ma il popolo non solo non fu salvato, ma condannato ad una perpetua peregrinazione dopo la distruzione del tempio e della città santa per mano dell’esercito di Tito nel 70. Giuda morì suicida (Mt 27,5).

Ma non è questo che sorprende. Anche nelle umane vicende, i cospiratori sono spesso gli sconfitti. Ciò che invece desta stupore è l’azione della Provvidenza, che riesce a rovesciare gli umani intrighi contenendoli entro limiti invalicabili e dirigendoli verso fini altissimi che Essa solo conosce. La disumana cospirazione del sinedrio e la macabra congiura di Giuda, sapientemente coordinati dalla Provvidenza, furono infatti gli strumenti inconsapevoli ma efficaci dell’umana Redenzione e della gloria eterna del Redentore. Uccidendo il Figlio di Dio, i sinedriti pensavano di salvare il popolo giudaico e invece lo condannarono ad un esilio perpetuo. Ma con quella morte Dio salvò non uno ma tutti i popoli, anche quello giudaico, benché alla fine dei tempi, e glorificò il Figlio diletto che siede alla Sua destra.

Nella nascita, vita e morte del Figlio di Dio si fondono armonicamente la congiura umana più ingiusta e violenta della storia ed una congiura divina, con la quale Dio, servendosi di quella, compie il Suo eterno piano di giustizia e di misericordia. «Come si può non ammettere – commenta sant’Agostino – che sia la Provvidenza a servirsi degli stessi peccati dei malvagi, se proprio mediante i peccati fu versato misericordiosamente il sangue con cui sono rimessi i peccati?». Queste vie della Provvidenza, scriveva padre Garrigou-Lagrange, «non sono oscure per noi se non perché son troppo luminose ai deboli occhi del nostro spirito».

Davanti ai mali inspiegabili, personali nazionali o planetari, che sfuggono all’umana comprensione, la vita terrena del Signore Gesù ci insegna che esiste una cospirazione divina – nel senso etimologico del termine – a favore dell’uomo, una cospirazione d’amore capace di rovesciare gli umani avvenimenti per realizzare i Suoi piani supremi di bontà e di misericordia. «Non solo del fatto che Dio ha cura delle vicende umane – afferma sant’Agostino – ma anche di quanto grande sia questa cura non c’è prova maggiore e più certa di quella che ci viene da Cristo uomo: la fulgida manifestazione di Cristo che nasce, la pazienza di Cristo che muore, la potenza di Cristo che risorge». 

Al disopra delle umane cospirazioni, congiure e complotti esiste un ordine divino che tutti li regola e li dirige con sovrana sapienza. Vi è una cospirazione divina che governa il mondo. È un chiaro-scuro per l’umano intelletto che il Natale, rendendo visibile l’amore di Dio per l’uomo, viene a ricordarci ogni anno. 

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