La minaccia islamica all’Occidente cristiano

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(Mauro Faverzani) Secondo quanto dichiarato dallo storico palestinese Ghassan Weshah, capo del Dipartimento di Storia e Archeologia dell’Università islamica di Gaza, nel corso di un’intervista rilasciata all’emittente televisiva di Hamas al-Aqsa, gli Stati Uniti si troverebbero sull’orlo del collasso e l’islam sarebbe ormai l’unica potenza in grado di governare il mondo, senza che la Cina abbia il sopravvento. Ma non solo. Ha anche vaticinato, sulla scorta di non meglio precisati «studi scientifici», il futuro di Germania e Francia, a suo giudizio destinate entrambe a divenire repubbliche islamiche entro una decina d’anni: qui, presto, ad ogni ora vi sarebbero conversioni ed ogni giorno una chiesa si trasformerebbe in una moschea.

Benché, proposta in questi termini, l’affermazione paia probabilmente confondere i sogni di questo docente con la realtà, v’è anche da osservare come il popolo della mezzaluna ce la stia effettivamente mettendo tutta, perché ciò si realizzi. Approfittando a piene mani della silenziosa ignavia dell’Occidente, che dovrebbe essere cristiano… Ad esempio, lo scorso 24 agosto, per commemorare la battaglia di Manzicerta del 1071, quando le forze del sultano Alp Arslān travolsero l’esercito bizantino dell’imperatore Romano IV Diogene, il ministero delle Comunicazioni turco ha postato online un video dal titolo «La marcia della Mela rossa», per presentare il proprio esercito nazionale quale odierno erede di quello degli imperi ottomano e selgiuchide, entrambi ovviamente musulmani, alternando immagini di forze speciali, carri armati, aerei da combattimento, elicotteri, razzi e navi da guerra con quelle in costumi militari d’epoca tipici delle due compagini medioevali. Persino al presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che passa in rassegna una fila di militari, vengono affiancati tre attori, uno travestito da sultano, l’altro nei panni di Osman I, il fondatore dell’impero ottomano, ed infine un bambino-soldato, mentre entrano in preghiera nella basilica di Santa Sofia (guarda caso!), recentemente trasformata in moschea proprio da Erdogan, mostrato qui mentre recita i primi versetti della sura XLVIII al-Fath ovvero «La vittoria eclatante». La stessa, in cui, tra l’altro, si dice di «ipocriti ed ipocrite» e di chi abbia «cattiva opinione di Allah»: «Che la sventura si abbatta su di loro! Allah è adirato contro di loro, li ha maledetti ed ha preparato per loro l’inferno: qual triste avvenire!». Chi «mancherà al giuramento, lo farà solo a suo danno». Ed ancora: «Abbiamo preparato la fiamma per i miscredenti, per coloro che non credono in Allah e nel suo inviato» e via elencando. Non mancano nel video immagini della Kaaba, della moschea al-Aqsa e della Cupola della Roccia di Gerusalemme.

Propaganda? Certo, propaganda! E già nel titolo: la «Mela rossa» fa riferimento, infatti, alla mitologia turca ed è un concetto che si riferisce ora alla dominazione del mondo, ora ad un obiettivo militare progressivo. In questo caso, però – come ha spiegato su Twitter il ministro delle comunicazioni turco, Fahrettin Altun –, identifica «una grande e potente Turchia». Da qui ha inizio un crescendo incontenibile: «Che l’appello “Allah akbar” – ha dichiarato – si elevi sino al nono cielo. Lo scudo è la vita militare del turco, l’onore e la dignità della nostra terra eroica. Che l’appello “Allah akbar” si elevi sino al nono cielo. Allah! Allah! Non torneremo indietro! Colpite affinché il tiranno gema» e così via. Toni sconcertanti, ma utili per render chiaro quale sia l’obiettivo reale della Turchia a chi ancora non lo avesse capito.

Obiettivo, che Erdogan cerca di conseguire in tutti i modi. Come dimostra in Libia, dove, assieme al Qatar, eterodirige a Tripoli il governo Serraj non eletto di Fratelli musulmani nella guerra civile contro le forze di Tobruk, eterodirette da Russia, Francia, Egitto e Emirati Arabi.


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Una gigantesca e pericolosa partita a scacchi, insomma, che mostra però come le ambizioni del mondo islamico non siano solo folclore e propaganda, ma intendano seriamente e minacciosamente puntare al cuore di un Occidente indebolito ormai dall’assenza di quegli ideali forti e di quei valori alti, che l’anima cristiana, nei secoli, gli aveva sempre conferito. 

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