La metafisica del Caos e il Soggetto Radicale di Aleksandr Dugin (2a parte)

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(P. Paolo M. Siano) Nella scorsa puntata ho illustrato alcuni elementi della premessa del Dr. Andrea Virga (“Comprendere Dugin”, pp. XV-LXXIV) contenuta nella prima edizione italiana (da lui curata) del libro del Prof. Aleksandr Dugin “La Quarta Teoria Politica”, NovaEuropa Edizioni, Milano 2017. Virga spiega chiaramente che il pensiero di Dugin è essenzialmente «gnostico» ed è improntato alla «Via della Mano Sinistra» già teorizzata e praticata dal barone Julius Evola a cui Dugin si ispira (qui).

Quel libro di Dugin, attualmente esaurito presso NovaEuropa Edizioni (qui), nel 2019 ha avuto una nuova edizione con Aspis Edizioni e la prefazione di Luca Siniscalco (qui), ma senza la suddetta premessa del Dr. Virga.

Ora vediamo alcuni contenuti del libro di Aleksandr Dugin “La Quarta Teoria Politica” secondo l’edizione di NovaEuropa Edizioni del 2017. Evidenzierò in grassetto quei concetti e brani che ritengo più importanti.

Cominciamo dal titolo del libro. Secondo Dugin la Russia ha bisogno di quella che egli chiama «la Quarta Teoria Politica» (cf. pp. 5-6). Le tre precedenti teorie politiche sono: liberalismo, comunismo, fascismo (cf. pp. 8-10). La Quarta Teoria Politica permette di trascendere ateismo e religioni monoteiste, teologie e dogmi, e recuperare «quegli aspetti irrazionali dei culti, riti e leggende che hanno lasciato perplessi i teologi nelle epoche passate» (cf. pp. 25-26).


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Secondo Dugin la vita è «collegata all’eterno ritorno» (p. 82)… Apollo e Dioniso, il luminoso e l’oscuro, modernizzazione e declino, sono opposti ma anche «complementari», insomma non c’è l’uno senza l’altro (cf. p. 83). Dugin aggiunge: «Non c’è vita senza morte. L’Essere per la morte, l’attenzione, la cura per la morte, che è l’altra faccia della totalità dell’Essere, come scrive Heidegger, non è in conflitto con la vita ma, piuttosto, la sua glorificazione e il suo fondamento» (p. 83).

Come vedremo, l’unione degli opposti (Vita-Morte, Caos-Logos, Destra-Sinistra…) è essenziale nell’impianto metafisico e politico di Dugin.

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A proposito di «tradizionalismo» inteso quale forma di «conservatorismo» che rigetta «in toto» tutto il sistema, Dugin cita anche Evola (cf. pp. 114-116).

Dugin parla di un tipo di conservatorismo, «il più interessante» (p. 127), chiamato «Rivoluzione Conservatrice». Anche qui si intravede la dialettica-necessità degli opposti.

In sintesi: «i Conservatori devono guidare la Rivoluzione», i «rivoluzionari conservatori» comprendono che la fede in Dio, le forme religiose e sacrali, hanno al loro interno «un certo elemento di decadimento», e «nella stessa Divinità» c’è «l’intenzione di inscenare questa dramma escatologico» (cf. pp. 128-129).


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Dugin sta forse suggerendo (come gli Gnostici) che Dio sia autore del Male o che il Male sia anche in Dio?

Secondo Dugin i «rivoluzionari conservatori» non vogliono «ritornare al passato, come i tradizionalisti», ma vogliono «abolire il tempo come qualità distruttiva della realtà, e, facendolo, realizzare una sorta di intenzione segreta, parallela, non-evidente della Divinità stessa» (p. 130). Dunque, stando alle parole di Dugin, i rivoluzionari conservatori hanno una sorta di conoscenza (o gnosi?) dell’«intenzione segreta» di Dio e vogliono realizzarla…

Dugin spiega che i «rivoluzionari conservatori» vogliono trascinare l’attualità o post-modernità alla sua stessa fine (cf. pp. 131-132) e il finale sarà «molto spiacevole per gli spettatori e gli attori» (p. 132). Dugin afferma che «in questa logica» operava un gruppo di surrealisti-dadaisti che elogiarono e praticarono il loro suicidio. Dugin ricorda a tal proposito il personaggio Kirillov di “Demoni” di Dostoevskjy, per il quale il suicidio era espressione di libertà conseguente alla morte di Dio (cf. pp. 132-133).

Dugin racconta che in Russia il comico Sasha Cekalo, spesso volgare e osceno, organizzò una performance dinanzi a un pubblico numeroso di moscoviti, ma ad un tratto giunsero «alcuni terroristi ceceni». All’inizio il pubblico credette che fossero parte dello spettacolo, poi «con orrore» comprese la terribile realtà e iniziò «la vera tragedia, il vero incubo» (cf. p. 133). Ecco il commento di Dugin: «I rivoluzionari conservatori si presentano in modo simile: lasciamo che la buffoneria della postmodernità si dispieghi, lasciamo che consumi i paradigmi dell’ego, del super-ego e del logos, lasciamo che si fonda con il rizoma, le schizo-masse e la coscienza frammentata, lasciamo che il nulla porti con sé la sostanza del mondo. Allora si apriranno porte segrete che erano celate, e gli archetipi antichi, eterni, ontologici verranno in superficie e porranno fine al gioco, terribilmente» (p. 133).

Rammento ai lettori, come ha scritto Andrea Virga nella sua premessa a “La Quarta Teoria Politica”, che la «Rivoluzione Conservatrice» è una delle «principali coordinate» del pensiero di Dugin (cf. p. XXXV).

Ancora a proposito di dissoluzione, Dugin elenca elementi centrali della «Nuova Sinistra»: «il rifiuto della ragione (l’invito ad abbracciare consapevolmente la schizofrenia di Deleuze e Guattari); la rinuncia dell’uomo come misura di tutte le cose (“La morte dell’uomo” di Levi, “la morte dell’autore” di Barthes); il superamento di tutti i tabù sessuali (libertà di scegliere il proprio orientamento sessuale, rinuncia a proibire l’incesto, rifiuto di riconoscere la perversione come tale, e così via); la legalizzazione di ogni genere di droga, comprese quelle “pesanti”;[…] la distruzione della società strutturata e del governo al servizio di nuove, libere e anarchiche forme di comunità» (pp. 188-189).

Mi chiedo: secondo Dugin tutta questa dissoluzione è necessaria alla discesa/ritorno nel Caos e alla manifestazione del Soggetto Radicale conditio sine qua non per la Nuova Era o Nuovo Ciclo? Il Soggetto Radicale accompagna, favorisce, accelera tale dissoluzione? Se la risposta è sì, allora ha ragione il Prof. de Mattei a vedere in Soros e Dugin due facce della stessa medaglia (qui) in quanto Soros (ciò che Soros vuole e ciò che rappresenta) assurgerebbe ad elemento necessario e preparatorio al manifestarsi del Soggetto Radicale di Dugin…

Più avanti, dopo aver accennato alla «follia» («tutte le forme di trasgressione intellettuale, la pratica della pazzia volontaria, da Friedrich Holderlin e Nietzsche a Bataille e Artaud»: p. 270), Dugin afferma: «La follia è parte dell’arsenale di genere della Quarta Teoria Politica» (p. 271).

E poi c’è l’androgino: «Il genere nella Quarta Teoria Politica è lo stesso del sesso nel Dasein, ossia abbiamo spiegato un oggetto sconosciuto con un altro oggetto sconosciuto. Il Dasein può, in qualche modo, essere sessualizzato, ma il suo sesso non può essere né maschile né femminile. Potrebbe aver senso parlarne in termini di “androgino”. Dovremmo dire che la Quarta Teoria Politica si rivolge all’essere androgino, e il suo genere è l’androgino? Forse, ma solo se è possibile non proiettare sull’androgino l’ovvio schema dei due sessi come metà di un tutto» (p. 272).

Dugin concepisce l’androgino «come qualcosa di radicato o radicale» e «autosufficiente» (cf. p. 272), dunque l’«androgino radicale» «che esiste non come risultato della combinazione dell’uomo e della donna, ma rappresenta invece l’unità primordiale, pura, illibata» (p. 273).

Dugin afferma che l’Uomo della Quarta Teoria Politica (4TP) deve essere: «Non adulto», «Non bianco», «Contadino», «Spericolato» ossia trasgressivo anche come l’ “Acefalo” di Georges Bataille (cf. pp. 312-313).

L’Uomo della 4TP è «non “uomo”» («è non-umano», «al di fuori dei paradigmi che definiscono regole e fila»), è «Soggetto Radicale» (p. 314), è «androgino». Cito testualmente circa il Soggetto Radicale: «È un androgino o no? Perché no… Un androgino è un essere umano alla radice, prima dell’essere umano sessuato e il suo radicalismo è in esso, significando il suo appartenere alle radici. Stavamo parlando di ciò a un seminario che riguardava la Quarta Teoria Politica. E ci siamo approcciati al tema della zona unusuale dove pratica e teoria coincidono addirittura senza distinguersi. Il Caos precede le strutture duali dell’ordine allo stesso modo. Il Soggetto Radicale nel senso del genere precede la differenziazione tra maschio e femmina ma non esiste un prodotto del loro congiungersi. Li precede ma non seguono. Possiamo definire il sesso del Soggetto Radicale – genere radicale» (pp. 314-315).

E dall’androgino all’angelo… : «Nello spirito dell’angelomorfismo dell’antropologia politica della Quarta Teoria Politica possiamo descrivere il sesso del soggetto di questa come il sesso degli angeli. Il sesso può a tempo debito stabilirsi nel desiderio (di mascolinità) dei Bene Elohim sedotti dalla bellezza delle figlie dell’uomo o può essere presentato come un’androide femmina – “ninfa della stella polare” da Cyliani, Atalanta Fugiens o Beatrice» (p. 315).

Dugin vede nell’Epoca Postmoderna la «tendenza neomarxista» che legittima i «codici omosessuale e transgenere» e, all’interno dell’«ultraliberalismo», «il nazi-satanismo sadomaso schizoide» che si rifà anche a Aleister Crowley e include «i club gay» (cf. pp. 316-317). Il Soggetto Radicale della 4TP vedrà questo panorama esplodere in una «escatologia non duale» come ad esempio quella descritta nel Kalki Purana induista (cf. pp. 317-318). E Kalki è il Distruttore! (qui).

Dovrebbe essere chiaro che l’apocalisse duginiana non è l’Apocalisse biblica (sebbene sembri richiamarvisi) ma in realtà si ispira alla ciclicità della Gnosi induista ed evoliana.

Passiamo al saggio La Metafisica del Caos che nell’edizione italiana di La Quarta Teoria Politica (Nova Europa 2017), risulta “Appendice D” (pp. 329-340).

La riassumo.

La filosofia europea, occidentale, si regge sul concetto di «logos», sull’«ordine logico dell’essere», un «modo di pensare logocentrico», che è in crisi. Sin dal XIX secolo «i più brillanti filosofi europei (come Friedrich Nietzsche e Martin Heidegger)» hanno intuito che il logos va verso la sua fine… L’ordine logocentrico è di impronta maschile, patriarcale, autoritaria, verticale (cf. p. 329). Questo pensiero è incentrato sulla «“Logica” di Aristotele, in cui i principi di identità ed esclusione sono al centro di una riflessione che ha un carattere normativo» (p. 330). Dugin afferma che «oggi» questa filosofia [dunque i suoi principi di identità, di non-contraddizione, ecc.] «è giunta alla fine» (p. 330). Dobbiamo allora avvicinarci al Caos, che non è la confusione postmoderna, ma è «situazione preesistente all’ordine» (p. 332). Il logos, ormai al tramonto, è «esclusivo ed escludente», è mascolino, invece il Caos è «femminino» (pp. 333-334). Dugin afferma che «il logos non ci può salvare da quella situazione che egli stesso origina. Il logos non ci serve più, ora. Solo il caos pre-ontologico può darci un indizio su come superare la trappola della postmodernità» (p. 336).

Secondo Dugin per salvarci dobbiamo abbandonare il logos, «la cultura logocentrica», e andare «verso il caos» (cf. p. 337). Mentre il logos esclude ciò che non è logos, il caos è onni-inclusivo, include anche il logos, il logos è nel caos, il caos ha in sé il logos come la donna ha in sé il bambino da partorire… (cf. pp. 337-338). «Il caos è l’eterna natività dell’Altro, ossia del logos» (p. 338). Il logos zampilla dal caos, è ravvivato dal caos, dunque è «il logos caotico» (p. 338).

«Il caos può pensare. Dovremmo chiederle come fa. L’abbiamo chiesto al logos, ora è il turno del caos. Dobbiamo imparare a pensare con il caos e dentro il caos» (p. 338).
«Dovremmo esplorare altre culture, piuttosto che quella occidentale, per cercare di trovare esempi diversi di filosofie inclusive, di religioni inclusive, e così via. Il logos caotico non è solo un concetto astratto. Se cerchiamo con attenzione, possiamo trovare le forme concrete di una simile tradizione intellettuale in alcune società arcaiche, oltre che nella teologia orientale e in alcune correnti mistiche» (pp. 338-339).

Secondo Dugin «il caos è eterno», è sorgente di ogni invenzione… il logos non può esserci senza caos, muore come un pesce fuori dall’acqua (cf. p. 339).

«L’era astronomica che sta giungendo al termine è l’era dei Pesci, della costellazione dei Pesci» (p. 339).

Dugin si sta riferendo alla credenza New Age del passaggio dall’Era dei Pesci all’Era dell’Acquario?

Ancora Dugin: «Solo il caos e la filosofia alternativa basata sull’inclusività può salvare l’umanità e il mondo dalle conseguenze del degrado e del decadimento del principio esclusivistico che è il logos. Il logos è ormai giunto a scadenza, e resteremo tutti seppelliti tra le sue rovine se non facciamo appello al caos e ai suoi principi metafisici, e li usiamo come base per qualcosa di nuovo» (p. 340).

Non è difficile comprendere che la metafisica duginiana inneggiante al Caos («femmino») è davvero gnostica, rovescia il Logos (la Ragione), l’Uomo (non solo quello occidentale) e la Provvidenza di Dio. (continua)

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