La pseudo arte al di sopra della legge

(di Gianfranco Amato) Sull’opera blasfema del soi-disant artista Romeo Castellucci vorrei aggiungere al mio personale sdegno di cattolico, due considerazioni di carattere giuridico e politico. Primo aspetto. Non vi è dubbio che l’atto finale della rappresentazione – ovvero colpire con oggetti ed imbrattare di escrementi il volto di Cristo raffigurato dal Salvator Mundi di Antonello da Messina – costituisca un atto di vilipendio nei confronti di un’immagine che formi oggetto di culto. Ebbene non si può non notare come il nostro ordinamento giuridico preveda ancora la fattispecie penale di cui all’art. 404, secondo comma.

Si tratta del reato di offese a una confessione religiosa mediante vilipendio o danneggiamento di cose, recentemente modificato dall’art. 8 della L. 24 febbraio 2006, n. 85, il quale prevede che «chiunque pubblicamente e intenzionalmente distrugge, disperde, deteriora, rende inservibili o imbratta cose che formino oggetto di culto o siano consacrate al culto o siano destinate necessariamente all’esercizio del culto è punito con la reclusione fino a due anni».

E la dottrina insegna che per cose oggetto di culto si intendono quelle verso le quali si tributa il culto come ad esempio «le immagini sacre» (MANZINI, Trattato di diritto penale italiano, vol. VI, p. 39). La stessa dottrina, poi, chiarisce che il bene tutelato da quella norma penale s’inquadra nel «sentimento religioso della pluralità di fedeli che si riconoscono in una determinata confessione religiosa» (M. ROMANO, Principio di laicità dello Stato, religioni, norme penali, RIDPP 2007, p. 498). Tra l’altro, si tratta di reato procedibile d’ufficio.

Non si comprende, quindi, come si possa tollerare una così evidente violazione di quel bene giuridico penalmente tutelato, soprattutto di fronte alla solerzia mostrata da molti Procuratori della Repubblica nell’intervenire in un’analoga fattispecie di reato, ovvero l’art. 292 C.P., quello relativo al vilipendio o danneggiamento alla bandiera o ad altro emblema dello Stato.

Secondo aspetto.

Romeo Castellucci opera attraverso la compagnia d’arte denominata Societas Raffaello Sanzio, destinataria di finanziamenti pubblici.

A tal riguardo segnalo un’interrogazione parlamentare presentata dall’On. Franca Chiaramonte, ed altri nove colleghi dell’allora partito Democratici di Sinistra, con cui si chiedeva ragione, al Ministro competente, della “riduzione” dei finanziamenti alla della Societas Raffaello Sanzio, denunciando tale fatto come una scandalosa violazione del diritto di espressione, di per sé intollerabile in uno stato democratico.

L’interrogazione merita di essere integralmente riportata.

«Interrogazione a risposta in Commissione 5-02916

presentata da FRANCA CHIAROMONTE mercoledì 25 febbraio 2004

nella seduta n.428

CHIAROMONTE, GRIGNAFFINI, CARLI, CAPITELLI, GIULIETTI, LOLLI, MARTELLA, SASSO e TOCCI. –

Al Ministro per i beni e le attività culturali.

Per sapere – premesso che:

  • nonostante la Societas Raffaello Sanzio avesse accolto favorevolmente il decreto ministeriale 27 febbraio 2003, n. 163 con cui il Ministero per i beni e le attività culturali stabiliva i criteri di assegnazione dei contributi statali per i soggetti richiedenti, il Ministero in questione, attraverso la Commissione Consultiva per l’assegnazione dei contributi allo Spettacolo dal Vivo, con un decreto del 16 settembre 2003, stabilisce un finanziamento alla societas Raffaello Sanzio per il 2004 inferiore di 16 mila euro rispetto all’ultimo contributo (190 mila anziché 210 mila);

  • la motivazione apportata dalla Commissione Consultiva a questo taglio nel finanziamento viene riportata sul quotidiano l’Unità del 10 febbraio 2004 pag. 21, ed è la seguente «La relazione molto prolungata presentata dalla Raffaello Sanzio appare più ideologica che operativamente indirizzata alla specificazione di pratiche editoriali e di progettualità scenica ed è probabilmente questo andamento che motiva la necessità di non definire con precisione eventi che si offrano come scansioni di work in progress. Pur compiendo ogni sforzo per collocarsi nel’ottica complessa di detta relazione, questa risulta di assai ardua decifrabilità e, per conseguenza, non è facile immaginare gli strumenti specificatamente teatrali che ne consentiranno l’esplicazione scenica»;

  • il riferimento della Commissione Consultiva è alla «Tragedia Endogonidia», un progetto della societas Raffaello Sanzio che si sviluppa nell’arco di un triennio e tocca nove città europee diverse. La Tragedia Endogonidia è un sistema drammatico in crescita. Ogni stadio della sua trasformazione è chiamato «Episodio» ed è collegato a una città da cui prende il nome;

  • il termine «Endogonidia» si richiama a quegli esseri viventi semplici che hanno al proprio interno la compresenza di gonadi sia maschili sia femminili: ciò permette loro di riprodursi senza fine, secondo un principio di immortalità. «Tragedia», al contrario, presuppone la fine dell’eroe;

  • la motivazione del taglio apportato ai finanziamenti della Raffaello Sanzio è, quindi, un’accusa di ideologismo. E questo è, a parere dell’interrogante, un atto grave da parte della Commissione Consultiva che interviene così nel merito delle iniziative delle compagnie finanziate;

se il Ministro non ritenga le motivazioni apportate dalla commissione consultiva, lesive della libertà di espressione propria di ogni Paese democratico».

Io mi permetto sommessamente di chiedere, invece, all’attuale Ministro dei Beni Culturali, il cattolicissimo Prof. Lorenzo Ornaghi, Magnifico Rettore dell’Università Cattolica di Milano, se sia giusto utilizzare i soldi dei contribuenti per finanziare una simile compagnia. E lo chiedo alla luce di quanto prevede l’art.21 della Costituzione, in quella parte in cui  prevede che «sono vietati gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume». Si dirà che la mia è una provocazione. Bene. Allora non comprendo perché Castellucci possa provocare usando mezzi illeciti, ed al sottoscritto non sia consentito farlo lecitamente. Evidentemente nel nostro Paese ars vincit legem.

Donazione Corrispondenza romana