La metafisica del Caos e il Soggetto Radicale di Aleksandr Dugin (1a parte)

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(P. Paolo M. Siano) Dopo l’articolo del Prof. Roberto de Mattei “George Soros e Alexander Dugin: due facce di una stessa medaglia?” (vedi qui), ho sentito l’esigenza di approfondire il caso Dugin anche perché alcuni intellettuali cattolici e amici di area tradizionalista guardano con entusiasmo al noto politologo e filosofo russo (vedi qui e qui) forse senza avere compreso i contenuti inquietanti del suo pensiero.

Come vedremo, nella sua essenza il pensiero duginiano non è affatto compatibile con la Fede Cattolica, a meno che non si sacrifichino i princìpi della logica umana e aristotelica, in particolare i princìpi di identità e di non-contraddizione. In effetti Dugin e i suoi discepoli ritengono necessario superare anche il logos e la logica aristotelica… Oltrepassando le certezze di Fede e Ragione, l’Uomo duginiano, o Soggetto Radicale, si sprofonda nella metafisica del Caos illudendosi così di giungere alla Luce, alla Nuova Era… Torneremo su questi punti, ma intanto il lettore può già intravedere tracce di mentalità gnostica e iniziatica…

Da alcuni anni il pensiero di Dugin è promosso e tradotto in Italia da AGA Editrice di Cusano Milanino (Milano) del Dr. Maurizio Murelli e anche da ambienti di Destra legati alla figura di Adriano Tilgher (vedi qui, qui, qui), in particolare il  periodico on-line Il Pensiero Forte (vedi qui, qui, qui, qui, qui).

Nel giugno 2019 Dugin fa un tour in Italia, tiene ben 11 conferenze in 10 giorni, cominciando da Roma (vedi qui).


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Anche Radio Radicale si è interessata a Dugin e ha postato il video del dibattito “Il Sole di Mezzanotte. Dall’Uomo differenziato al Soggetto Radicale” organizzato da AGA e registrato a Milano il 7 giugno 2019. Al dibattito: «Sono intervenuti: Maurizio Murelli (editore di AGA Editrice), Sergio Luppi (professore), Luca Siniscalco (professore), Andrea Scarabelli (vice segretario della Fondazione Julius Evola), Francesco Marotta (responsabile di GRECE in Italia), Aleksandr Dugin (politologo e filosofo)» (vedi qui).

Nel giugno 2018 viene postata su YouTube l’intervista di Lorenzo Centini, per “Il Pensiero Forte”, al Dr. Andrea Virga che è il curatore dell’edizione italiana del libro di Dugin “La Quarta teoria politica”. L’intervista postata è di soli 3 minuti e 17 secondi (qui). È logico pensare che l’opera curata dal Dr. Virga, molto stimato da “Il Pensiero Forte” (vedi qui), descriva oggettivamente e fedelmente vita e pensiero del filosofo russo.

Passiamo perciò al libro di Aleksandr Dugin “La Quarta Teoria Politica a cura di Andrea Virga, trad. di Camilla Scarpa, NovaEuropa Edizioni, Milano 2017.


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Evidenzierò in grassetto alcuni concetti e brani che ritengo importanti.

Nella premessa “Comprendere Dugin” (cf. pp. XV-LXXIV), Virga espone vita e pensiero del filosofo russo nato a Mosca il 7 gennaio 1962.

L’esoterista Julius Evola è «il principale maestro italiano di Dugin» (p. XV).


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Aleksandr Dugin, figlio di un tenente generale del servizio d’intelligence militare sovietico (cf. p. XVII), da giovane mostra «tendenze anticonformiste» e un’«attrazione verso le idee più distanti e scioccanti rispetto all’ortodossia marxista e materialista: l’occultismo e il nazifascismo» (p. XVIII).

Intorno al 1980 il giovane Dugin comincia a frequentare il Circolo Juzinski fondato dallo scrittore Jurii Mamleev (che nel 1974 emigra dall’URSS), il cui successore, Evgenji Golovin, fonda la setta “Ordine Nero delle SS” (cf. p. XVIII). Virga afferma che «secondo numerose testimonianze», le attività del circolo di Mamleev e Golovin si basavano «sul rifiuto delle convenzioni sociali sovietiche e russe», «sull’uscita dalla normalità» per «raggiungere uno stato di coscienza superiore» (p. XVIII) attraverso «consumo massiccio di alcolici», «droghe», «sesso», la lettura di autori come Guénon «e la pratica di rituali occulti di ogni tipo» (cf. p. XIX).

In quell’ambiente Dugin entra in contatto «con gli autori perennialisti e rivoluzioniario-conservatori che avrebbero avuto un ruolo cruciale nello sviluppo del suo pensiero radicalmente postmoderno» (p. XIX). Dugin legge e traduce autori stranieri, come ad esempio Evola. Nel 1982 Dugin è arrestato dal KGB perché detiene «letteratura sovversiva», ma conseguenze più gravi gli sono evitate dall’intervento del padre (tenente generale del GRU) che poi è trasferito all’amministrazione doganale (cf. p. XIX).

Nel 1986 Dugin entra nell’associazione nazionalista “Pamjat” che secondo Aleksandr Jakovlev (ideologo di Gorbacëv) era sostenuta dal KGB che in tal modo: a) controllava una parte del dissenso, b) creava agenti provocatori, c) ed esplorava nuove possibilità politiche in vista del plausibile crollo del comunismo (cf. p. XX).

Secondo Virga le «principali coordinate» del pensiero di Dugin sono «tradizionalismo, fascismo, Rivoluzione Conservatrice, euroasiatismo» (p. XXXV), e «l’autore tradizionalista che ha esercitato su di lui il maggiore ascendente è Julius Evola (1898-1974)» (p. XXXVII). L’Uomo evoliano deve «“cavalcare la tigre” della modernità senza farsene travolgere, praticando una sorta di nichilismo attivo» (p. XXXVII).

Virga spiega che «nell’esoterismo occidentale», come già nella «filosofia indiana», si distinguono la “Via della Mano Destra” (confessionale, teista, religiosa) e la “Via della Mano Sinistra” che «rigetta l’ortodossia religiosa e i suoi precetti in favore di una concezione olistica, relativista e panenteistica della realtà, all’interno della quale l’Io […] persegue liberamente […] il proprio cammino di crescita verso l’autodivinizzazione» (p. XXXVIII).

Apro una parentesi per precisare che già Evola descrive, e fa sua, la Via della Mano Sinistra che è la via del Tantrismo, della trasgressione morale e sessuale, è la via del dio androgino Shiva che distrugge per ricreare… (cf. J. Evola, Metafisica del sesso, Edizioni Mediterranee, Roma 20094, pp. 132-138, 151-160, 300, 309).

Torniamo al testo del Dr. Virga il quale afferma: «La prospettiva della Via della Mano Sinistra era abbracciata da Golovin e dai suoi seguaci, incluso Dugin» (Virga, op.cit., p. XXXVIII).

Virga afferma che la prospettiva politica di Dugin «è palesemente di matrice evoliana, piuttosto che guénoniana, dato l’evidente primato dell’azione sulla contemplazione. Più nello specifico, però corrisponde alla scelta descritta nel succitato Cavalcare la tigre, ovvero alla cosiddetta Via della Mano Sinistra. Questa via è sottesa a tutto il suo agire politico. La stessa ideologia del PNB [Partito Nazional-Bolscevico], del resto, si fondava sull’abbraccio tra ideologie radicali e apparentemente contraddittorie, come il fascismo e il bolscevismo, col fine dichiarato di creare un fascismo “puro” russo» (p. XXXIX).

Virga cita un brano di Dugin e commenta: «“I tempi della fine e il significato escatologico della politica non si realizzeranno da soli […] Se la Prassi della Quarta Teoria Politica non è in grado di realizzare la fine dei tempi, allora sarebbe inutile”. È solo con la fine dell’Età Oscura che si può tornare all’Età dell’Oro. Tuttavia, contrariamente alla visione perennialista, per Dugin, questa Fine va perseguita attivamente, pena l’infinito prolungarsi del Tempo e della Storia» (pp. XXXIX-XL).

Virga prosegue: «Naturalmente, agli occhi dei tradizionalisti, sia guénoniani che confessionali, queste posizioni sono erronee e pericolose. Ad ogni modo, se è innegabile la presenza di importanti divergenze, d’altro canto è altrettanto indiscutibile che la sua concezione metafisica e metapolitica appartenga a questa Weltanschauung, al di là delle deviazioni. La stessa natura paradossale del suo pensiero corrisponde ad una vera e propria metafisica del Caos (da lui rivendicata), che appartiene alla tradizione dell’esoterismo della Mano Sinistra, e concorda con la Postmodernità, caratterizzata da pensiero debole e società liquida» (p. XL).

Anche sul versante religioso Dugin sa “unire” gli opposti : «[…] D’altro canto, le sue posizioni filosofiche contrastano con una sincera adesione religiosa, ma non impediscono di riconoscere il ruolo sociale e politico delle religioni organizzate, in linea con il cesaropapismo ortodosso. Questo spiega la sua opzione per l’ala moderata dei Vecchi Credenti, la quale consente di tenere insieme il tradizionalismo liturgico con la fedeltà politica al Patriarcato di Mosca. Allo stesso modo, la sua opposizione al cattolicesimo nello spazio eurasiatico convive con il dialogo coi conservatori cattolici in Europa. Tuttavia, anche a un’analisi superficiale è evidente l’incompatibilità tra l’ortodossia cristiana e la sua Weltanschauung» (p. LII).

L’«atlantismo» è un male per Dugin (cf. p. LIII). Egli si oppone anche a Israele e tale opposizione è «di tipo geopolitico» (p. LIII).

Nel paragrafo “Problematiche della filosofia di Dugin”, Virga scrive: «Non si può negare che Aleksandr Dugin sia un autore complesso e contraddittorio, a volte apparentemente folle, se si manca delle corrette chiavi di lettura. Tende ad adattare i propri discorsi a seconda del mezzo e dell’uditorio, al punto che non è sempre chiaro quanto certe semplificazioni, perfino grossolane (ad esempio, l’infatuazione per Trump), siano pronunciate solo a fini retorici o denotino un’effettiva superficialità nell’analisi» (p. LVI).

Nel paragrafo “L’idealismo gnostico di Dugin” Virga mostra che Dugin elogia la Via della Mano Sinistra: «La prima problematica concerne la visione metafisica di Dugin, che è essenzialmente gnostica, ossia persegue la salvezza del mondo materiale attraverso una conoscenza superiore e illuminata (gnosis), frutto di un percorso personale, elitario, in quanto svincolato da fedi e morali. Il filosofo russo ha, da tempo, proclamato la sua adesione allo gnosticismo, identificato con la Via della Mano Sinistra. Quest’ultima – a differenza della Via della Mano Destra, considerata alloppiante, falsa e incapacitante –, attraverso la sofferenza e le esperienze più radicali e terribili, porta alla conoscenza e alla liberazione autentica dalla materia: “Colui che segue la Via della Mano Sinistra sa che un giorno l’imprigionamento finirà. La prigione della sostanza collasserà, essendosi trasformata in una città celestiale. La catena degli iniziati prepara appassionatamente un momento desiderato, il momento della Fine, trionfo della liberazione totale”» (pp. LVI-LVII).

Circa «questa via» (della Mano Sinistra), Virga afferma che Dugin la ribadisce nel suo saggio Metafisica del Caos (cf. Virga, op. cit., p. LVII). Secondo Dugin il “logos” che è «cifra del pensiero occidentale», è in crisi, non bisogna restaurarlo ma trascenderlo appellandosi al «Caos pre-ontologico» (cf. pp. LVII-LVIII). Ecco il commento di Virga: «È una posizione perfettamente consona alla Via della Mano Sinistra, ma del tutto impolitica» (p. LVIII).

Tra «le conseguenze filosofiche dello gnosticismo duginiano», Virga segnala: «Escatologismo, sul piano storico, che implica una visione di tipo messianico-apocalittica, per cui la Storia si avvia necessariamente in direzione della Fine dei Tempi, al di là della quale però non si intravede né un Paradiso ultraterreno né un ritorno ciclico all’Età dell’Oro» (pp. LVIII-LIX). (continua)

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