La sinistra rivoluzionaria all’attacco

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(Mauro Faverzani) Sinistra sempre più in fibrillazione nel mondo: l’emergenza Covid può rappresentare la sua occasione storica per far piazza pulita dei residui paletti giuridici opposti da un Occidente moralmente agonizzante, vincere le titubanze ed impossessarsi ovunque del potere, un’opportunità che i “rossi” non vogliono certo lasciarsi sfuggire. Che ovunque imperino confusione e destabilizzazione, è evidente. Un Sudamerica, più turbolento che mai, esulta all’idea che alla Casa Bianca giunga Biden, forte dei tredici viaggi in America Latina, compiuti quand’era vicepresidente. Cuba spera in nuove aperture, come ai tempi di Obama; l’Argentina sogna nuovi accordi; il Venezuela, dopo le sanzioni, confida in nuove concessioni e nella “benedizione” Usa sugli esiti delle controverse elezioni parlamentari previste a dicembre, quando il regime, aggiungendo 110 seggi all’Assemblea Nazionale, punta al controllo del parlamento a maggioranza assoluta, una maggioranza di cui dovrebbero far parte anche Cilia Flores, moglie del presidente Nicolás Maduro, ed il figlio, Nicolás Ernesto Guerra.

L’Europa, dal canto suo, resta scossa da un’ondata ideologica ed anarchica: in Francia, una manifestazione religiosa vietata dalla Prefettura di Puy-de-Dôme è stata poi, grazie a Dio, autorizzata dal tribunale amministrativo di Clermont-Ferrand, che con una sentenza ha osservato come non vi fossero «in linea di principio» motivi ostativi ed ha bollato il divieto prefettizio quale «violazione grave e manifestamente illegale della libertà di manifestazione».

In particolare in Spagna, però, la situazione appare sempre più grave, impregnata di comunismo spinto. Non a caso il governo Sánchez ha citato addirittura una frase di Marx nella presentazione del proprio bilancio generale 2021. A pag. 21 si legge infatti: «Il governo propugna una riforma fiscale, cosicché ciascuno contribuisca secondo le proprie capacità e ciascuno riceva secondo le proprie necessità», presa pari pari dalla Critica del Programma di Gotha, scritto nel 1875 dal filosofo di Treviri, per incoraggiare «incursioni dispotiche nei diritti di proprietà», come già auspicato nel Manifesto del Partito comunista.

Non solo: nel caso la riforma in corso della legge di procedura penale non dovesse giungere a modificare anche lo Statuto organico della Procura, il Procuratore generale, incaricato dal governo, potrebbe scegliere di volta in volta, caso per caso i procuratori titolari delle indagini. Ciò rischia d’istituire una sorta di corto circuito normativo, che attribuirebbe ad ogni esecutivo la facoltà di costruirsi una sorta di sistema giudiziario ad hoc, sistemando chi gli pare nelle posizioni più delicate, dall’Anticorruzione alla Corte Suprema, o cancellando indagini scomode anche per motivi che esulino dalla legge, violando la separazione dei poteri, presupposto organico di ogni democrazia.


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Ormai, in Spagna, sempre più alti giungono gli appelli per la difesa dello Stato di diritto, come viene generalmente inteso in Occidente: da qui la lettera inviata al presidente del Parlamento europeo, Davide Maria Sassoli, da un gruppo di 39 alti ufficiali di riserva dell’Aeronautica militare iberica – colonnelli, tenenti colonnelli e capitani fuori servizio –, guidati da un generale. Nell’accorata missiva hanno denunciato l’«accumulo dei poteri legislativo e giudiziario in uno solo, quello esecutivo», ciò che costituisce «la disintegrazione della democrazia» nel Paese, ormai «lontano dai canoni fissati in Europa». Si è cominciato con «un deterioramento istituzionale della monarchia parlamentare», che ha indebolito «le funzioni reali», umiliando la figura del Sovrano, «ciò cui si dovrebbe por fine immediatamente. L’esercizio del regno dev’essere rispettato tanto quanto l’esercizio di governo». Tutto questo è avvenuto nel momento in cui ha fatto «irruzione nel nostro governo un partito comunista rivoluzionario», che «ha fatto perdere gran parte dei valori della nostra libertà». Da qui la richiesta di protezione rivolta all’Unione europea.

In questo clima, domenica scorsa, sono ricorsi i 45 anni dalla restaurazione della monarchia in Spagna, un anniversario celebrato in circostanze davvero particolari e non prive di tensioni, mentre la Corona si trova sotto attacco da parte di un governo dichiaratamente ad essa ostile. La stessa Conferenza episcopale spagnola, al termine dell’ultima sessione plenaria, ha denunciato pubblicamente la limitazione dei diritti umani, conseguente ai provvedimenti assunti col pretesto dell’emergenza Coronavirus. A partire dalla recente legge sull’educazione, definita una sorta di indottrinamento totalitario ed ideologico, lesivo dei diritti delle famiglie e contrario alla Dottrina sociale della Chiesa, ciò contro cui i vescovi spagnoli non escludono d’agire, ricorrendo in appello alla Corte Costituzionale.

Insomma, la partita è ancora aperta. E, pur svolgendosi in Spagna, non riguarda solo tale Paese. La posta in gioco è molto più alta. 


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