La mancata risposta di papa Francesco al problema del dolore

(di Cristina Siccardi) Papa Francesco è cosciente del dolore che provoca quando offre risposte laiche che inaridiscono religiosamente le anime? Più volte è accaduto in questi tre anni di suo governo della Chiesa. I suoi discorsi a braccio, le sue personali considerazioni appaiono avvelenate dal nichilismo filosofico e a buon mercato dei nostri apostati tempi. Così è avvenuto anche il 15 dicembre u.s., quando ha ricevuto, nell’aula Paolo VI, 20mila persone, fra malati e personale dell’Ospedale pediatrico Bambino di Gesù di Roma.

Nel dare resoconto di quell’udienza Avvenire ha titolato: «Il Papa: non c’è una risposta alla morte dei bambini», infatti, al semplice quanto non scontato, oggi come oggi, quesito di un’infermiera, «perché i bambini muoiono?», Francesco ha risposto in questi termini: «Io non ho una risposta, credo sia bene che questa domanda rimanga aperta». L’infermiera ha obiettato «Ma Padre, Lei non ha studiato teologia, non ha letto libri?», tuttavia il Papa non ha placato, con la saggezza della Chiesa, l’angosciante richiesta di aiuto spirituale di una donna che vede morire molti bambini in ospedale e ha detto: «Sì, ma guarda il Crocifisso: soffre, piange, questa è la nostra vita. Non voglio vendere ricette che non servono, questa è la realtà». In pochi attimi il Papa ha sbriciolato il patrimonio immenso della Chiesa.

La Chiesa, l’unica a dare risposta certa alla sofferenza e alla morte. Scriveva san Girolamo, Padre della Chiesa: «Ci rattristiamo per la morte di qualcuno: ma siamo forse nati per vivere eternamente qui? Abramo, Mosé, Isaia, Pietro, Giacomo e Giovanni, Paolo – il vaso d’elezione – e perfino il Figlio di Dio, tutti sono morti; e proprio noi restiamo indignati quando qualcuno lascia il suo corpo? (…) Piangiamoli. Sì, i morti; ma solo quelli che piombano nella gehenna, quelli divorati dall’inferno, quelli per i quali è acceso un fuoco eterno!» (Le Lettere, I, 39, 3, A Paola).

Gli Apostoli, tutto il clero di tutti i tempi, tutti i Pontefici hanno sempre saputo perché i bambini muoiono, lo sapeva anche Adamo, il primo uomo, come spiega san Crisostomo: «Dio volle anzitutto che il cuore dell’uomo fosse dominato dal terrore della morte, che questa gli apparisse come qualcosa di pauroso. Per questo fece che in primo luogo morisse Abele, affinché Adamo, che lo avrebbe seguito, imparasse da quella scena cosa sia la morte, quanto dura e opprimente (…) vide la morte dominare in un altro corpo, in quello di suo figlio, e così conobbe con più forza ed esattezza l’enormità del castigo (…) Dio volle (…) che il primo uomo che morì fosse precisamente un giusto (…) Come il peccato è l’alimento della morte, così la giustizia è la distruzione e l’annientamento della morte. Per questo Dio volle che il primo a morire fosse un giusto: in tal modo fin dall’inizio volle annunziare, volle risvegliare la speranza, volle dimostrare che non era stato stabilito per la nostra stirpe di restare sempre nella morte» (Omelia sulla traslazione delle reliquie dei martiri). Queste non sono “ricette”, sono gemme di sapienza divina, sono verità che la Chiesa ha sempre sostenuto, custodito e trasmesso. Il peccato originale è causa di sofferenza e di morte. Cristo, il Giusto per eccellenza, ha vinto il peccato, soffrendo e morendo in Croce. Tuttavia l’azione redentiva è permessa anche ai giusti della terra. Ben lo sapevano i Beati Francisco (1908-1919) e Jacinta de Jesus (1910-1920) Marto.

Lo scorso 17 dicembre, compleanno del Papa, la Santa Sede ha annunciato il viaggio del Pontefice a Fatima il 12 e 13 maggio 2017. E proprio Fatima ci ricorda che morirono due veggenti bambini. Perché se ne andarono prematuramente? La domanda non è aperta, ma chiusa. Francisco amava il silenzio e non mancava occasione per mortificarsi con atti di eroismo. Dopo le apparizioni di Maria Santissima annunciatrice, qualora gli uomini non avessero cessato di offendere Dio, dei castighi divini Francisco non ebbe più nessun interesse di tipo terreno.

Una volta la cugina Lucia gli domandò se preferisse consolare il Signore oppure convertire i peccatori ed egli rispose che desiderava innanzitutto consolare il Signore e poi convertire i peccatori, affinché non lo offendessero più. Ai tre bambini di Fatima fu concesso di vedere la gehenna. Quella spaventosa conoscenza sensibile intensificò la volontà dei veggenti di salvare anime. Spesso Francisco spariva durante il giorno, lo trovavano poi in ginocchio dietro ad un muro o ad una siepe in atto di orazione, triste a causa dei tanti peccatori. Pensando alla promessa di Maria Vergine di portarlo presto in Cielo, gioiva dicendo: «Lassù almeno potrò meglio consolare il Cuore di Gesù e di Nostra Signora».

La fede dominava i pensieri, le parole e le azioni dei tre bambini di Fatima. Nel 1919 anche il Portogallo, come il resto d’Europa, venne flagellato dalla “Spagnola”. Francisco e Jacinta caddero ammalati. Un giorno quest’ultima mandò a chiamare Lucia urgentemente e le disse: «La Madonna è venuta a vederci; dice che verrà molto presto a prendere Francisco per portarlo in Cielo. E a me chiese se volevo convertire ancora altri peccatori. Le dissi di sì. Mi disse che andrò in un ospedale, che là soffrirò molto. Che soffrissi per la conversione dei peccatori, in riparazione dei peccati contro il Cuore Immacolato di Maria, e per amore di Gesù. Le domandai se tu verrai con me. Disse di no. È questo che mi costa di più. Disse che la mamma mi porterà là, ma poi vi resterò da sola!» (Prima memoria, in A.M. Martins s.j., Documentos. Fátima, L.E. Rua Nossa Senhora de Fátima, Porto 1976, p. 71). Fu esattamente così. E tutte le loro sofferenze e la morte di Francisco e di Jacinta vennero offerte al Signore, al Cuore Immacolato di Maria per i peccatori e per il Papa, come più e più volte lo ricorda Lucia dos Santos.

I dolori e la fine della vita terrena di tanti innocenti rendono meno ingiusta l’ingiustizia e la cattiveria degli uomini, compresi quelli di Chiesa, e salvano moltissimi dall’Inferno, così come possono anticipare la beatitudine del Paradiso alle anime purganti. I sacrifici dei puri costituiscono il forziere del tesoro dell’azione riparatrice e corredentrice: mediante Cristo e con Cristo contribuiscono a liberare i peccatori. Dunque «Preziosa è agli occhi del Signore la morte dei suoi santi» (Sal. 115, 15).

Afferma invero sant’Agostino: «Cosa infatti è più prezioso della morte per la quale tutti i delitti vengono rimessi e i meriti aumentano a cumuli? (…) Così la preziosa morte dei santi – ai quali, con tanta grazia, precedette e per i quali fu pagata la morte di Cristo, così per guadagnare lui essi non dubitarono di abbracciare la propria morte – ha dimostrato come ciò che era stato costituito pena del peccato, può essere usato in modo da trarne un più ricco frutto di giustizia (…). La morte, quando i moribondi la soffrono, quando essa li priva della vita, non è un bene per nessuno, ma si sopporta lodevolmente per mantenere o ottenere un bene. Ma (…) è un male per i cattivi e un bene per i buoni. Infatti, separate dai loro corpi, le anime dei pii sono nella pace, quelle degli empi pagano la loro pena, fino a quando i corpi risorgeranno, dei primi per la vita eterna, dei secondi per la morte eterna (…)» (La città di Dio, 13, 6-8).

Se la domanda dell’infermiera del Bambino Gesù non ha potuto ottenere un riscontro soddisfacente da papa Francesco, dalla Chiesa di sempre lo può avere e in maniera certa ed esaustiva. Mai, nella storia dell’umanità, l’infanzia è stata calpestata e crudelmente assalita come in questi tempi, presentando multiformi e raccapriccianti realtà: il genocidio dei bambini mai nati, uccisi legalmente per mano delle loro madri e di medici criminali; la cultura occidentale che sfregia e sporca l’innocenza con la sua pornografia, il suo turpiloquio, la sua amoralità negli usi e nei costumi sfidante le leggi del Creatore; l’apostata civiltà che si accanisce sui propri figli, lacerando la loro affettività genitoriale perché divisi fra famiglie divise; l’Europa rinnegatrice delle proprie radici cristiane che travia il naturale percorso delle due distinte sessualità, femminile e maschile, favorendo nei minori squilibri e scompensi psicologici di spaventosa portata.

Attraverso tutta questa povera e martoriata infanzia negata, sia in corpo che in spirito, e grazie ai silenti sacrifici dei Santi di Dio, possa Nostra Signora di Fatima illuminare un Sommo Pontefice che, annaspando nel confuso pensiero secolarizzato e relativista, non riesce né ad evangelizzare, né a confermare i fedeli nella Fede. (Cristina Siccardi)

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