La Regina del Cielo e della terra ci è sempre vicina

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(Cristina Siccardi) Dove siete predicatori delle realtà divine che ci ricordate che il «tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo» (Mc 1, 15)? Il deserto è così vasto che non se ne contano le proporzioni e l’arsura delle anime è allo stremo. Tuttavia, in questo particolare A.D. 2020, dove la pandemia del Coronavirus si associa alla pandemia delle ideologie contro Dio e contro l’uomo, il Cielo non fa mancare i suoi segnali, anzi, li raddoppia. Così, mentre falsi maestri e predicatori, come Enzo Bianchi della comunità di Bose viene isolato, dopo anni e anni di incensazioni ecclesiastiche, e la Chiesa perde ogni giorno di più potere e autorevolezza spirituale, a causa del suo pedestre conformarsi al mondo, domenica scorsa, nella liturgia della Chiesa di sempre si sono celebrate due festività all’unisono: la Pentecoste e Maria Regina. D’altra parte, il 24 maggio, festa di Maria Ausiliatrice, trionfatrice su tutte le eresie, si sono celebrate le prime Sante Messe festive dopo la chiusura da parte delle autorità civili a causa dell’epidemia. Tutto ciò non avviene per caso, perché il caso è un’idea senza sostanza, è la Provvidenza divina che esiste realmente e concretamente. La Madonna segue, assiste, interviene, fino a vincere sulle forze del male che inquinano le anime e finanche la Chiesa.

Si rimane allibiti come, seppure in ambienti dove ci si aspetterebbe lo spirito di Fede e la capacità di leggere i manifesti segnali mariani, molti fedeli, invece, non riescano a sganciarsi dall’orgoglio e si crogiolino nel livore e nel rancore, invece di vivere internamente la pace di Cristo, irradiandola intorno a sé. La conversione, allora, è una necessità urgente per tutti e non solo per chi ha dimenticato la dottrina della Chiesa per seguire linee moderniste. La Regina degli Angeli, dei Patriarchi, dei Profeti, degli Apostoli, dei Martiri, dei veri cristiani, dei confessori della fede, delle Vergini, di tutti i Santi, concepita senza peccato originale e Assunta in cielo, veglia su tutte le anime di buona volontà ed è sempre presente, con una forza che potremmo comprendere soltanto dopo la morte, nei suoi Santuari disseminati nel mondo. Non è una coincidenza che papa Francesco, abbia chiuso il mese mariano di maggio davanti alla Grotta di Lourdes dei giardini vaticani, recitando il Santo Rosario per invocare la fine della pandemia, rivolto, come doveroso e come dovrebbe essere anche nella Santa Messa, voltando le spalle ai fedeli.

L’istituzione di una festa dedicata alla regalità di Maria, già invocata dai congressi mariani di Lione (1900), Friburgo (1902), Einsiedeln (1906), fu ancor più caldeggiata dai fedeli dopo la creazione della festa di Cristo Re (1925). Nel 1954, Pio XII scrisse l’enciclica Ad Caeli Reginam, in occasione del centenario della definizione del dogma dell’Immacolata Concezione, al fine di illustrare le motivazioni storico-teologiche per l’istituzione della festa di Maria Regina, che venne introdotta il 31 maggio 1955, alla fine del mese mariano.

La Regina del Cielo e della terra è sempre maternamente accanto a noi, nonostante infedeltà e apostasie collettive e personali. Ella ha un potere intercessorio sconfinato in virtù del suo essere corredentrice con il Figlio, e può convertire anche i cuori più induriti, come è accaduto più volte nella storia della Chiesa. Certamente i due fari di salvezza sono proprio Lei e il Corpo di Cristo, le due colonne così ben rappresentate dal sogno che san Giovanni Bosco raccontò il 30 maggio del 1862 e del quale parlò un santo predicatore della levatura del cardinale Ildefonso Schuster (1880-1954), durante la sua visita a Torino come Legato Pontificio al Congresso Eucaristico Nazionale. La notte sul 13 settembre, mentre si teneva il solenne pontificale di chiusura, nella grande piazza VittorioVeneto, ammantata dalla folla, Schuster disse nella sua omelia: «In quest’ora solenne, nell’Eucaristica Torino del Cottolengo e di Don Bosco, mi torna in mente una visione profetica che il Fondatore del Tempio di Maria Ausiliatrice narrò ai suoi […] Gli sembrò di vedere la flotta della Chiesa battuta qua e là dai flutti di una orribile tempesta; tanto che, ad un certo momento, il supremo condottiero della nave capitana – Pio IX – convocò a consiglio i gerarchi delle navi minori. Purtroppo la bufera, che mugghiava sempre più minacciosa, interruppe a mezzo il Concilio Vaticano (è da notare che Don Bosco annunciava questi eventi otto anni prima che avvenissero). Nelle alterne vicende di quegli anni, per ben due volte gli stessi Supremi Gerarchi soccombettero al travaglio. Quando successe il terzo, in mezzo all’oceano furente cominciarono ad emergere due colonne, in cima alle quali trionfavano i simboli dell’Eucaristia e della Vergine Immacolata. A quella apparizione il nuovo Pontefice – il Beato Pio X – prese animo e con una salda catena, agganciò la nave Capitana di Pietro a quei due solidi pilastri, calando in mare le ancore. Allora i navigli minori cominciarono a vogare strenuamente per raccogliersi attorno alla nave del Papa, e così scamparono dal naufragio. La storia confermò la profezia del Veggente. Gli inizi pontificali di Pio X con l’àncora sullo stemma araldico coincisero appunto con il cinquantesimo anno giubilare della proclamazione dogmatica della Concezione Immacolata di Maria, e venne festeggiata in tutto l’orbe cattolico. Tutti noi vecchi ricordiamo l’8 dicembre 1904, in cui il Pontefice in San Pietro circondò la fronte del l’Immacolata d’una preziosa corona di gemme, consacrando alla Madre tutta intera la famiglia che Gesù Crocifisso le aveva commesso. Il condurre i pargoli innocenti e gli infermi alla Mensa Eucaristica entrò parimenti a far parte del programma del generoso Pontefice, che voleva restaurare in Cristo tutto quanto l’orbe. Fu così che, finché visse Pio X, non ci fu guerra, ed Egli meritò il titolo di pacifico Pontefice dell’Eucaristia. Da quel tempo le condizioni internazionali non sono davvero migliorate; così che l’esperienza di tre quarti di secolo ci conferma che la nave del Pescatore sul mare in burrasca può sperare salvezza solo con l’agganciarsi alle due colonne dell’Eucaristia e dell’Ausiliatrice, apparse in sogno a Don Bosco» (in L’Italia, 13 settembre 1953 e P. Zerbino, a cura di, I sogni di Don Bosco, LDC, Leumann 1995, pp. 53-55). 


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