La micidiale RU486 nei consultori di Lazio e Toscana

(di Alfredo De Matteo) Procedono senza soluzione di continuità gli attacchi alla vita innocente perpetrati dalle lobby anticristiane: la giunta Zingaretti ha istituito un tavolo tecnico per l’elaborazione di un progetto per eseguire l’aborto chimico in regime ambulatoriale presso i consultori, attraverso la somministrazione della pillola Ru486; tale fase dovrebbe essere attivata già nel prossimo mese di maggio e durerà 18 mesi.

In ogni Asl della regione saranno individuate alcune strutture, tra quelle più strettamente connesse agli ospedali, dove alle pazienti verrà somministrato il conosciuto pesticida umano. Ma se il progetto della regione Lazio non è stato ancora approvato, in Toscana partirà il 18 aprile, o al massimo alla fine del mese, all’interno di una struttura poliambulatoriale della Asl Toscana centro dove già si effettuano gli aborti chirurgici.

In sostanza, con questi provvedimenti le regioni Lazio e Toscana mirano a de-ospedalizzare l’aborto, ossia ad incentivare le donne che intendono abortire a ricorrere ancora con maggior frequenza all’aborto chimico. In tal modo, l’establishment otterrebbe il risultato di abbattere sensibilmente i costi sanitari legati all’aborto e soprattutto limiterebbe di molto l’azione dei medici obiettori di coscienza, i quali rappresentano l’ultimo baluardo rimasto a difesa della vita nascente.

Non a caso, il progetto sperimentale proposto dalla regione Lazio fa il paio con quello relativo al concorso riservato ai soli medici non obiettori dell’ospedale San Camillo di Roma, sempre opera della giunta Zingaretti. Con il governatore del Lazio si schierano, manco a dirlo, i radicali che parlano di passo in avanti nella tutela dei diritti delle donne. Sulla stessa lunghezza d’onda il direttore generale del dipartimento Salute e Politiche Sociali Vincenzo Panella, secondo il quale «l’obiettivo è quello di rendere l’accesso alla legge 194 il meno gravoso possibile per le donne in un contesto come quello del consultorio dedicato interamente alla salute femminile, a cominciare dalla contraccezione».

In effetti, una delle conseguenze più devastanti determinate della legalizzazione dell’aborto è rappresentata dalla graduale ma inesorabile scomparsa del bambino non nato come soggetto di diritto: egli, negli ultimi decenni, è finito per diventare nell’immaginario collettivo (nonché per le istituzioni e l’intera classe politica) un prodotto, un essere disumanizzato su cui la madre ha pieno potere di vita e di morte.

Pertanto, risulta del tutto illusorio tentare di contrastare la banalizzazione dell’aborto facendo leva sulla presunta parte preventiva della criminale legge 194 o sul fatto che l’aborto chimico non possa essere praticato nei consultori, ma solo negli ospedali pubblici o nei poliambulatori attrezzati, perché esso richiede una prolungata assistenza.

In tal modo infatti si tende a porre l’accento sempre sulla salute della donna e sui suoi diritti, e a lasciare sullo sfondo la vera vittima dell’aborto, sia esso chimico o chirurgico: il bambino non nato. (Alfredo De Matteo)

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