La partecipazione di Gianna Jessen alla Marcia per la Vita

Gli “Universitari per la Vita” sono un gruppo composto da giovani studenti che si adoperano per testimoniare una cultura della vita, in opposizione al diffuso nichilismo portatore di quella “cultura della morte” severamente condannata da Giovanni Paolo II. Il gruppo, assieme alla Associazione Pro-Vita di Tony Brandi,  ha invitato a Roma Gianna Jessen, che  giovedì parteciperà ad un incontro all’Università Roma Tre, sabato sarà ospite del convegno promosso da Vita Umana Internazionale, assieme a Pro-Vita e all’Istituto del Verbo Incarnato e, il pomeriggio dello stesso giorno parlerà dal palco della Marcia per la Vita. Gianna Jessen, nata il 6 aprile 1974, è sopravvissuta miracolosamente a un tentativo di aborto mediante un’iniezione di una soluzione salina. Avrebbe dovuto far parte anche lei degli 1.2 milioni di nascituri che muoiono ogni anno negli Stati Uniti tramite aborto volontario. Pensando a quanti bambini, a differenza sua, non sono mai nati per colpa dell’aborto, Gianna ha preso a cuore la missione di testimoniare la sua gratitudine a Dio per il dono della vita e mettere in risalto l’ingiustizia delle leggi che legalizzano l’aborto. Sin dagli anni novanta partecipa a diverse campagne in difesa dei nascituri raccontando la propria storia.

Abbiamo chiesto a Chiara Chiessi, studentessa di Lettere Antiche, che porta avanti la causa pro-vita con grande dedizione:

Perché avete deciso di portare a Roma Gianna Jessen? Cosa ha da dire la sua storia a un convinto abortista? Gianna Jessen è la prova evidente e concreta che l’aborto è l’uccisione di un essere umano innocente. Gli studenti favorevoli all’aborto volontario, sentendo la sua potente e toccante testimonianza, non potranno più dire: “L’aborto è per i diritti della donna”. Perché se così fosse, i diritti di Gianna dov’erano, nel momento in cui la madre biologica chiedeva l’aborto?

In una cultura assuefatta di morte e di politically correct, in un ambiente universitario dove «chi tocca la 194 è considerato un retrogrado», la testimonianza di Gianna interroga le nostre coscienze. Chi potrà avere il coraggio di dire che «è solo un grumo di cellule» oppure «non è ancora vita» dopo aver sentito parlare una sopravvissuta ad un aborto?

I giovani oggi sono quasi tutti favorevoli all’aborto. Cosa fanno gli Universitari per la Vita per invertire questa tendenza?

Il primo aspetto fondamentale in ogni attività è la preghiera, perché solo questa può cambiare le anime. Rosari per la Vita, l’Adorazione per riparare gli aborti, preghiere fuori gli ospedali, sono solo alcune delle iniziative che gli studenti cattolici degli Universitari per la Vita organizzano. Poi utilizzando soprattutto i dati scientifici, facendo vedere immagini dei bambini tramite l’ecografia 4d, oppure il battito cardiaco di un embrione di poche settimane. Ma quello che più conta in questi casi, è l’esempio; vedere dei giovani strenuamente impegnati nella causa pro-vita che sacrificano tempo per dedicarsi a questa battaglia, fa molto riflettere i nostri coetanei.

Il vostro movimento non è anacronistico? L’aborto legale è considerato ormai un diritto irrinunciabile della donna…

Questo è quello che la propaganda femminista ha voluto far passare e che ancora oggi sta influenzando il pensiero comune. Come si può parlare di diritto quando viene ucciso un essere umano innocente nel ventre materno, il luogo che dovrebbe essere il più sicuro?

Come si può parlare di «legge giusta» e di «conquista sociale», quando in media un bambino ogni cinque minuti muore per aborto volontario senza che gli venga riconosciuto il diritto alla vita proprio di ogni essere umano, e viene eliminato negli ospedali magari a pochi passi da casa nostra?

Se una persona è pro-vita viene considerata “fuori dal mondo”, questo perché si associa al concetto di aborto, quello di civiltà, di avanzamento nel campo dei diritti umani. Ma ogni giorno, ogni minuto, ogni secondo, in qualche parte del mondo vengono violati dei diritti umani; i diritti dei più indifesi. Dov’è la civiltà in tutto questo?

Come mai i medici obiettori di coscienza in Italia sono circa il 70%?

Probabilmente perché si rendono conto di cosa sia veramente l’aborto. La propaganda ci ha voluto far credere che il nascituro sia solo «un grumo di cellule», che un piccolo embrione non conti niente. I medici che devono praticare gli aborti, sanno quello che stanno facendo, molti di loro hanno delle crisi professionali e non praticano più aborti. Basti pensare a Nathanson, un medico americano che dopo aver visto cosa accadeva al bambino durante l’aborto e come questi si contorceva nella speranza di poter scampare allo strumento abortista inserito nell’utero, ha deciso di non praticare più aborti. Oppure Levatino ed Oriente. Tutti medici che hanno visto con i loro occhi cosa accade e che sanno la verità. Soltanto quest’ultima può infatti smascherare e mostrare il dramma dell’aborto.

Come vi state preparando alla Marcia per la Vita del 20 maggio?

Siamo fieri di scendere in piazza per dimostrare che ci sono ancora giovani che credono nel diritto alla vita, che sperano in un futuro migliore e in una nazione che protegge i più indifesi.

La Marcia per la Vita è il principale evento pro-vita della nazione ed è fondamentale essere numerosi e uniti, perché se non siamo noi a promuovere una cultura della vita, chi potrà farlo? E se non ora, subito, quando? Appuntamento ore 15 Piazza della Repubblica!

Donazione Corrispondenza romana