La subdola propaganda estiva dell’animalismo

(di Alfredo De Matteo) Quello estivo è il periodo migliore per la propaganda animalista e ciò per due ragioni fondamentali: la prima, riguarda l’aumento del (deprecabile) fenomeno dell’abbandono degli animali domestici che costituisce un formidabile pretesto per seminare odio nei confronti del genere umano; la seconda, concerne l’acutizzarsi del sentimento della solitudine che colpisce le persone prive di rapporti sociali e/o famigliari stabili e soddisfacenti, in un periodo dove il piacere dell’agognato riposo estivo si coniuga con la ricerca della compagnia ed il rafforzamento dei legami affettivi.

D’altra parte, in una società dove il sentimento religioso è sempre più ai margini del vivere individuale e sociale e dove l’uomo, di conseguenza, sperimenta con sempre minor frequenza la vicinanza e l’amore di Dio, la qualità del legame affettivo con l’altro rappresenta una delle poche cose che danno valore all’esistenza. Pertanto, non desta sorpresa il fatto che proprio in tale periodo l’offensiva dell’ideologia animalista si faccia più insistente e tenda ad affinare le armi in vista di una sua maggiore presa sul cittadino medio.

Il messaggio pubblicitario è una delle tecniche maggiormente utilizzate per influenzare l’opinione pubblica: si spazia dall’ormai nota campagna diretta e aggressiva contro gli abbandoni che recita così: «Se lo abbandoni il bastardo sei tu», fino ad arrivare a quelle più subdole che fanno leva su sentimenti ed affetti. A tal riguardo, è recentemente apparsa su alcuni cartelloni pubblicitari sparsi per le strade della capitale, una campagna a favore dell’adozione degli animali che ritrae una donna, all’apparenza di mezza età, che abbraccia un cane, con su scritto il seguente messaggio: «La felicità … la puoi abbracciare. Adotta un cane e la tua vita sarà più completa».

Le parole felicità, cane e completa sono rimarcate in rosso in modo da mettere bene in evidenza il fulcro del messaggio che consiste, evidentemente, nell’incoraggiare le persone sole o segnate da esperienze fallimentari (non a caso l’espressione della donna non è gaia e spensierata come nella maggior parte delle immagini pubblicitarie) a riversare il loro affetto sull’animale domestico. In questo caso, si vuole far passare il concetto che il rapporto con l’animale non rappresenti semplicemente il riempitivo di una vita priva di soddisfazioni ma, al contrario, costituisca addirittura il naturale completamento dell’esistenza!

Come tutte le ideologie antiumane anche quella animalista non fa eccezione sfruttando un proposito buono (la difesa degli animali) al fine di raggiungere obiettivi perversi: il sovvertimento dell’ordine naturale e la destabilizzazione della società. (Alfredo De Matteo)

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